Meritato Riposo

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L'infermeria era vuota. Il letto su cui Draco era disteso era l'unico a essere occupato, e il silenzio nella stanza era totale, disturbato solo dalla brezza autunnale che all'esterno scuoteva le cime degli alberi.

Draco si rigirò su un fianco, gli occhi ancora chiusi. Pugnali di luce gli ferirono le palpebre e lui si coprì il volto con un braccio, i tratti contratti in una smorfia. Era sveglio da un quarto d'ora, ormai, ma non aveva voglia di lasciarsi alle spalle la pace e la tranquillità racchiuse in quel luogo, lontano dal caos di aule e corridoi gremiti di studenti.

Quella mattina era stato svegliato da Tiger e per poco non aveva dato spettacolo nella sala comune di Serpeverde. Si era allontanato dagli occhi indiscreti degli altri studenti, rosso in viso e con un senso di inquietudine a stringergli il petto. Si era diretto in infermeria con l'intenzione di chiedere una pozione che gli permettesse di sprofondare in un sonno senza sogni, ma Madama Chips, dopo averlo osservato a lungo, lo aveva costretto a restare lì per riposare - e a nulla erano servite le sue proteste.

Adesso era felice di essere stato spinto a rimanere (ma non lo avrebbe mai ammesso): il suo riposo non era stato turbato da alcun sogno, da nessuna presenza sgradita. Era piombato in un dolce limbo fatto di incoscienza, e, ora che i pensieri tornavano a battergli contro le meningi, ne sentiva quasi la mancanza.

Draco sospirò. Si sentiva più lucido, ora che era riuscito a dormire per davvero, e i sogni che l'avevano scosso durante le nottate precedenti non gli sembravano più così terribili.

Che sarà mai?, si disse. La gente fa strani sogni ogni notte, eppure non ci perde il senno. Sarà colpa dello stress: è normale, all'ultimo anno...

Allora perché si sentiva in quel modo? Era come se gli si fosse spalancata una porta nel cervello: oltre quella soglia c'erano possibilità mai prese in considerazione, dubbi che non aveva mai sentito il bisogno (o il coraggio) di esprimere.

Draco scosse la testa. Dieci minuti dopo, fu quasi sollevato di sentire la porta dell'infermeria spalancarsi e lo scalpiccio di scarpe femminili sul pavimento di legno della stanza.

Pansy gli si avvicinò a rapidi passi, il volto contratto in un'espressione triste. «Come stai?», gli chiese, ricominciando a parlare prima che lui potesse darle una risposta. «Ho parlato con gli altri e mi hanno detto che hai difficoltà a dormire, ultimamente».

Draco fece di no con la testa. «Sto bene, Pansy», disse in un sospiro. «È stata una cosa da niente, credo mi sia passata».

«Lo spero davvero!» Pansy gli prese la mano. Draco fu tentato di allontanarla, infastidito dall'improvviso contatto, ma non si mosse. Lei riprese: «Mi sei sembrato così stanco negli ultimi giorni. Ora che so che va tutto bene mi sento sollevata; sono contenta che tu ti senta meglio».

Draco annuì. «Ho chiesto alla Chips qualcosa per aiutarmi a dormire anche stanotte, ma quella vecchiaccia non ha voluto darmi niente». Si strinse le braccia al petto, sciogliendo la stretta che lo teneva legato a Pansy. «È ridicolo», sputò poi con espressione disgustata. «Viene pagata per fare il suo mestiere e se ne sta qua dentro a rigirarsi i pollici. Se fossi io a comandare in questo posto manderei via un mucchio di gente, puoi giurarci».

Pansy emise un risolino. Lanciò un'occhiata alla porta d'ingresso, poi tornò a guardare il suo compagno di Casa, sogghignando. «Io farei lo stesso», disse, «e non solo tra i membri del personale. Più della metà delle persone che si trovano a Hogwarts non merita neanche di calpestarne il pavimento».

«È quello che dico anch'io». Draco fece una smorfia: il volto di Harry Potter gli era balenato davanti agli occhi. «È patetico. Tra poco anche i troll di montagna riceveranno la lettera di ammissione».

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