Capitolo 6. Un bicchiere mancante.

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*Saint*
Zee continuava a mostrarmi se stesso, in tutti i modi possibili.
Lui era il ragazzo sbadato, capace a farsi male con niente, dolce.
Quando intrecciò la sua mano nella mia, non so spiegare cosa provai, come si descrive la felicità?
Una morsa mi prese allo stomaco, ero stracolmo senza aver mangiato nulla. Ah, quelle erano le famose "farfalle allo stomaco"? Che schifo.

Non ebbi bisogno di toccare quelle bottiglie, né quel giorno, né i giorni seguenti perché iniziai ad affidarmi, a consegnarmi a lui.
Sapevo che non potevo farlo a lungo, mi concessi solo un breve periodo.

Come quando ti mettono davanti la torta più gustosa al mondo, te ne danno un pezzo, e poi te la tolgono. Non ne vorresti di più? Sempre di più? Ti sentiresti soddisfatto con un solo boccone?
Cercavo di convincere me stesso che, anche se poco, andava bene, doveva andare bene.
"Meglio di niente", che pensiero da sfigato.

Attraversare il paradiso per tornare all'inferno, che prospettiva allettante.

Ogni volta che lo chiamavo non si rifiutava mai di incontrarmi, anche solo per andare al bar sotto casa, sedersi e guardarsi.
Niente di più speciale, si era creato qualcosa che volevo proteggere con tutto me stesso.
Ero molto egoista, volevo che Zee stesse con me per farmi stare bene, per la mia felicità.
Quando mi era vicino, quando mi prendeva in giro, quando anche solo mi sfiorava la mano per sbaglio, mi sentivo appagato.
Imparai come prendeva il caffè, quanto zucchero metteva (se continuava così il diabete non glielo toglieva nessuno), come si spostava i capelli quando gli davano fastidio, i miei giorni erano colmi di lui, avevo trovato la mia dimensione.

Le riprese incominciarono e io non negavo la mia felicità, facendo finta di essere emozionato dal progetto, quando la realtà era che finalmente potevo stare intere giornate con Zee senza trovare scuse.

*Zee*
Dire che mi tremavano le gambe dall'emozione era un eufemismo bello grosso. Era la mia prima scena, il mio primo bacio da attore, la mia prima volta su un set con 70 persone che mi guardavano mentre ero in intimità con qualcuno.
Non riuscivo a sbloccarmi e ripetemmo la scena 12 volte. Ridevo ogni volta che Saint mi si avvicinava al volto, lui capì che era una risata nervosa e mentre gli altri erano intenti a fare una pausa mi sussurrò all'orecchio qualcosa..

Saint: non è facile per nessuno la prima volta, perché non ritorni con la mente al casting?

Anche la tredicesima sembrava presentarsi come un fiasco imminente, ma lui appoggiò la mano sulla mia gamba, come a volermi incoraggiare, sentire il suo appoggio era importante per me, si fidava del mio operato come attore, era lì a dirmi che sarebbe andato tutto bene, e così andò.

Per buon auspicio, dato l'inizio delle riprese, tutta la crew e gli attori principali furono invitati dal regista ad una cena insieme, quella stessa sera. Ero stravolto e stanco psicologicamente non potevo reggere ancora, infatti fu Saint a costringermi.

Saint: È come un rituale! Non puoi mancare, sei il protagonista, se non vieni con le tue gambe, te le spezzo.

Zee: è una minaccia piccoletto?

Saint: tu che dici?

Ero titubante, il mio sesto senso mi avvertiva che non sarebbe stata una serata semplice da affrontare per me.

*Saint*
Ero felice.
Il lavoro andava bene, finalmente.
Avevo un ottimo rapporto con Zee che andava oltre, eravamo come fratelli.

Tutto filò nel verso giusto fino a quando nel nostro ristorante non entrò Perth, accompagnato da non una, ma tre belle ragazze.
Quella visione distorse tutta la mia felicità, se ne avessi avuto l'occasione me ne sarei andato senza neanche pensarci due volte.
Non avvicinarti, non farlo, non venire al mio tavolo.

