La Prima Partita

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Draco si incamminò per il sentiero che conduceva dai giardini di Hogwarts al campo di Quidditch. Era ancora molto presto. Il sole rischiarava a malapena e riscaldava ancora meno, nascosto com'era dalle solite nubi.

Gli studenti al di fuori del castello erano poche decine, tutti avvolti nei mantelli e con i cappelli calati quasi fino a coprirgli gli occhi. Il resto delle facce era sepolto nella lana delle sciarpe o, in alcuni casi, in quella di rigidi maglioni a collo alto.

Camminavano piano, in capannelli di tre o quattro persone, incespicando sul terreno accidentato, gli occhi scintillanti dall'eccitazione. Il Torneo di Quidditch della scuola stava finalmente per iniziare.

Draco accelerò, lo sguardo fisso sui propri piedi per evitare di inciampare. Il sentiero era reso viscido dalla rugiada.

Quando raggiunse il campo, gli spalti erano ancora pressoché deserti. Gli studenti più impazienti vi si erano già arrampicati da qualche minuto, alla ricerca dei posti migliori.

Draco scandagliò la distesa d'erba e sabbia che costituiva la zona di gioco. A qualche metro di distanza, di fronte alle arcate lignee che conducevano agli spogliatoi avversari, un guizzo rosso e oro attirò la sua attenzione.

San Potter e la banda, in tutta la loro Grifodiosa gloria: Lenticchia col suo stupido elmetto, la Weasley nella sua divisa da Cacciatrice e l'intruso, Hermione Granger, avvolta nel solito mantello grigio, con i capelli che le svolazzavano intorno senza neanche considerare la forza di gravità.

Qualcuno deve proprio insegnarle l'esistenza delle lozioni magiche.

Eppure sarebbe stato strano se si fosse presentata un giorno con i capelli in piega e neanche un riccio fuori posto. L'idea lo metteva a disagio, probabilmente perché poi buona parte degli insulti nel suo arsenale non avrebbero avuto più alcuna ragione d'essere.

Harry notò la sua presenza. Si avvicinò a Hermione e le disse all'orecchio: «Malfoy si è svegliato col piede sbagliato anche oggi».

«Quand'è che si sveglia col piede giusto?», chiese Ginny, lanciandogli un'occhiata obliqua che lui ricambiò solo per un attimo, per poi voltarsi con un cenno sdegnoso del capo.

Hermione si irrigidì. Li aveva sentiti, non c'erano dubbi – in effetti era così – e lei si preparò a sentire la sua voce sprezzante vomitare insulti su ognuno di loro.

Invece Malfoy rigò dritto, impettito come un soldato, mento all'aria e occhi fissi di fronte a sé, e lei dovette mordersi l'interno della guancia per trattenere un sorriso soddisfatto.

«Che strano», commentò Harry.

Ginny fece spallucce. «Avrà mangiato pane ed educazione, questa mattina».

«Non ci credo neanche un po'», disse Ron, e con una mezza giravolta puntò nella sua direzione. «Ehi, Malfoy! Pronto a inaugurare questo Torneo con una spettacolare sconfitta?»

Draco strinse i denti, facendo guizzare i muscoli della mascella. Sentiva già sulla lingua il sapore velenoso di un insulto – quello dedicato a Weasley era un repertorio che aveva nutrito con cura nel corso degli anni – ma quando alzò lo sguardo le parole gli morirono in gola.

Hermione lo stava guardando.

Male.

«Pensa a non cadere dalla tua scopa, Weasley», disse soltanto. Non che faccia differenza, come portiere vali quanto il vuoto che ti lasceresti dietro.

Quando fu sparito alla vista, Hermione diede a Ron un pugno sul braccio. Lui si ritrasse, massaggiandosi il punto dov'era stato colpito e lanciandole un'occhiata in cagnesco. «Ma che cavolo ti prende? Mi hai fatto male».

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