Incontri, Scontri

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Questa volta toccò a Hermione aspettare. Quando Draco aprì la porta dell'aula vuota al secondo piano, lei era già lì da un pezzo, seduta sulla cattedra, il volto contratto in un'espressione che lui non avrebbe definito amichevole.

Draco chiuse la porta alle sue spalle e la sigillò con il solito incantesimo. «Granger».

Lei incrociò le braccia sul petto. Lo fissò per alcuni secondi, indecisa se riversargli addosso tutta la rabbia e la frustrazione che aveva provato negli ultimi giorni o lasciar correre. Alla fine sospirò: meglio seppellire l'ascia di guerra, se volevano arrivare da qualche parte.

Si mise in piedi con un balzo. «Alla fine ce l'hai fatta».

Draco scrollò le spalle. Hermione si rese conto che era teso, con la testa da un'altra parte. Forse la sconfitta gli aveva fatto più male di quanto lei avesse immaginato. Gli faceva un po' pena, a pensarci: la sua era stata una gran brutta caduta, e i Grifondoro non l'avrebbero dimenticata tanto presto.

Hermione si schiarì la voce. «D'accordo, immagino che sarà stato difficile trovare il tempo, con le visite e il resto. Era grave?»

Draco le lanciò un'occhiata sbigottita e vagamente ostile. «A te cosa importa?»

«Dal punto in cui mi trovavo io sugli spalti è sembrato un brutto colpo. Ho visto qualcuno del secondo anno coprirsi gli occhi con entrambe le mani».

Draco spostò il peso da un piede all'altro. Oh, sì, era stata una caduta terribile. Non avrebbe mai dimenticato quel dolore, e ancor meno la sensazione di cadere nel vuoto, senza nessun appiglio, incapace di respirare, per poi scivolare nel vuoto dell'incoscienza...

«Il Bolide mi ha rotto le costole. Contenta?»

Non era esattamente una bugia. Incrinate, rotte... il bolide le aveva danneggiate, in ogni caso, e non era stato affatto piacevole.

«Perché dovrei essere contenta?»

«Ma fammi il piacere», borbottò lui sottovoce.

«Sono contenta che non abbiate vinto, non che tu sia quasi morto ammazzato. Per chi mi hai presa? Anche se immagino che non tutto sia perduto, per i Serpeverde. Avete accumulato un bel po' di punti».

Draco chiuse gli occhi. Strinse le mani a pugno e serrò i denti, convinto che se avesse allentato la stretta si sarebbe messo a gridare così forte da risvegliare anche il basilisco.

«Che stai facendo?», chiese infine, strascicando le parole.

Hermione sbatté le palpebre. «Cosa?»

«Perché tenti di fare conversazione con me?»

«Che vuoi-».

«Pensi che io sia qui perché apprezzo la tua compagnia? Pensi che adesso diventeremo amici perché mi hai amorevolmente rassicurato sulle sorti del Torneo? Io sono lo stesso di sempre, Granger, e anche tu». Tirò su col naso. «Se hai qualcosa da dire sull'incantesimo, dilla e facciamola finita. Per adesso stai solo sprecando il mio tempo».

Hermione sgranò gli occhi. Il suo volto si fece rosso e bollente, rabbia e vergogna a rimescolarle lo stomaco e a farle tremare le mani. «Tu sei proprio...».

Oh, non c'era un insulto abbastanza forte nel suo vocabolario.

«Io sono stato molto chiaro fin dall'inizio: questa situazione non mi piace affatto e non intendo far finta del contrario».

Le si avvicinò. Era così alto che fu costretto a piegarsi in avanti affinché si trovassero faccia a faccia, ed Hermione arretrò di un passo.

«Tieni a mente una cosa, Granger: io e te. Non siamo. Amici».

Somnium Afficio (Dramione)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora