Capitolo 20: Grazie, Georgia.

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Anche il secondo movimento del Concerto Uno di Chopin si concluse. Ancora una volta, il pubblico si era alzato in piedi e aveva acclamato l'orchestra, applaudendo ancora più forte. Le luci si spensero, e lentamente, i musicisti lasciarono in modo ordinato il palcoscenico, tornando dietro le quinte. Solo Georgia rimase, dato che alcuni spettatori l'avevano raggiunta sotto il palco per complimentarsi. E, nel frattempo, gli orchestrali organizzavano una specie di "sorpresa" per la loro direttrice: il corridoio del proscenio era in fermento, sembrava un formicaio ricco di formichine al lavoro. – Okay, Michael, quel tavolino spostalo lì...Jessica? Dove diamine sei?-. Se Jack era grondante di sudore durante il concerto, beh...ora era una fontana. Si stava dando da fare per mettere su quella specie di festicciola per Georgia (l'idea era stata la sua) da ormai una settimana; aveva avvisato tutta l'orchestra di questa sorpresa tramite un gruppo Whatsapp (in cui ovviamente Georgia non c'era). – Vincent fa attenzione!- urlò Jessica, trasportando una scatola, che mise sul tavolinetto posto al centro del corridoio. Jack fece cenno a tutti di fare silenzio: - Bene, ho chiesto a un membro dello staff di avvisarci all'arrivo della direttrice. Jessica, tu va ad aprire la scatola nel frattempo. Intanto, noi ricapitoliamo tutta la faccenda; allora- disse tutto ad un fiato, e abbassando la voce continuò: -quando il tizio ci dirà che il maestro sta arrivando, noi entreremo nei camerini. Io sbircerò dalla mia porta e darò un colpetto su di essa. Quello sarà il cenno che vi darò per dirvi che possiamo uscire. A quel punto, cioè quando usciremo, urleremo "sorpresa", okay?-. Tutti annuirono, e il gruppo si sciolse. La scatola che Jessica aveva lasciato sul tavolo era aperta: dentro vi era una bellissima torta.

Qualche minuto dopo, il ragazzo dello staff entrò nei retroscena per annunciare l'arrivo di Georgia, e tutti i musicisti scomparvero dal corridoio, nascondendosi nei camerini. I ragazzi riuscivano a sentire la sua voce che si avvicinava sempre di più.

- Beh, mi fa davvero piacere sapere che il concerto è stato di vostro gradimento, davvero, grazie mille!-. Con un sorriso immenso stampato sul volto e stringendo le mani di due signore (sicuramente due spettatrici di quella sera), la ragazza entrò dietro le quinte, trovando il deserto. Ridacchiando, si guardò intorno confusa. – Ma che diavolo succede? Su, avanti, non fate gli scemi- disse in tono scherzoso, e notò il tavolo e il dolce. Si avvicinò allora verso di esso, lentamente, confusa. E proprio mente si chiedeva cosa stesse accadendo, si udì il cenno di Jack sulla porta a sinistra. Tutti uscirono gridando "sorpresa": per un attimo, Georgia era morta di paura, ma si rallegrò e rise vedendo i volti felici di tutti i musicisti. Questo per lei significava molto. Significava che tutti si erano trovati bene con lei, che erano soddisfatti del lavoro svolto insieme...voleva piangere di gioia. Mentre tutti applaudivano, la direttrice passò dietro al tavolo e guardò meglio la torta, ricoperta di glassa al cioccolato, decorata con un bellissimo pianoforte in pasta di zucchero ed una frase che diceva: "Thank you, Georgia". – Ragazzi, grazie mille...ma sono io a dover organizzare una festa per voi...l'impegno è tutto vostro, io...-. – No Georgia: è tutto merito tuo se siamo arrivati fin qui. Senza di te non ce l'avremmo mai fatta- sorrise Vincent, abbracciandola forte. – Beh...non so cosa dire, io...io sono così fiera di voi, così...felice di essere arrivata fin qui...non mi sarei immaginata tutto questo già dalla prima volta, credevo di combinare guai anzi...- rise, e guardò ancora la torta, e tutte le persone accanto a lei. Come la faceva star bene la musica, non la faceva stare bene nessuno. – Ma da quanto tempo stavate tramando l'idea di fare questa bellissima festa?- domandò, senza mai spegnere il sorriso. – Beh, Jack ha avuto quest'idea, e noi...beh, noi ci siamo dati da fare insieme a lui. Jessica ha chiesto a sua madre di fare la torta; insomma, i suoi hanno una pasticceria- spiegò Michael, il percussionista, e Georgia continuava a non sapere cosa dire. – Io sono davvero senza parole, è una serata davvero fantastica! Grazie, grazie mille ragazzi!- esultò, e abbracciò tutti: abbracciò Jack, Vincent, Jessica, Michael, tutti. Erano una squadra, una famiglia, grandissima e stupenda. E quella serata, quel concerto, li aveva uniti ancora di più.

