Era passata una settimana dal suo incontro – scontro – con Hermione, e Draco ancora la evitava ogni volta che si trovavano nello stesso luogo. Che fosse a lezione, a pranzo, a cena o nei corridoi, fingeva che lei non esistesse. Smise di insultarla, di darle fastidio, e di riflesso smise di importunare anche i suoi amici, col rischio di attirare l'attenzione dei suoi compagni Serpeverde.
«Hai visto com'era ridotta la Granger?», gli disse Nott al termine di una lezione di Pozioni più intensa del solito. «Temevo che i suoi capelli stessero per prendere vita da un momento all'altro e divorarci tutti».
A Draco venne in mente l'ultimo sogno che aveva fatto: le sue dita infilate in quei ricci castani, le labbra di lei che gli sussurravano segreti all'orecchio mentre le sue mani… le sue mani…
Si riscosse. «Ho di meglio da fare che pensare ai capelli di quella mezza strega».
«Nervoso?» Theodore sorrise. «Dormi ancora male?»
Draco gli lanciò un'occhiata di fuoco e si allontanò senza rispondere. L'altro lo guardò con le labbra distese in un sorrisetto amaro.
Forse era il momento di smettere. In fondo aveva ottenuto quello che voleva, no? Lo aveva fatto vergognare di ciò che sentiva, lo aveva reso vulnerabile, gli aveva messo addosso la sua pelle e si era goduto il mesto spettacolo dei suoi tentativi di gestirla.
E non era servito a niente, perché Theodore si sentiva ancora triste, e patetico, e solo, con al centro del petto un vuoto incolmabile.
«Tutto a posto, Nott?»
La vice vellutata di Blaise gli giunse dal corridoio alle sue spalle e lui si voltò. «È solo stanco, ma credo che il peggio sia passato».
Blaise inclinò la testa di lato. «Mi riferivo a te, non a Draco».
Theodore si sistemò il mantello sulle spalle. «Sto bene».
«Sembri un po' assente».
«Adesso ti preoccupi per me?»
Blaise arricciò le labbra. Scosse la testa e lo superò, diretto all'aula di Incantesimi. Prima che fosse troppo lontano perché Theodore non riuscisse a sentirlo, disse: «Non so perché credi che dovrei vergognarmi di dire sì».
Theodore arrossì, ma non rispose. Nel suo corpo, il gelo autunnale aveva lasciato il posto a un piacevole torpore.
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Draco entrò negli spogliatoi del campo di Quidditch e si ripulì la faccia con un asciugamano umido. Era madido di sudore e sporco di fango e acqua piovana, ma si sentiva carico di energia.
Anche quel pomeriggio si era trattenuto più a lungo dei suoi compagni di squadra. Nei giorni scorsi aveva notato che più si stancava durante il pomeriggio, meno sognava durante la notte: così il suo rendimento sul campo migliorava, e lo stesso facevano le sue ore di sonno.
Poggiò la scopa contro la parete e aprì il borsone per estrarne la divisa pulita. Sopra agli abiti piegati con cura c'era un sacchettino di stoffa grigia chiuso da un nastro e accompagnato da un biglietto arrotolato.
“Mangia un cioccolatino e raggiungi l'aula vuota al secondo piano. Non parlare con nessuno. Vieni da solo. Assicurati di non essere seguito”.
L'inchiostro riluceva debolmente, ipnotico. Draco lo guardò per un intero minuto, scorrendo le lettere ancora e ancora, finché il messaggio non gli si impresse a fuoco contro gli occhi.
Gli girava la testa.
Sfilò il nastro, aprì il sacchettino e ne estrasse un cioccolatino bianco dalla forma allungata. Se lo infilò in bocca, e quando lo ruppe con i denti un liquido fresco e insapore come l'acqua gli bagnò la lingua.
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Somnium Afficio (Dramione)
FanfictionUna boccetta di Amortentia, una ciocca di capelli troppo ricci per appartenere a Daphne Greengrass, una sala comune semivuota e due parole: «Somnium Afficio». Questo è tutto ciò che serve a Theodore Nott e Blaise Zabini per mettersi nei guai, mentre...
