~CAPITOLO DICIASSETTE~

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Trovato il lavoro andammo all'accademia a dire a Elisabeth della mia scelta. Su una delle due poltrone all'ingresso c'era Jane con il cellulare in mano.
"Ehi, dove sei andata stamattina? Non hai nemmeno fatto colazione" -Jane
"Sono andata a vedere l'appartamento dove andrò a vivere tra poco, regalo suo" -Io indicando Mel
"Te ne vai?" -Jane
"Si, ma continuerò a frequentare i corsi. Dov'è Elisabeth? Devo ancora parlarle" -Io
"Non l'ho vista" -Jane
"Aspetto qui con Jane" -Mel sedendosi sull'altra poltrona
Bussai alla porta dello studio di Elisabeth ma lei non c'era. Andai un po' in giro per l'edificio, non sapendo dove fosse. Chiesi alla signora che controllava l'ingresso ma non sapeva niente. Salii di sopra. Nelle grandi sale non c'era. Passando nel corridoio della mia stanza la vidi. Le andai incontro chiamandola.
"Ciao Dana, serve qualcosa?" -Elisabeth
"Devo parlarle di una cosa" -Io
Mi condusse nel suo studio e chiusi la porta alle mie spalle. Si sedette sulla sua sedia girevole dietro la scrivania aspettando che parlassi. Mi sedei anch'io.
"La mia amica ha comprato un appartamento qui a Londra in modo da passare più tempo insieme a me. Quindi io andrò a vivere con lei per non lasciarla sola" -Io
Ci fu un attimo di silenzio che a me sembrò un'eternità. Non avrebbe detto di no, o forse si..
"Va bene" fu la sua risposta.
"Ma dovrai continuare a prendere lezioni, devi Dana. Hai un grande potenziale, sfruttalo perché in questa accademia ne hai la possibilità. Un giorno potresti diventare qualcuno se continui così e avrai un pizzico di fortuna dalla tua parte" -Elisabeth
Rimasi senza parole. Non era una persona che faceva spesso complimenti ma quello che aveva appena detto era davvero bellissimo.
"Continuerò sicuramente. Oggi alle 3 pm ci sarò e ci sarò sempre. Non posso smettere con la danza, non ne avrò mai abbastanza. Grazie mille" -Io
Mi sorrideva e vedevo, dall'espressione dei suoi occhi dietro gli occhiali, che aveva apprezzato la mia risposta. Infondo era quello che pensavo. La luce del sole di aprile entrava dalla finestra illuminando la scrivania e le sue mani che giocavano con una penna.
"Alle 3pm, nella solita sala" -Elisabeth
"Può contarci" -Io sorridendo
Uscii dall'ufficio e feci segno a Mel che era andato tutto bene. Mi raggiunse e andammo in camera a prendere le mie cose. Aprii per l'ultima volta quella stanza 97 e buttai la chiave sul letto di Alexia. Tirai fuori la valigia da sotto il mio e la aprii. Mel stava seduta sul mio letto a guardare. Aprii l'armadio e iniziai a piegare e a mettere dentro la valigia i miei vestiti. Nascosi il foglio con gli autografi dei ragazzi tra le magliette; glielo avrei dato dopo il trasloco. Chiusi la valigia e scendemmo. Salutai Jane ed Edward e uscimmo. Prima di andare a casa ci fermammo a mangiare due pezzi di pizza.
"Non posso credere di aver comprato un appartamento a Londra con la mia migliore amica" -Mel
"Sembra un sogno. Mi sei mancata così tanto" -Io
Prendemmo l'autobus che ci lasciò sul lungo viale costeggiato da appartamenti tra cui il nostro. Riuscivo a riconoscerlo solo per il canestro appeso alla parete. Mel tirò fuori la chiave e aprì la porta.
"Nel vaso qui sul mobile c'è la tua chiave, prendila" -Mel
Presi la chiave e la misi in borsa in modo che non l'avrei dimenticata. Chiamai mia madre.