Un suo collega le offrì una fetta di torta e un bicchiere di champagne, lei lo ringraziò e si sedette per gustarli. Il trio Jessica, Vincent e Jack la raggiunse; poco dopo, a loro si unì Maximilien. – Sei stata semplicemente UNICA! Non vedevamo una standing ovation da secoli amica mia! Sei forte!- Jessica le diede qualche pacca sulla spalla, e Georgia arrossì ringraziandola. – Voi siete stati unici ragazzi, ripeto, io sono semplicemente una guida...- -Ah, ah, signorina Williams, cosa sta dicendo?- si inserì Jack, facendo tintinnare il suo bicchiere con quello di lei per brindare. – Come dicevamo prima, è maggiormente grazie a te se siamo riusciti ad essere qui...-. Anche Vincent si aggiunse: - E probabilmente domani saremo anche in prima pagina, ci rendiamo conto!?- esclamò, e Georgia ebbe un tuffo al cuore. – Spero di aver rilasciato interviste decenti, mio Dio, immaginate che figuraccia se avessi sbagliato a dire qualcosa...lasciamo perdere i giornali e divertiamoci questa sera, che penso sia la miglior cosa!- rise, e insieme brindarono di nuovo e bevvero lo champagne.

Durante una lieta chiacchierata, a cui si erano aggiunti anche altri colleghi, qualcuno chiamò Georgia. Era un'addetta al teatro; - Mi scusi, c'è qualcuno nel suo studio che desidera vederla-. La ragazza dunque interruppe un istante la conversazione con gli altri, scusandosi, e voltandosi verso di lei: – Oh, ehm...va bene. Può dirle che arrivo immediatamente? La ringrazio moltissimo-. L'addetta annuì, e si diresse al piano superiore, dove c'era lo studio, mentre Georgia tornò dai musicisti con cui stava conversando poco prima. – Ehm...perdonatemi, ma mi è stato riferito che qualcuno è nel mio studio e...vuole parlare con me- sorrise, arrossendo. – Oh, beh, è normale che vogliano conoscere la nuova direttrice della Symphony che ha mozzato loro il fiato- disse Maximilien con il suo inconfondibile francese, sorridendo. La mente di Georgia ricominciò a pensare quando il ragazzo pronunciò "nuova direttrice": Peter. Cosa aveva intenzione di fare? Non lo aveva più sentito...dov'era? Non avrebbe mica abbandonato così la sua orchestra? Non avrebbe mica lasciato a lei tutto quel fardello, così all'improvviso, senza dirle nulla? Jack schioccò le dita davanti ai suoi occhi: – Georgia? Georgia ci sei?-. – Ehm, oh...sì scusate, questa è sicuro la stanchezza, mi sento confusa perché sta succedendo di tutto...non sono abituata ancora a queste tipologie di serata, vogliate scusarmi- rise lei, e lasciò che ogni tipo di pensiero legato a Peter svanisse, in quel momento. – Vi ringrazio ancora per la festa, ragazzi. Davvero, grazie mille...vi adoro tutti, siete meravigliosi-.

Con un sorriso, questa volta un po' più debole, salì al piano superiore, lasciando l'orchestra che nel frattempo continuava a festeggiare. Tornò a concentrarsi sui suoi pensieri. Non era davvero abituata a ricevere tutti quei complimenti da tutte quelle persone; si sentì arrossire al pensiero che alcuni spettatori addirittura chiedevano di vederla in privato per parlare con lei del concerto e per complimentarsi. La porta dello studio era socchiusa. Cercò di non pensarci troppo, sperando che l'incontro fosse "rapido ed indolore".

Si avvicinò alla porta, la spinse ed entrò, guardando a terra per evitare di guardare l'interlocutore. – Buonasera, chiedo venia per l'attesa ma stavo parlando con i ragazzi sotto-. Sorridendo lievemente, si voltò per chiudere la porta, senza ancora avere un contatto visivo con colui o colei che era lì dentro. – Beh, innanzitutto, la ringrazio per...-.

QuandoGeorgia, voltandosi, alzò finalmente lo sguardo, rimase pietrificata. Noncredeva ai suoi occhi. La persona che poco prima aveva cercato di scacciare daisuoi pensieri ora era lì, davanti a lei, nel suo studio. Non poteva crederci. Eancora una volta, si ritrovò senza parole.

Mi Scorderò Di Te - [Lontano da me] |Piero Barone|La tua prossima ossessione. Scoprilo ora