Capitolo 16 - Fallimento

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La mattina del 17 novembre, giorno del concerto, Georgia era in teatro per preparare la serata. Alle otto, puntualissima come un orologio svizzero, aveva già parcheggiato l'auto al solito posto e si era precipitata all'interno del 5th Ave. Tutti la accolsero col sorriso e dandole un buongiorno radioso, ma Georgia era palesemente in ansia. Era pallida in viso, le occhiaie che indicavano il poco sonno della nottata precedente, erano molto visibili...ma nonostante tutto, si preparò ad affrontare la dura mattinata, e poco dopo i lavori cominciarono: inizialmente, alcuni addetti si preoccuparono di rimuovere le poltrone in velluto per disporre i tavoli rotondi per la cena al centro dell'enorme sala. Ma ovviamente, Georgia non era lì per preoccuparsi di quello. Lei doveva occuparsi dell'orchestra, come tutti sappiamo. Ed era per questo che aveva trascorso una notte "insonne"; era rimasta in piedi a disegnare una "mappa", indicante tutti i posti degli 88 elementi, e stava aspettando i musicisti per provare la loro disposizione. Alle otto e trenta, gli orchestrali iniziarono ad entrare in teatro, anche se la maggior parte mancava, e Georgia si agitò leggermente: detestava la gente in ritardo, ma cercò di rimanere calma e aspettò pazientemente che arrivassero tutti, così nel frattempo, dopo aver lasciato borsa e cappotto in studio, con l'aiuto di alcuni tecnici iniziò a prendere le sedie per i musicisti e con il loro aiuto le dispose sul palcoscenico. Sembrava un cantiere: un movimento caotico e costante si andava svolgendo all'interno della struttura, chi pensava alle decorazioni, chi pensava all'illuminazione, tutto in modo frenetico e senza sosta. Altri musicisti arrivarono, alcuni si scusarono per aver ritardato, e si sedettero ai loro posti. Arrivò anche Jack, il pianista, e finalmente furono al completo. Georgia prese la sua postazione, e si accorse che c'erano da fare alcune modifiche con la disposizione, dato che molti non riuscivano a vederla bene. – Allora, proporrei di tirarvi tutti un po' indietro. Dunque, Vincent, tu ruota un po' verso l'esterno...- . Seguendo la mappa, Georgia continuava a dare indicazioni ai ragazzi su come si sarebbero dovuti spostare, mentre dietro le quinte c'era un viavai irrequieto di tecnici che continuavano a lavorare con luci e amplificazioni. – Jessica, per favore tu scambiati con Clara, qui in prima fila al terzo leggio, grazie- disse alla violinista, che rapidamente si spostò in avanti. Ma nonostante tutto, alcuni continuavano ad avere ancora problemi con la visuale. Georgia voleva esplodere: una nottata intera a organizzare il tutto, e non andava bene nulla? Si passò una mano sui capelli e tirò un sospiro, sotto lo sguardo preoccupato dei musicisti, mentre invece lo sguardo di Jack si posava sulla porta d'ingresso. – Jack rimani concentrato per favore, devi spostarti verso...Jack!- alzò la voce, e il ragazzo riportò la sua attenzione su di lei. – Scusami, mi sono fatto distrarre da...-.

La ragazza guardò dietro di sé e vide Peter; il suo sguardo si incupì, e ora guardava Jack rabbioso. – Evita di preoccuparti di lui- si limitò a dire, e il pianista si scusò abbassando lo sguardo, anche se per un frangente lo rivolse di nuovo verso Davidson. Georgia in quel momento si sentiva molto più tesa: la presenza di Peter le metteva nervoso e rabbia, e a metterle rabbia era soprattutto il fatto che fosse lì quando la sua presenza non serviva proprio a niente. Non doveva fare nulla, non dirigeva, non suonava, cos'era venuto a fare? – Ok ragazzi, facciamo così: siete tutti addossati, soprattutto voi archi e non va bene. Distanziatevi un po', la prima fila si sposta leggermente verso di me, l'ultima fila va leggermente indietro...percussioni, la situazione lì com'è?-.

C'era un lavoraccio da fare: stavano ancora posizionando i timpani, anche se i percussionisti non sembravano lamentarsi della loro postazione; uno di loro, infatti, fece a Georgia un segno di approvazione, così lei tirò un sospiro di sollievo e sorrise lievemente. – Maestro, io la vedo meglio ora- disse un flautista delle file dietro, dopo una ventina di minuti passati a spostare sedie e leggii. Georgia si fece un segno della croce quando finalmente anche gli altri iniziarono ad affermare di avere una buona visuale, voleva quasi saltare di gioia. Si lasciò cadere stanca su una sedia rimasta libera accanto al suo leggio, e alzò le braccia in segno di vittoria. Prese la sua bacchetta e gli spartiti e iniziò a parlare, quando una voce femminile la interruppe.

Mi Scorderò Di Te - [Lontano da me] |Piero Barone|La tua prossima ossessione. Scoprilo ora