"Tesoro, come stai? Ti piace l'appartamento che ha preso Melody?" -Mamma
"Si mamma, è bellissimo, grazie. Stamattina abbiamo trovato lavoro e continuerò con i miei soldi, non voglio dipendere sempre da voi" -Io
"Hai fatto benissimo a cercare lavoro, ma a noi fa piacere aiutarti. Se dovesse servire, sai che puoi contare su di noi. La danza?" -Mamma
"L'insegnante mi ha detto poco fa di non smettere mai perché, secondo lei, ho un grande potenziale che devo far crescere e lei può aiutarmi" -Io
"È bellissimo Dana, sono così contenta della mia piccola ballerina, tua nonna ne sarà soddisfattissima" -Mamma
"Si, dopo la chiamo. Ciao mamma, saluta anche papà, grazie" -Io
Posai il cellulare e andai a bere un bicchiere d'acqua, poi tornai da Mel che stava sdraiata sul divano a vedere la televisione.
"Porto la valigia in camera" -Io prendendola
Percorsi tutto il corridoio e aprii la porta della mia nuova camera. Misi la valigia accanto all'armadio e mi lasciai cadere a faccia in giù, sul letto. Ero davvero contenta di avere Mel con me. Mi alzai, presi le lenzuola e feci il mio letto.
"Mel fatti il letto che poi stasera non ti va e io non ti ospito nel mio!" -Io
"Tranquilla, non sarò stanca!" -Mel
Presi il foglio con le firme dalla borsa e glielo diedi.
"C-cosaa! Me l'hanno scritto loro? Non ci credo! Grazie Dana, grazie. Oddio!" -Mel
Se ne andò in camera sua tenendo il pezzo di carta in mano. Lo mise sul comodino, vicino alla lampada.
Uscii fuori casa perché avevo sentito alcuni bambini che stavano giocando a basket. Avranno avuto dai 10 ai 13 anni.
"Sentite, ci siamo appena trasferite e non vogliamo rumori" -cazzata- "quindi andate via, grazie" -Io
Mi guardavano e non sapevano che dire. Forse ero stata troppo dura per dei ragazzini di quell'età.
"Facciamo così, un giorno di questi organizziamo una partita, ok? Però prima dovete lasciarci il tempo per sistemarci. Tornate a cercarmi tra qualche giorno" -Io
Ora mi guardavano con un sorriso stampato in faccia. Mi salutarono e se ne andarono. Tornai dentro e chiusi la porta.
"Quindi farai una partita con i mocciosi?" -Mel
"Si, almeno per un po' ci lasceranno in pace" -Io
"Quando inizi a lavorare?" -Mel
"Domani mattina. Meno male che mi sono accordata con il direttore per non influire con gli orari di danza. Tu?" -Io
"Oggi pomeriggio dalle 4 alle 6. È solo una prova" -Mel
Si erano fatte le 2.30pm e andai a prendere il borsone per danza.
"Allora ci vediamo stasera" -Io
Presi la chiave e la misi nella tasca del borsone e uscii, lasciando Mel sul divano a vedere un episodio di Gossip Girl. Era ancora presto così decisi di andare a piedi. Misi le cuffiette e feci partire 18. Il leggero vento primaverile mi accarezzava le guance e istintivamente abbassai la testa sprofondando nella sciarpa. Le canzoni passavano ed ero già arrivata al centro di Londra. Presi per una via e mi ritrovai davanti la scuola. La grandezza di quell'edificio avrebbe spaventato chiunque. Entrai e mi diressi nella sala. Edward mi salutò venendomi incontro e io posai il borsone per terra.
"Dov'è Jane?" -Io
"Non è ancora scesa" -Edward- "Com'è la casa?"
Mi tolsi le scarpe e mi sedei sul parquet.
"È davvero bella. Non è grandissima ma va bene così. Ha anche un canestro per fare qualche tiro. Quando vuoi vieni a trovarmi e ci facciamo due lanci" -Io
Presi le mie punte rosa e le misi ai piedi.
