Draco sbuffa. La pozione che gli sta di fronte non vuole fermentare, nonostante lui abbia seguito alla lettera le istruzioni riportate sullo stupido libro che adesso se ne sta disteso sul tavolo ingombro di ingredienti. Le sue pagine giallastre lo fissano, sembrano quasi prenderlo in giro per la sua inettitudine, e lui emette un verso di frustrazione che si diffonde nell'aula vuota.
«Perché diavolo non ti decidi, stupida pozione?»
Colpisce il calderone con il mestolo e poi lo lascia ricadere al suo interno con una smorfia.
«Non hai aggiunto le scaglie di coda di sirena», gli dice una voce di ragazza.
Draco si volta e sgrana gli occhi. Hermione Granger è seduta dietro un banco da lavoro. Dal suo calderone si leva una sottile lingua di fumo azzurrognolo: la pozione all'interno, a differenza della sua, è già pronta.
Draco aggrotta le sopracciglia. «Le scaglie?», mormora. Non erano tra gli ingredienti... ma si sarà sbagliato. Scrolla le spalle e afferra una scatoletta metallica abbandonata tra bottiglie e boccette di varie dimensioni. Ne riversa il contenuto nel paiolo e osserva le scaglie colare a picco nel liquido denso e bluastro, subito circondate da mille bollicine.
«Ora dovrebbe fermentare». Hermione gli sorride e gli posa una mano sul braccio. «Sei stato bravo».
«Grazie». Draco sbatte le palpebre un paio di volte, lo sguardo fisso sulle dita ancorate alla manica della sua divisa. «È stato merito tuo».
Hermione ridacchia e aumenta la stretta. Le sue mani sono calde anche attraverso la stoffa. «Non fare il modesto», gli dice socchiudendo gli occhi, poi gli fa cenno di allontanarsi. «Andiamo a fare un giro».
E lui si lascia guidare.
I corridoi del castello sono deserti: non uno studente, non un fantasma a intralciare il loro percorso, e nell'aria non si sente un suono, escluso il rumore dei loro passi sulla pietra grigia.
«Dove sono tutti quanti?»
Draco si ferma. L'ampia vetrata di una finestra offre alla vista il cortile di Hogwarts: le aiuole e gli stretti sentieri sono ammantati di neve, eppure non fa affatto freddo, tutt'altro. Draco sente un calore estraneo farsi strada nel suo petto. È una sensazione strana, piacevole, ma lui sente – sa – che non dovrebbe esserci.
È innaturale.
Si gratta lo sterno, i lineamenti del volto distorti dal fastidio.
Cosa ci faccio qui con lei?
«Gli altri sono a Hogsmeade, ovviamente, non te lo ricordi?»
Draco non se lo ricorda, ma annuisce comunque. Insieme riprendono il percorso, ed Hermione cammina al suo fianco a testa alta. I capelli crespi e ricci le ricadono sul volto in ciocche disordinate. Draco allunga una mano pallida e le libera la fronte con un gesto incerto, ma lei gli sorride e torna a guardare davanti a sé. Sa esattamente dove andare, mentre lui non ne ha la minima idea.
Intreccia le sue dita a quelle di lei e solleva un angolo della bocca in un mezzo sorriso.
Non gli importa.
Vuole lasciarsi guidare ancora per un po'.
♠
Draco spalancò gli occhi e si alzò a sedere. Il suo sguardo si scontrò con un muro di oscurità fitta e impenetrabile. Ansimando attese di abituarsi all'assenza di luce, accompagnato solo dal battito del suo cuore impazzito. Si sentiva il volto in fiamme.
Quando cominciò a distinguere le cose che lo circondavano, si rese conto di trovarsi nella Sala Comune di Serpeverde. Si stropicciò le palpebre e lasciò andare un lungo sospiro tremante. Frammenti di sogno gli correvano davanti agli occhi, vividi come se tutto ciò che aveva visto fosse accaduto davvero.
Trasalì: cosa diavolo significava? Gli sembrava di percepire ancora il calore di dita sottili intrecciate alle sue e uno strano e innaturale tepore che gli si irradiava al centro del petto.
Si alzò in piedi. Nel dolce caos che gli annebbiava la mente, quella faccenda gli appariva urgente, così importante da dover essere risolta al più presto. I gesti e le parole che avevano accompagnato quel sogno si rivestivano di significati misteriosi alla luce della luna, ma era così stanco che non riusciva a metterli a fuoco.
