Capitolo 19 - We end it?

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Cercavo di trovare nei suoi occhi un indizio, qualcosa che mi aiutasse a perdere una decisione.

Continuare voleva dire tradire tutte le volte Trent. Non continuare voleva dire rinunciare a Taylor.

Ma quella storia non sarebbe potuta andare avanti per sempre, io dovevo dimenticare Taylor e prima incominciavo, meglio era

"Si" riposi spostando lo sguardo altrove. Era a due centimetri dalle mie labbra e io non ero più in grado di mantenere il suo sguardo.

"Sicura?" domandò incastonando i suoi occhi nei miei e fu in quel momento che vidi una scia di delusione farsi spazio nei suoi occhi verdi-azzurri che persero di colpo la la loro vivacità.

Annuii cercando di evitare il contatto visivo. Se continuavo a guardare quegli occhi non sarei stata in grado di mentire.

"Okay" sussurrò al mio orecchio incominciando a lasciarmi una scia di baci sul collo, per poi proseguire sulla mascella fino all'angolo della mia bocca. Posizionò le mani sui miei fianchi, facendomi indietreggiare fino ad arrivare con le spalle contro la porta in vetro, che portava alla piscina.

Continuò la sua tortura fino a fermarsi e poggiare la sua fronte sulla la mia. Mi guardò attentamente le labbra come se aspettasse il mio consenso per baciarmi.

Le mie mani finirono immediatamente in mezzo ai suoi capelli che iniziai leggermente a tirare. Prese quel gesto come un sì e non esitò molto a baciarmi.

Nessun altro bacio avuto precedentemente con lui era stato così intenso. Era come se quel bacio stesse parlando da se, come se tutto ciò che avevo paura di dirgli lo stavo dimostrando in quel bacio.

"Non credere che sia così facile"  affermò lasciandomi un bacio a fior di labbra, aggiustandomi la maglia che poco prima aveva alzato per lasciar vagare le sue mani sul mio corpo.

Si allontanò da me facendomi l'occhiolino e beandomi di uno dei suoi sorrisi più belli.

Aprì la porta della cucina anticipando le persone che stavo venendo verso la nostra direzione.

Le parole di Taylor rimbombavano nella mia testa tormentandomi ogni secondo. Era così difficile capire quello che voleva. Quel ragazzo era la mia rovina.

In ogni caso avevo tradito Trent ed io facevo ancora più schifo di prima.

Infondo la buca me la stavo scavando da sola, tutto ciò erano la conseguenze delle mie azioni.

Avevamo passato tutti gli anni del liceo ad odiarci e mai avrei pensato di finire a viverci insieme. Ma soprattutto che l'odio che provavo nei suoi confronti si sarebbe trasformato nel sentimento opposto. Ero fottutamnete innamorata di lui e la cosa mi faceva ribollire di rabbia. Io ero ceduta a Taylor Myers come ogni altra ragazza su questo pianeta.

Scossi la testa cercando di cacciare via i pensieri.

Appena varcai la porta in vetro, l'aria gelida di dicembre mi colpii in pieno viso facendomi rabbrividire.

Mi sedetti su uno degli sdrai ancora aperti e cominciai a fissare le poche stelle che le nuvole non avevano ancora coperto. Da lì a poco sarebbe cominciato a piovere e se durante quel arco di tempo i ragazzi non se ne fossero andati, sarebbero tutti rimasti a dormire da noi come succedeva ogni volta che la pioggia cadeva su New York.

Avevo quasi finito la sigaretta quando qualcuno si posizionò accanto a me nello sdraio.

"Tutto bene?" chiese dopo qualche minuto di esitazione.

"Si" mentii mantenendo lo sguardo fisso sulle stelle.

"Penso che questa sera ci fermeremo qui" dichiarò. C'era così tanta tensione, troppa.

"Immaginavo, sta per scoppiare un temporale" proferii posandomi una mano sul viso.

Trent si spostò dal suo sdraio accomodandosi sul mio, per poi abbassarsi alla mia altezza.

"Piccola sei sicura di stare bene?" domandò per la seconda volta mentre mi accarezzava dolcemente una guancia. Annuii leggermente sforzando un sorriso.

Pochi secondi dopo le sue labbra furono sulle mie, ma questa volta non mi fermai. Cercai solamente di accantonare i pensieri da una parte remota della testa e di sforzarmi di trovare qualche emozione in quel bacio.

Quando rientrammo dentro casa trovammo un disordine assurdo: cibo, sacchetti, bottiglie, lattine e carta erano sparsi a terra.

"Laura?" chiesi non intercettandola in mezzo ai ragazzi.

"E' tornata a casa, aveva delle cose da fare" spiegò Alex sorridendomi mentre gioca a FIFA.

Il tempo volò e in men che non si dica si fecero le ventitré e mezza. Se in quel momento non avessimo deciso dove mettere a dormire i ragazzi probabilmente il girono dopo ci saremmo alzati e gli avremmo trovati appisolati in tutti gli angoli della casa. Ma fortunatamente quella sera tutti collaborarono giungendo velocemente ad una conclusione.

Continuavo a girarmi e rigirarmi nel letto disturbata da dei forti gemiti provenienti dalla camera accanto alla mia. Per non parlare della pioggia che batteva insistentemente sui vetri. Mi alzai cercando di non svegliare Trent al mio fianco e mi diressi in cucina.

Alex e Brayan erano messi storti sul divano con tutte le coperte per terra. Mi avvicinai e con molta calma li coprii bene, facendo attenzione a non svegliarli.

Non riuscivo a smettere di pensare a cosa mi aveva detto Taylor, non riuscivo a smettere di pensare a lui, ma a quanto pare lui non ci stava pensando minimante a me.

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