"Perfetto così mi insegni qualcosa" -Edward
Entrò Elisabeth seguita da Jane e lezione iniziò. Quelle dure quattro ore passarono e mi tolsi immediatamente le punte perché mi facevano malissimo i piedi. Si erano fatti dei tagli sui piedi, ma non era la prima volta. Presi un pezzo di garza che avevo nella borsa e la misi intorno ai piedi, fasciandoli. Misi le scarpe, chiusi il borsone e mi alzai. Facevano malissimo, era come se stessi camminando su dei chiodi.
"Che succede?" -Jane
"Niente, mi fanno male i piedi" -Io
"Dana, vieni un attimo nel mio studio" -Elisabeth uscendo dalla sala
"Ci vediamo domani Jane" -Io
Avevo il fuoco sotto i piedi, non sapevo come camminare. Strinsi i denti e feci un passo dopo l'altro fin dentro lo studio. Mi sedei tirando un sospiro, non tanto di sollievo perché avrei dovuto camminare ancora un po' fino alla fermata del bus.
"Eccomi" -Io
"Questa è la dieta che dovrai seguire. Finché stavi qui la mensa ti dava la dieta ma ora devi seguirla da sola" -Elisabeth porgendomi il foglio
Lo guardai un attimo e lessi la colazione: frutta, cereali e un bicchiere di latte o tè. Sicuramente non sempre l'avrei seguita, non avrei potuto. Non ero una ragazza che ingrassava subito se saltava quello schifo di dieta, fortunatamente.
"Grazie.. Quindi stasera dovrei mangiare.. Insalata e carne al forno o alla griglia o bollita?" -Io
Cosa ci avrei fatto con quel poco di cibo dopo quattro strazianti ore di danza?
"Esattamente e aggiungi anche un frutto, se vuoi" -Elisabeth
"Posso andare?" -Io pensando alla strada che avrei dovuto percorrere
"No, devo darti anche un'altra cosa, adesso che ci penso" -Elisabeth guardando dei fogli- "eccolo! Qui ci sono gli orari delle lezioni"
"Cerco di esserci a tutti, anche se in questi giorni dobbiamo finire di sistemare la casa" -Io
"Tranquilla, per questa settimana chiudo un occhio" -Elisabeth
"Grazie" -Io alzandomi lentamente
"Bene, ancora qualche centinaio di metri, Dana, e poi finirà tutto" mi dicevo. Erano 2 mesi che non mi succedeva e il dolore era lo stesso di sempre. Salutai Tina, la signora all'ingresso e uscii. Si era ormai fatto notte e faceva più freddo. Scesi quei cinque scalini e mi diressi alla fermata. Salii sul bus. Avevo sempre preferito gli ultimi posti ma stavolta mi mancava la volontà di camminare, così presi quello più vicino alla porta. Dopo 10 minuti arrivai a destinazione, mancava solo qualche metro e niente o nessuno mi avrebbe impedito di passare la serata sdraiata.
"Arrivederci" -L'autista aprendo la porta
"Arrivederci, grazie" -Io
Il viale era illuminato solo dalla luce bianca dei lampioni che costeggiava la strada. Eravamo le uniche, insieme ad altre 2 famiglie, ad aver comprato un appartamento lì. Era molto tranquillo lì e mi piaceva per questo. Presi la chiave ma nel tempo stesso in cui la stavo inserendo nella fessura, la porta si aprì.
"Ti ho sentito arriv.." -Mel
Le diedi il borsone e non la feci nemmeno finire di parlare.
"Oh, ma grazie. Come primo giorno di convivenza mi sembra un ottimo regalo. Vuole che le massaggio anche i piedi, padrona?" -Mel
"Non sarebbe male come idea, sono distrutti" -Io ridendo
Chiusi la porta e andai in cucina. Presi una bacinella e la riempii d'acqua e sale, la posai davanti al divano e mi sdraiai.
