In un' Europa dalle atmosfere steampunk e in cui la Chiesa ha tutt'altre connotazioni, un ordine di esorcisti si dedica alla creazione di vânător, cacciatori del sovrannaturale. È da loro che Katarina impara i rudimenti per affrontare ogni genere di...
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Al suo ritorno all'Istituto delle Sorelle Velate, con un certo disappunto, Katarina non fu accolta dalla sublime visione della Madre Superiora, Sylvia Goldchild, ma piuttosto dalla medesima ragazzina che le aveva fatto d'accompagnatrice solo qualche ora prima. Per un solo istante, nel guardare l'esile figura nascosta sotto alla veste evidentemente troppo grande, la cacciatrice si era chiesta per quale ragione, alla fine, fosse tornata lì, ma poi, rimembrando la mera quantità di monete concessale dalla Santa Sede, aveva tirato un sospiro rassegnato e mosso i primi passi nel lungo corridoio che le si estendeva di fronte, fermandosi solo allo scoprire di non essere seguita.
Confusa, tornò quindi a osservare i due uomini con lei, fermi sulla soglia e con i cappelli ancora ben piazzati sulle teste.
Fu naturale per lei piegare il capo da un lato e domandare: «E dunque, avete bisogno di un invito? Siete forse stati morsi da qualche Exilati durante la mia breve assenza?» un angolo della bocca le si alzò in segno di scherno, ma parve la sola a cogliere l'ironia in quelle frasi. Suzu, infatti, le concesse solo un sorriso sghembo, portandosi poi una mano al petto e compiendo una mezza riverenza: «Mi duole deludervi, Miss, ma non ci è più concesso mettere piede all'interno di questo sacrario. Vista la vostra arguzia non dubito possiate comprenderne la ragione» ma Katarina si ritrovò più confusa di prima. Per qualche momento, forse a causa della stanchezza o della troppa sobrietà, la donna non riuscì a comprendere il senso di quell'atteggiamento. Osservandoli con attenzione, provò quindi a cercare sui loro visi un qualche indizio che potesse aiutarla a capire e, proprio lì, tra baffi, barbe e mascelle ben delineate trovò la risposta. In quel luogo abitavano solo donne, serve fedeli di una Santa troppo mitizzata di cui dovevano prendere l'esempio, e il cui voto impediva loro di cogliere e bearsi dei piaceri più umani - peccato che loro stesse fossero tali e, per questa ragione, quell'attrezzo aggiuntivo che penzolava tra le gambe degli uomini poteva diventare per loro fonte di terribile curiosità e peccaminosa tentazione; e non tutti i vânător erano propensi al rispetto delle regole morali altrui, lei per prima - ma sfortunatamente, vista la mancanza di carne in eccesso tra le cosce, le suore parevano crederla innocua.
Che pessimo scherzo del destino, pensò con un sospiro.
«Mi sovviene ricordarvi che avremmo dovuto discutere dell'incontro di stasera.» Il sorriso di Suzu si fece più ampio, ma non meno ambiguo: «Non vi è nulla di cui discutere, Miss.»
Katarina si volse con tutto il busto, fronteggiando il collega a petto gonfio. «Davvero?» gli domandò poi, pronta a dargli battaglia come una vera cacciatrice con la preda. Non si sforzò nemmeno di nascondere lo scetticismo nella propria voce, tronfia come un pavone nel suo piccolo angolo di giardino. La caccia ai demonok era per lei una sorta di luogo familiare, un rifugio malsano in cui sfogare ciò che l'alcol non riusciva a placare e, pertanto, non le piaceva venir esclusa da decisioni che avrebbero potuto rovinarle quel mero piacere - ancor meno quando si trovava in territorio estraneo e accompagnata da due soggetti che, come Lord Terry e Mister Whiteman, non era ancora riuscita a inquadrare del tutto. Non si fidava delle loro abilità e nemmeno della loro persona, indi per cui non gli avrebbe concesso di prendere il comando di quella missione - dopotutto, tra le bettole di Roma e i sorrisi delle belle fanciulle voleva ancora tornare. Intera, se possibile. Umettandosi le labbra mollò la presa sulla propria valigia, andando poi a incrociare le braccia al petto e sottolineando maggiormente il disappunto: «Perché sapete, io credo che parlare e confrontarsi siano due dettagli fondamentali per il nostro lavoro.» E per quel che aveva imparato negli anni, affidarsi senza esitazione ai piani altrui era la decisione peggiore che un vânător potesse prendere. Bisognava far affidamento solo su se stessi e le proprie capacità, in modo da evitarsi un arto mutilato o la frattura dell'osso del collo, ma assicurandosi anche un po' di divertimento.