*Saint*
Ritornai a casa con l'immagine orrenda di due labbra che si sfioravano e non erano le mie con quelle di Zee.
Il primo incontro che speravo ci fosse tra noi era sfumato via.
Mi sentivo un guscio vuoto, crudelmente sviscerato.
L'alcool non era più abbastanza, non riusciva più a colmare.
Avevo dei momenti in cui pensavo che dovevo solo andare avanti, dimenticare ma mi mancava e l'amavo.
Avevo dei momenti in cui pensavo che era solo uno stupido amore, sarebbe passato ma mi mancava e l'amavo.
Avevo dei momenti in cui mi mancava, l'amavo e ... basta.
Tutte le notti le passavo alzando la musica e bevendo nella fottuta stanza della mia casa, in quelle quattro mura che avevano visto i nostri baci, i nostri abbracci ed ora il nulla.
Altre sere le passavo nel totale abbandono al dolore, mi lasciavo a lui, acconsentivo che le tenebre mi avvolgessero fino al sopraggiungere del sonno, speravo, spesso, di morirci perché ogni volta che arrivavo nella dimensione del sogno le immagini di Zee che faceva l'amore con un'altra persona, con Bas, che gli prendeva la mano, che gli dava da mangiare e lo curava, ogni santa volta mi svegliavo in preda alla convulsioni e le grida.
Gridavo nel sonno.
Era un tormento.
Mi svegliavo con le lacrime agli occhi, senza voce, con tutte le sigarette e l'alcool che avevo assunto la sera precedente accanto a me.
Le sigarette erano della sua marca preferita.
Fumava ancora? Non lo sapevo.
Tutto sembrava appartenere ad un'altra vita, come se niente fosse esistito in questa.
Zee io e te non eravamo reali?
Non c'eravamo promessi qualcosa nel nostro silenzio sulla spiaggia?
Zee non ti ricordi di me? Sono qui, e se davvero non riesci a ricordare guardami, guardami ti prego.
Piansi per innumerevoli motivi che neanche riuscivo più a tenere a mente, ogni giorno, ogni settimana mi perdevo sempre di più.
Chiamai Harry per dirgli di non accettare da parte mia nuovi lavori, non mi reggevo in piedi figuriamoci fingere di sorridere.
Non me ne fotteva un cazzo delle sue grida al telefono, tanto non erano forti quanto quelle dentro di me.
*Zee*
Io e Bas iniziammo a lavorare insieme oltre che vivere sotto lo stesso tetto, sembrava che ci fossimo cuciti la felicità addosso.
Ero felice perché potevo passare tutta la giornata con lui senza dover per forza trovare scuse per vederci anche di mattina.
Non mi bastava mai, volevo sfruttare ogni momento da dedicare a noi.
Fu il periodo più bello della mia vita, e finalmente lo portai ad un appuntamento.
Peccato che le foto di noi abbracciati e che ci baciavamo uscirono su tutti i social.
Ai nostri manager non poteva far altro che piacere ma a me no.
Mi sentivo privato di portare il mio ragazzo in giro, di potergli fare un regalo o un gesto.
Usciva immediatamente tutto sui giornali di gossip, eravamo costantemente pedinati.
Zee: che ne dici se torniamo al mare il prossimo weekend?
Mi guardò mentre era intento a sporcarsi con il gelato.
Quel bacio al gusto di lamponi e cioccolato misto al sapore delle sue labbra era solo nostro visto che misi il cappellino nero con visiera, che ero costretto a portare, davanti per non farci vedere.
Bas: ci tornerei anche subito, con te.
Bas non ebbe premura di coprirsi perché si alzò e venne direttamente tra le mie braccia fiondandosi sulle mie labbra.
Bas: allora è deciso.
*Saint*
Ero confinato nel mio letto quando innumerevoli tag entravano in tendenza su Twitter. C'erano ancora persone che speravano e credevano nella "ZeeSaint" continuando a taggarmi in eventi, foto e parti della serie in cui ero con Zee e poi? E poi c'era la nuova ship "ZeeBas".
Passavo ore su quell' hashtag e le nuove foto che venivano caricate ogni secondo mi piantavano una nuova coltellata nei pensieri.
Non so perché, non so neanche come ma riuscii ad alzarmi, riuscii a farmi una doccia, a vestirmi e ad uscire di casa.
Era la notte del 1 marzo, forse la notte che mi avrebbe finalmente cambiato la vita.
Non sapevo se era egoismo, se era perché volevo un minimo farlo stare male quanto ci stavo io, se era perché mi mancava da non riuscire ad inalare l'aria ma mi i miei piedi mi portarono al 1 piano del condominio di Zee.
Fuori la porta c'era il suo cognome in lettere dorate.
Mi veniva da vomitare per l'ansia.
Camminai avanti e indietro in quel corridoio per un lasso di tempo incerto, passi lenti e pesanti tra i quali mi accesi una sigaretta e poi un'altra ancora.
Le ginocchia mi tremavano, sentivo il cuore letteralmente in gola avrei potuto sputarlo da un momento all'altro, lo stomaco sottosopra, la mente che non riusciva a creare un solo pensiero coerente.
Accarezzai la porta come avrei voluto fare con il suo viso.
Gli occhi mi si riempirono di lacrime che scacciai, facendoli così diventare venati di capillari rossi.
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Non esiste il grigio.
FanfictionLa storia è in fase di revisione, i capitoli verranno pubblicati una volta a settimana sulla piattaforma Ao3 in inglese e successivamente li passerò su wattpad. "Se dovessi descrivere la nostra storia in una parola? Beh, non credo sia possibile, ma...