Si trascinò verso il dormitorio e si lasciò ricadere sul materasso, sbuffando. Si infilò sotto le coperte, affondò il viso tra i cuscini e chiuse gli occhi. Si addormentò in fretta.
♠
Blaise e Theodore entrarono nella Sala Grande, pervasa dal solito brusio. Presero posto al tavolo dei Serpeverde e Draco lanciò loro un'occhiata di sufficienza, prima di tornare a giocherellare distrattamente con il cibo contenuto nel suo piatto.
Theodore strinse le labbra. «Ha funzionato», mormorò, e distolse lo sguardo. Si voltò verso Blaise e gli lanciò un sorriso storto. «Sembra che sia andato tutto secondo i piani».
Blaise annuì senza molta convinzione, scrutando il giovane Malfoy con le sopracciglia aggrottate. «Però non mi sembra stare molto bene».
«È solo confuso». Theodore si schiarì la voce. «Ehi, Draco, che succede? Sembri nervoso».
Draco trasalì. La forchetta gli ricadde nel piatto con un tintinnio metallico. Scandagliò i volti che lo fronteggiavano con occhi vitrei, finché non ebbe incrociato lo sguardo di Nott. Le sue iridi si accesero di una pericolosa scintilla. «Non mi succede un bel niente, Nott, togliti pure quel sorrisetto dalla faccia». Si alzò in piedi e si allontanò verso l'uscita, diretto all'aula di Incantesimi.
Blaise scrollò le spalle. «Okay, non sembra poi così diverso dal solito».
Theodore abbassò la testa.
Per adesso.
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Draco uscì dall'aula di Trasfigurazione a passo svelto, affiancato da Tiger e Goyle. Quella mattina a colazione aveva mangiato poco, e adesso non vedeva l'ora di pranzare.
«Sto morendo di fame», borbottò Goyle, dando voce ai suoi pensieri. «Ho proprio voglia di cotolette».
Tiger sospirò. «Con le patatine fritte».
Draco lanciò loro un'occhiataccia. «La smettete di parlare di cibo? Anch'io sto morendo di fame».
Gli altri due ridacchiarono, ma fecero come gli era stato ordinato. Svoltarono un angolo e Draco distese le labbra in un ghigno: Hermione Granger stava camminando nella loro direzione, una mano a rovistare nella borsa e l'altra stretta attorno ad alcuni libri che avevano l'aria di essere molto noiosi.
Draco fece un cenno ai suoi compagni e le si avvicinò a rapidi passi. Le andò a sbattere contro con così tanta forza da farle mollare la presa: i volumi caddero sul freddo pavimento di pietra e lei emise un verso strozzato, arretrando di scatto. Sollevò lo sguardo sul ragazzo che le stava di fronte e le guance le si colorarono di rosso per la rabbia. Ridusse gli occhi a due fessure.
Draco sollevò le sopracciglia, le labbra dischiuse a formare una piccola “o”. «Problemi, Granger?», le chiese serafico.
Hermione si chinò a raccogliere i mattoni di pagine disseminati ai suoi piedi. «Se solo avessi del tempo da perdere con te, Malfoy», ribatté senza degnarlo di uno sguardo, «ti darei una bella lezione sul vivere civile con la mia bacchetta».
Draco emise un verso strozzato che Tiger e Goyle non tardarono a imitare. «Chi, tu? Ma non farmi ridere».
«Non so cosa ci trovi di così divertente. Non sarebbe mica la prima volta che ti metto al tappeto».
Draco si irrigidì e strinse la mandibola, lanciando un'occhiata in tralice a Tiger e Goyle. Il ricordo della sconfitta gli bruciava sul volto come uno schiaffo – l'eco di ciò che era successo.
«È stata fortuna», sibilò. «Non accadrà di nuovo».
Hermione alzò gli occhi al cielo. Aveva cose più urgenti da fare che vedersela con lui, e doveva anche sbrigarsi, era già ora di pranzo. Si rimise in piedi e si allontanò, superando Draco con una spallata.
Lui la osservò sparire in lontananza, sogghignando: quello stupido sogno non voleva dire niente e dare fastidio alla Granger si era rivelato appagante come al solito.
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Somnium Afficio (Dramione)
FanfictionUna boccetta di Amortentia, una ciocca di capelli troppo ricci per appartenere a Daphne Greengrass, una sala comune semivuota e due parole: «Somnium Afficio». Questo è tutto ciò che serve a Theodore Nott e Blaise Zabini per mettersi nei guai, mentre...