"Non mi sembra vero. Sappi che non mi alzerò per niente al mondo" -Io togliendomi le scarpe e le bende dai piedi
"Mio Dio, sono distrutti" -Mel guardandoli
"Com'è andata a lavoro? Ti piace?" -Io mettendo i piedi nell'acqua tiepida
"Sisi, mi hanno dato una maglietta da usare tutte le volte che vado lì" -Mel mostrandomela
Era bianca, con le maniche blu e sul petto aveva stampato il logo del negozio.
"Tra qualche giorno aggiungeranno anche il mio nome. I dipendenti sono tutti giovani e simpatici, li ho già conosciuti e mi hanno aiutato oggi. Ah, ho comprato qualcosa da mangiare per stasera, poi domani andiamo a fare la spesa più grande" -Mel
"Cosa hai preso?" -Io
"Carne, verdure, patatine, cocacola e uno di quei sughi già pronti" -Mel
Mi sporsi dal divano e presi il foglio della dieta dalla borsa.
"Bene, stasera devo mangiare.. carne e insalata" -Io
"Ci penso io, per stasera. Tu resta qui" -Mel accendendo la televisione
Andò in cucina e si mise all'opera. Presi il cellulare ed entrai un po' su Twitter, poi chiamai mia nonna.
"Ciao nonna, come stai?" -Io
"Bene e tu?" -Nonna
"Anch'io" -Io
Le raccontai dell'appartamento e di quello che mi aveva detto Elisabeth riguardo la danza. Improvvisamente non disse più niente.
"Nonna?" -Io
"... .." -Nonna
"Stai piangendo?" -Io
"Sono così orgogliosa di te, sapevo che saresti andata a Londra e so che diventerai qualcuno e, se sarò ancora viva, un giorno ti vedrò in televisione a danzare per un gran pubblico. E io griderò a tutti che sei mia nipote, la stessa nana che mi mostrava i suoi primi passi di ballo sul tappeto del salotto all'età di tre anni, e potrò dire che sono sempre stata orgogliosa della mia piccoletta" -Nonna
Una lacrima uscì da sola dal mio occhio. Amavo troppo quella donna, era importantissima per me. È solo grazie a lei se ballavo ancora e se avevo quella voglia di lottare.
Mel corse davanti alla televisione attirando la mia attenzione. Muoveva la bocca ma non emetteva suoni. Le chiesi, nello stesso modo, cosa voleva. Ma non riuscivo a capirla. Gesticolava in modo assurdo. Iniziai a ridere al telefono con mia nonna.
"Scusa nonna, devo lasciarti perché c'è Mel che sta dando di matto AHAH, ciao" -Io
Posai il cellulare sul divano e la guardai.
"Sta dando di matto? Ho messo la carne al forno e ho acceso ma ha iniziato a fare un rumore strano, senti" -Mel
Ci fu un attimo di silenzio. Poi corsi in cucina nonostante il dolore ai piedi. Mel mi raggiunse. Spensi il forno e lo riaccesi nel modo giusto.
"Non usare mai più il forno. Se ti serve, te lo accendo io. Sei pericolosa" -Io ridendo
"Va bene, mamma" -Mel
"Se saltavamo in aria, addio casa nuova" -Io
"Non mi ci far pensare" -Mel

Il giorno dopo mi svegliai alle 7am per andare a lavoro. Mi feci una doccia e mi misi una camicia e un paio di jeans. Entrai nella stanza di Mel. Stava ancora dormendo.
"Mel... Ehi.. Devi andare a lavoro?" -Io
"Cosa? Davvero?" -Mel alzandosi di scatto
"Era una domanda" -Io ridendo
"Ah.. Si, ma tra due ore. Ho la sveglia" -Mel rimettendosi giù
Presi la borsa e ci misi dentro la chiave, il cellulare, le cuffiette e il portafogli. Mi precipitai al negozio; non potevo permettermi di arrivare in ritardo il primo giorno di lavoro. Così arrivai con 20 minuti di anticipo.
