La distanza che ora divideva il corvino e il biondo era decisamente poca e forse nessuno dei due ragazzi era ancora pronto e a posto con sé stesso per permettersi un contatto del genere. Nessuno di loro, però, si occupò di aumentare o annullare quella distanza, nessuno di loro aveva intenzione di smettere di esplorare lo sguardo e l'anima dell'altro, nessuno di loro aveva intenzione di ammettere al mondo e a sé stesso di amare ancora il ragazzo che aveva di fronte. Quei sorrisi, quei respiri che in quel momento si fondevano l'uno con l'altro, i loro esseri che venivano messi a nudo da quel contatto visivo tanto acceso: tutto ciò non aveva bisogno di un bacio perché era molto più di quello. Entrambi si allontanarono lentamente senza smettere di sorridersi a vicenda e senza rompere quel contatto visivo che li legava come il filo rosso ha sempre legato le anime gemelle. Tornarono nelle posizioni precedenti e Jimin lasciò che Yoongi continuasse a parlargli di ciò che gli passava per la testa, lasciò che il ragazzo passasse dalle risate alle lacrime, che gli raccontasse aneddoti di cui ancora non era a conoscenza: semplicemente lo lasciò svuotare.
«Tu invece cosa mi racconti, Chim?» chiese il corvino, dopo il suo monologo durato circa una mezz'ora, al ragazzo che da un po' aveva iniziato a giocare con i suoi capelli neri come la pece. Quella semplice e rilassate azione lo aveva tranquillizzato e messo a suo agio, così che potesse parlare a cuore aperto e senza preoccupazioni o giudizi a cui badare. «Io nulla di nuovo» disse il biondo pensando intensamente a cosa fosse cambiato dall'ultima volta che vide Yoongi prima di quel giorno a casa Kim. «Mi sono fatto un po' di cultura riguardante il campo della psicologia» affermò in fine, con ancora lo sguardo perso nel vuoto intento a pensare ai possibili cambiamenti. «E che mi dici di ragazzi, eh? Non dirmi che non te sei fatto nemmeno uno» disse provocatorio il corvino nei confronti del minore, che divenne tutto rosso al solo pensiero riguardante quell'argomento. In realtà il maggiore sperava tanto in una risposta negativa perché altrimenti sapeva che sarebbe morto di gelosia: non riusciva e non poteva pensare Jimin con un altro. «Beh in realtà... Sì- cioè no- ehm, più o meno...?» il minore non riuscì a fare un discorso di senso completo per riuscire a spiegare che stava aspettando il ragazzo giusto, l'uomo della sua vita e che quindi non aveva frequentato nessuno in quegli anni. Evidentemente non era in grado di dirlo davanti alla persona che amava ancora con tutto sé stesso. «Non credo di aver capito» rispose Yoongi con sguardo confuso in seguito a quella serie sconnessa di affermazioni e negazioni. «No, non mi sono interessato a nessuno. Sto aspettando... quello giusto, ecco» giunse alla conclusione da lui desiderata il biondo, sentendosi però in imbarazzo. Con una mano cominciò a grattarsi nervosamente dietro la nuca sorridendo debolmente, nella speranza di spazzare via il prima possibile quell'emozione così scomoda. «Ah... - il corvino gioì internamente per la risposta del biondo- nemmeno io, a dire la verità» affermò poi sincero. «C-cosa?» «Che c'è? Non mi credi?» chiese il corvino con un sorrisetto divertito e alquanto stupido stampato in faccia. «No, è che... non lo so: una volta eri diverso» confessò il minore, permettendo al proprio sguardo di perdersi nel vuoto delle parenti di quella stanza. «Lo so che è strano e va contro il mio pensiero, ma le persone cambiano, Chim» «Ora non fare l'uomo vissuto che hai appena due anni in più di me!» entrambi scoppiarono a ridere in seguito a questo botta e risposta avvenuto in così poco tempo, ma così divertente da far liberare entrambi in una fragorosa risata. «Yaaa Chim! Non volevo fare l'uomo vissuto, dai!» disse il corvino, dando poi un piccolo ed innocente pugno sulla spalla del minore ma facendosi male. «Ahia cazzo!» mugolii di dolore uscirono poi dalla bocca del maggiore che iniziò a massaggiarsi le nocche doloranti per il precedente pugno a quella parete. «Yoon, ma che diavolo hai fatto?» chiese Jimin preoccupato, afferrando delicatamente la mano ferita del ragazzo che gli dava le spalle, appoggiato alla sua schiena. «Nulla di che. Sto bene, non preoccuparti» risposte il corvino ritirando la mano e nascondendola nella tasca della grande felpa morbida e rigorosamente nera che indossava. «No, 'sto bene' proprio un corno. Ora tu vieni con me e ti medico questa mano» si impose Jimin, facendo sbuffare sonoramente il maggiore e obbligandolo a seguire quella mano che ora lo tirava per il braccio. Si diressero verso il bagno, dove il biondo iniziò a rovistare in lungo e in largo, alla ricerca di disinfettante, cotone e qualche garza. Dopo poco riuscì nel suo intento è cominciò delicatamente e dolcemente a curare le ferite presenti sulle nocche del maggiore, che stringeva gli occhi e i denti ogni qualvolta il disinfettante gli bruciasse sulla pelle che mancava.
Dalla finestra di quella piccola stanza si poteva ben vedere quanto la notte rendesse il tutto più unico, speciale. La pioggia cadeva leggera e s'infrangeva nel più totale silenzio sul suolo ormai bagnato, il bagliore delle stelle e della luna s'intravedeva appena tra quelle enormi nuvole nere che ricoprivano l'intero manto stellato e lo scenario che si creava era proprio unico.
«Hai finito di molestarmi la mano con quel dannato disinfettante?» chiese svogliatamente il corvino, che rovinò la fantastica atmosfera che si stava creando. «Fatti curare e non rompere le palle, idiota» rispose divertito il minore, tra una risatina e l'altra. Si sentì un altro sonoro sbuffo di Yoongi, poi di nuovo il silenzio più totale in quella notte di temporale. Quel temporale e quella notte erano loro. Quella pioggia e quel cielo erano loro. Erano loro tutto ciò che fosse diverso ma parte dello stesso insieme. Erano l'acqua e il fuoco, erano il mare e la montagna, erano la musica e il silenzio. Pensavano che non si sarebbero più potuti amare, che non avrebbero più amato nessuno, pensavano di aver dato tutto ad un altro e di non avere più nulla per sé stessi. Se solo avessero saputo che tutto ciò che sapevano era, in realtà, diverso ma uguale.
«Ora prendo le garze, te le metto e poi torniamo di là» disse infine Jimin, prendendo le garze precedentemente poste di fianco al lavello. Yoongi non disse nulla e lo lasciò fare finché non finì il suo lavoro, fasciando per bene la mano del corvino. «Ora possiamo tornare di là» affermò soddisfatto del suo lavoro il biondo. Poco dopo si ritrovavano entrambi nelle medesime posizioni, con la differenza che ora entrambi dormivano cullati dal leggero ticchettio della pioggia sul vetro della finestra e da quell'intesa che scorreva tra loro anche durante il riposo, sognando di poter dire all'altro la più vera delle verità.
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ɴᴇᴏᴡᴀ ɴᴀ • ʸᵒᵒⁿᵐⁱⁿ
أدب الهواةyoongi e jimin si ritrovano dopo tanto tempo, dopo anni passati tra silenzio e dissapori, dopo non aver mai reso possibile la realtà. riusciranno questa volta a riunirsi? « e nonostante passino le stagioni, le amicizie, i giorni e le persone, loro d...
