Capitolo 13 - Il Pianista

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Lo studio del Fifth Avenue: era passato molto tempo dall'ultima volta in cui Georgia aveva messo piede lì dentro; la stanza, comunque, era ancora impregnata del forte odore di fumo dato che Peter spesso fumava nel suo studio, e per questo Georgia aprì le finestre non appena fu dentro e cercò di nasconderlo un po' con uno spray per profumare gli ambienti che trovò su uno scaffale.

Si sedette dietro la scrivania, più indignata che mai, e aspettò Peter, iniziando a far ticchettare le unghie con impazienza e arricciandosi i capelli attorno un dito, come faceva sempre quando era nervosa. Alcuni minuti dopo, la figura di Peter varcò la soglia della porta dello studio, che chiuse con cautela alle sue spalle.

Non ebbe neanche il tempo di accomodarsi che Georgia lo assalì: - Sei un irresponsabile!- un altro schiaffo volò sul suo viso, ma Peter non disse nulla. Lo fece sedere, cercando di calmarsi, sbuffando più e più volte. – Si può sapere la motivazione di questo tuo nervosismo?- domandò lui, cauto, ma abbastanza agitato. – Ah beh, guarda un po'...la motivazione è entrata in questa stanza poco fa!- esclamò Georgia con una risatina nervosa, evitando di urlare per non farsi sentire ai musicisti rimasti ancora in teatro. – Io? Cosa ho fatto?- Peter era di nuovo confuso, ma Georgia non tardò a zittirlo e a dirgli quello che doveva: -Tu, sì! E cosa non hai fatto! Dovresti rendertene conto da solo, hai visto l'orchestra stamattina?- Georgia era paonazza in viso, non era mai stata così incavolata in tutta la sua vita, e lei era una persona abbastanza paziente e tollerante. – Beh, sì...avete suonato bene, mi sono anche complimentato-.

Georgia non ci vide più dalla rabbia. Non poteva crederci che non si rendeva conto che mancava la figura importante in tutta l'orchestra, che tra l'altro era la sua orchestra. – Tu...ti rendi conto...- fece una pausa per prendere fiato, -CHE LA TUA ORCHESTRA NON HA UN PIANISTA!?- questa volta non ce la fece a non urlare, e batté la mano così forte sulla scrivania che le divenne rossa, e Peter sussultò. – Dov'è il pianista che mi hai promesso!? Non si è presentato ad una prova! Mancano otto giorni al concerto di beneficenza e abbiamo due concerti per pianoforte da suonare, Chopin e Rachmaninov! E ti avverto che non cancellerò dei brani per la tua irresponsabilità!- marcò l'ultima parola e non si accorse che era a pochissimi centimetri di distanza dal viso di Peter. – Io...me ne sono dimenticato-. Peter deglutì rumorosamente dopo aver detto quella frase. Tra tutti i pensieri che aveva avuto, aveva dimenticato l'orchestra e il concerto...e non poteva contrastare il discorso che aveva appena fatto Georgia, che a quell'affermazione stava quasi per svenire. – Però ho visto che stamattina...avete provato in questo nuovo modo, tu hai suonato e hai diretto no? E l'orchestra bene o male ti seguiva, e...- le urla di Georgia invasero la stanza, e molto probabilmente si sentirono per tutto il teatro. – A me non piacciono le cose fatte alla "bene o male"! Sei un irresponsabile! Hai visto quanto sono bravi i tuoi orchestrali?! Ti rendi conto di quanta passione e quanto lavoro hanno impiegato per mettere su questi brani?! No, certo che no...perché sei un egoista, pensi solo ai fatti tuoi, e della tua orchestra non te ne frega un cazzo-. Seguirono alcuni minuti di silenzio, in cui Peter aveva abbassato lo sguardo e non osava guardare negli occhi Georgia, che era furente. Poi Georgia riprese a parlare: - Guardati. Fumi, sei mezzo alcolizzato...sei solo un pervertito, te ne approfitti delle donne e chissà quante volte ti sarà successo, non solo con me qualche notte fa...io ti odio-. Gli occhi della giovane ragazza, che erano già lucidi, si riempirono completamente quando pronuncio quelle ultime tre parole, e lasciarono sgorgare le lacrime, tirando fuori la sua vera natura: questa era la vera lei, la vera Georgia. Una terribile amante della musica che si preoccupava per i suoi musicisti, che si faceva in quattro per sistemare insieme a loro qualsiasi problema che si veniva a creare in orchestra. Una ragazza altruista che si faceva in quattro per aiutare gli altri, una ragazza dalla natura sensibile, che credeva in tutte le sue azioni e che raggiungeva ogni obbiettivo, senza se e senza ma. Se ne andò, sbattendo fragorosamente la porta, lasciandolo lì solo. Sotto gli occhi di tutti i musicisti rimasti che probabilmente avevano sentito tutta la conversazione, lasciò il teatro e ripartì verso casa sua. Peter invece, rimase in studio con il viso tra le mani. La sua vita era immersa costantemente nel dolore, e lui sapeva perfettamente cosa fosse e cosa significasse vivere in quel modo. Ma questa volta, quello che provava era un dolore diverso. Dopo tanto tempo, dopo tanti anni di continua apatia, provava nuovamente quelli che tutti chiamano sensi di colpa. Si sentì una merda nei confronti di Georgia, e come poteva dargli torto? Sentiva come se la stesse usando: le stava dando una mano con l'orchestra e lui se n'era lavato totalmente le mani. E poi si sentiva solo...senza un qualcuno che lo supportasse, senza un qualcuno con cui parlare...quanto avrebbe voluto tornare indietro a otto anni prima, quando aveva ancora al suo fianco i suoi più cari amici. E in quel momento, anche per loro sentì un amaro senso di colpa. Era colpa sua se ora la loro amicizia era stata compromessa, colpa sua e colpa anche di Cathy, perché si era innamorato di lei. Allora, avrebbe dovuto odiarla? Cathy era stata tutta la ragione di quel casino. No, forse non ci sarebbe riuscito. E poi, pensò a quel "ti odio" detto da Georgia: gli aveva trapassato il cuore. Era come se lo avesse accoltellato, come se gli avesse strappato il cuore da vivo. E non si era mai sentito così male in tutta la sua vita.

Mi Scorderò Di Te - [Lontano da me] |Piero Barone|La tua prossima ossessione. Scoprilo ora