Illusioni

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Daphne sorrise e scivolò sotto le coperte. La stoffa morbida delle lenzuola le carezzò le caviglie e lei affondò il volto nel cuscino imbottito che le sosteneva la testa. Inspirò a fondo l'odore del dormitorio e si lasciò sfuggire un rapido sospiro: sentiva ancora su di sé le iridi di Draco, gelide e roventi allo stesso tempo.

Con gli occhi della mente lo rivide distogliere lo sguardo, il volto arrossato dall'imbarazzo, e dovette serrare le labbra per impedirsi di strillare in preda all'eccitazione. Allungò le gambe e batté i piedi contro il materasso in un timido tentativo di sfogo, serrando le palpebre contro i pugni chiusi.

Se Draco non riusciva a sostenere un confronto doveva essere innamorato cotto – o sulla strada per diventarlo. Il loro piano stava dando i primi frutti, e Daphne non si era mai sentita tanto bella e leggera e fortunata in vita sua.

«Tu e Draco avete chiacchierato parecchio, stasera», le disse Pansy, sistemandosi la corta camicia da notte verde e argento. Le sue iridi rilucevano di una scintilla indefinita nell'oscurità del dormitorio.

Daphne si alzò a sedere, le labbra stirate in un sorriso soddisfatto. «Direi di sì».

«C'è…». Pansy si sforzò di mantenere un tono indifferente, nonostante la gelosia che le bruciava nel petto. «Qualcosa che non so?»

«Forse». Daphne si strinse nelle spalle. «Lui sembrava piuttosto interessato a ciò che avevo da dire».

Se non hai fatto altro che ridacchiare, pensò Pansy, ma non disse niente. Non aveva voglia di discutere. Chiuse le tende del baldacchino con uno strattone e seppellì la faccia nel cuscino. Aveva voglia di piangere.

Aveva smesso ormai da tempo di sperare che tra lei e Draco potesse nascere qualcosa di diverso da una semplice amicizia. Si era rassegnata all'idea che prima o poi lui si sarebbe innamorato di un'altra ragazza, ma non poteva e non voleva credere che la ragazza in questione potesse essere Daphne Greengrass. Cosa aveva lei che a Pansy mancava? Non era più bella, non era più alta, di certo non era più ricca né brillante.

Chiunque, si disse, scivolando nel torpore. Chiunque altro, ma non lei. Non Daphne.

Forse, se avesse saputo la verità, non si sarebbe arrischiata a formulare quel pensiero.

Draco si sfilò la camicia e lasciò che i pantaloni della divisa gli scivolassero lungo le gambe. Si sporse in avanti, raccolse il pigiama che giaceva sul suo cuscino e lo indossò.

Theodore lo osservava in silenzio. Erano mesi che non si concedeva quel piccolo rischio: indugiare sulla sua figura, i capelli biondi che rilucevano alla tenue fiamma delle candele, i muscoli delle spalle e delle braccia e della schiena. Le ultime volte in cui lo aveva fatto erano state di notte, mentre si preparava a lanciare l'incantesimo sotto la supervisione costante di Zabini – e questo significava che aveva dovuto limitarsi a occhiate fugaci e sbrigative nonostante avesse tutto il tempo del mondo.

Voltò la testa di scatto quando Draco si girò nella sua direzione.

«Sai, Nott, mi hai sorpreso quando hai deciso di sederti con noi nella sala comune».

Theodore fece spallucce. «Non sono ancora diventato un eremita».

«Sei molto amico della Greengrass? Non vi ho mai visto scambiare più di due parole».

«Non siamo amici».

Draco distese le labbra in un sorrisetto malizioso. «Qualcosa di più?»

«Qualcosa di meno».

Somnium Afficio (Dramione)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora