Hermione sgranò gli occhi. Il suo corpo si irrigidì e lei fece una smorfia, le labbra arricciate dal disgusto, le sopracciglia così in alto che sembrava volessero raggiungere l'attaccatura dei capelli.
Draco avrebbe pensato che le fosse preso un colpo se il suo viso non si fosse arrossato tanto. Imbarazzo, rabbia, sdegno? Probabilmente tutti e tre.
Lui non era da meno. La vergogna gli aveva tinto guance e zigomi, collo e orecchie: una maschera bollente di cui avrebbe fatto volentieri a meno.
Hermione, finalmente, si riscosse. Prese un respiro tremante e si voltò, dando la schiena all'altro ragazzo, poggiando le mani sul banco che le stava di fronte.
Sogni in cui stiamo insieme. Tutte le declinazioni…
Il cuore accelerò nel suo petto.
Lei e Malfoy? Insieme? Le sue sporche manacce da presuntuoso figlio di papà sul suo corpo? Oh, no, non poteva accettarlo – anche se accadeva solo nei suoi ridicoli sogni.
Si voltò nella sua direzione. «È uno scherzo?»
Sapeva che non poteva esserlo, ma sperò assurdamente che i Cioccolatini Veritieri acquistati da Fred e George non funzionassero. Sperò di essere vittima dell'ennesima presa in giro, ecco, adesso lui si sarebbe messo a ridere e le avrebbe detto qualcosa di orribile come: «Ti piacerebbe, eh, sanguesporco? Non ti toccherei neanche nel sogno di un altro!»
Ma Draco non rideva.
«Ho mangiato i tuoi stupidi cioccolatini, Granger, lo hai dimenticato? Non posso raccontare bugie».
Gli venne in mente che non aveva idea di quanto sarebbe durato il loro effetto. Avrebbe voluto domandarglielo, ma si trattenne: aveva l'impressione che una frase sbagliata, in quel momento, avrebbe potuto scatenare tutta la sua ira – e lui era ancora senza una bacchetta.
Hermione incrociò le braccia al petto. «Ma cosa c'entro io?»
«Qualcuno vuole farmi diventare pazzo».
«Ed era necessario trascinare anche me in questo delirio?»
«Cosa vuoi che ne sappia? Se sapessi chi è stato e perché credi che saremmo qui a parlarne?» Draco calciò via la sedia più vicina e quella si rovesciò di lato. «Lo avrei già mandato al San Mungo, come minimo».
Hermione impallidì per il rumore. Il più silenziosamente possibile, lanciò un muffliato nell'aula vuota.
«Che cos'hai fatto?», le chiese Draco, una nota isterica nella voce.
«Un incantesimo per non farci sentire».
Draco però non aveva più voglia di far baccano. Si lasciò scivolare su un'altra sedia e si prese il volto tra le mani, improvvisamente stanco.
«Non dormo decentemente da settimane».
Hermione sospirò. Quella situazione non le piaceva, ed era evidente che non si sarebbe risolta da sola. Raddrizzò la schiena, infilò la bacchetta nell'elastico della gonna e si diresse verso la porta dell'aula. «Non c'è altra soluzione, dobbiamo parlarne con un insegnante e-».
«Eh?» Draco scattò in piedi e l'afferrò per un braccio. «Salazar, Granger, per essere così sveglia a volte sei più stupida di Weasley».
Lei se lo scrollò di dosso con uno strattone. «Ron è mille volte più uomo di quanto tu lo sarai mai, Malfoy».
«Certo, e mia nonna è un vampiro».
Hermione sorrise sardonica. «Non stento a crederlo».
Si guardarono in cagnesco per alcuni secondi. Lei aveva una voglia matta di prenderlo a pugni, replicando una vendetta che si era già presa una volta al terzo anno, mentre lui era confuso: nella sua mente, attrazione e repulsione si annullavano a vicenda facendolo restare immobile.
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Somnium Afficio (Dramione)
FanfictionUna boccetta di Amortentia, una ciocca di capelli troppo ricci per appartenere a Daphne Greengrass, una sala comune semivuota e due parole: «Somnium Afficio». Questo è tutto ciò che serve a Theodore Nott e Blaise Zabini per mettersi nei guai, mentre...