"Dana Kelly?" -x
"..Si" -Io
"In perfetto anticipo. Io sono Jade, la proprietaria del negozio, piacere" -Jade dandomi la mano
Quella mattina la passai ascoltando Jade ripetermi mille volte il regolamento e le cose che avrei dovuto fare nei prossimi giorni. Andai a danza e tornai a casa la sera.

Erano passati tre giorni dal trasloco e la casa era ancora piena di scatole di roba di Mel, che aspettavano fuori la porta, e di buste della spesa nel salotto. Io e Mel eravamo proprio il ritratto della pigrizia. Quel giorno non sarei dovuta andare a danza e nemmeno a lavoro, così approfittai per sistemare un po'.
"Alzati da quel divano e aiutami" -Io posando una scatola sul tavolo
Mentre portavo in camera di Mel alcuni oggetti, sentii i soliti bambini fuori. Uscii.
"Sto ancora finendo di sistemare, giochiamo un altro giorno" -Io rientrando
Sembrava se ne fossero andati ma quando terminai di svuotare la scatola, sentii di nuovo il rumore del pallone contro il muro. Andai verso la porta, già aperta, a passo spedito.
"Ho appena detto che faremo la partita un altro gio.." -Io bloccandomi sull'uscio
"Concludi la frase, ti sei bloccata senza ancora dire la minaccia" -Mel ridendo da dentro
I bambini stavano giocando senza ascoltarmi. Ma stavano giocando con Niall Horan.. Una visione? Mi diedi un pizzico sul braccio.. Ma era reale. Aveva i suoi rayban neri, una maglietta bianca e i pantaloni neri.
"Ehi.. Ci conosciamo, vero?" -Niall
"Emh.. Io sicuramente ti conosco, tu non so se ti ricordi di me" -Io facendo qualche passo
Prese la palla e la mise tra il braccio e il corpo.
"Ci siamo visti al m&g, giusto?" -Niall
"Esatto" -Io sorridendo
"Se non sbaglio, sei Jane" -Niall
"Dana, vuoi portare dentro l'altra scatola o i ragazzini ti hanno convinta a giocare?" -Mel uscendo
"Dana?" -Niall
"Niall?" -Mel
"Mel?" -Io
"Fermi tutti.. Che sta succedendo?" -Mel
"Semplice.. Niall Horan stava giocando con i bambini, a casa nostra" -Io ridendo
"Oh mio Dio, ora svengo" -Mel
"Non farlo, ti prego" -Niall ridendo- "Abiti qui? Non stavi in un'accademia?"
"Si, ma ho traslocato da poco qui" -Io
"È isolata come zona, sarebbe perfetta per me" -Niall ridendo- "Quindi il tuo nome qual è?"
"Dana.. Ma per il m&g ho dovuto farmi passare per una mia amica" -Io
"Allora ricominciamo.." -Niall avvicinandosi a me e dandomi la mano- "Io sono Niall, piacere"
"Dana, piacere mio" -Io sorridendo e prendendogli la mano
"E tu sei?" -Niall riferendosi a Mel
"Melody" -Mel
Una macchina dai vetri oscurati si fermò davanti alla casa. Abbassò il finestrino e vidi alla guida Liam.
"Ehi Ni, dobbiamo andare, sali.. Ciao ragazze" -Liam salutando me e Mel con la mano
"Te la ricordi? È la ragazza del m&g.." -Niall
"Ci saranno state 50 ragazze al m&g, come posso ricordarla?" -Liam
"Quella che ha cantato Little Things con voi.." -Io
"Oh, adesso si" -Liam
"Ora devo andare, ci vediamo, ciao!" -Niall salendo in macchina
Ero riuscita a non tremare mentre parlavo con Niall, ho parlato con lui come se fosse stato un ragazzo qualunque e questo è un bene. Mel non riusciva a crederci di aver visto Liam e Niall. Forse nemmeno io ci credevo ancora.

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