Perth: Buonasera a tutti bella gente, vi state divertendo? (Gigno)

Ma chi cazzo sei per intrometterti in una discussione che non ti riguarda?

Regista: chi non muore si rivede! Che piacere, mi sa che tu ti stai divertendo più di noi ehhh? Vecchia volpe!

Perth: l'hai detto tu non io..

Mi sentii mancare la terra sotto i piedi.
Sprofondare in un burrone.
Annegare in acque gelide.
Vederlo mi suscitò disgusto, respirare la stessa aria di una blatta schifosa come quella mi faceva venire voglia di togliermi la vita.
Sentimenti contrastanti emersero nel mio cuore, conoscevo un solo modo per svuotarlo.
Quando se ne andò, non potei fare a meno di seguirlo con lo sguardo, anche se tutto il mio corpo si rifiutava, c'era una parte di me che ancora.. non voglio neanche dirlo.
Iniziai a bere molto di più, ma aspettavo di tornare a casa per farlo come si deve.

*Zee*
Sapevo che era successo qualcosa tra quei due, sono sempre stato informato su Saint. Perth era il suo ex compagno, avevano fatto ben due serie insieme ma non si è mai saputo, tra i fan, il motivo della rottura della loro collaborazione lavorativa.
Non potei fare a meno di vedere la scena e ribollire per la reazione di Saint.
Strinse la mano in un pugno, vedevo le vene pronunciate dallo sforzo, ma non potevo percepire il suo sguardo.
D'istinto mi veniva da toccarlo, per dirgli con il mio corpo "io ci sono", ma non erano affari miei, almeno così mi fece sentire quella situazione, impotente.
Cosa ne potevo sapere del loro rapporto?
Mi resi conto che tra di noi c'era una distanza abissale, desideravo con tutto me stesso che si accorciasse, ma ero un estraneo per Saint.

*fuori dal ristorante*

Saint: ritorno alla compagnia, ho lì il mio motorino, ci si vede.

Mi disse queste parole con un tono glaciale e distaccato, mi fece venire i brividi. Voltò le sue spalle insolitamente grandi per la sua statura e si incamminò, senza darmi la possibilità di rispondergli.

Zee: puoi guidare? Non sei ubriaco?

Si fermò per parlare ma non si voltò, e senza avere contatti con me mi rispose come non potevo immaginare.

Saint: Non abbastanza.

Se non l'avessi seguito cosa sarebbe successo? Non oso pronunciare i pensieri che vagarono nella mia mente.

Lo vidi barcollare verso la sua moto, appoggiandosi ora ad una macchina ora all'altra, tossendo, sul punto di vomitare.
Decise di non mettersi neanche il casco e di scaraventarlo per terra, non riusciva ad infilare nemmeno la chiave di accenzione.

Zee: Ma che cazzo, vuoi morire ?

Non potevo restare a guardare mentre tentava di uccidersi, e per cosa poi? Non era chiaro.

Saint: spostati e vattene.

Lo presi per un braccio e lo trascinai con forza lontano dalla sella di quello che era un biglietto omaggio per l'ospedale.

Zee: guardami, dio santo, GUARDAMI.
avevi detto che eri in grado di tornare da solo, che non eri ubriaco.

Saint si liberò come una bestia furente dalla mia presa, mi afferrò il collo della maglietta con entrambe le mani.

Saint: Ti. Ho. Detto. Che . NON LO SONO ABBASTANZA.

Fu lì che mi guardò finalmente.
Gli scese una lacrima a causa della rabbia, che io non potei fare a meno di asciugare.

Zee: andiamo.

Scriverlo mi ha messo molta ansia, spero che le emozioni vi arrivino tutte! Buona lettura!

Scriverlo mi ha messo molta ansia, spero che le emozioni vi arrivino tutte! Buona lettura!

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