I capelli neri e folti, gli occhiali rotondi blu, ed il solito ed inconfondibile tanfo di fumo: Peter era seduto lì, sulla sedia di velluto, di fronte alla scrivania. Aveva un aspetto molto trasandato, gli occhi contornati da due occhiaie enormi. E Georgia poteva giurare di riuscire a sentire anche puzza di alcol. Cercando di stare calma, andò verso la sua sedia, e sedette di fronte a lui. Trascorsero più di cinque minuti nel silenzio più totale; gli unici rumori udibili erano gli schiamazzi dei musicisti al piano di sotto, che stavano ancora festeggiando felici, e non avevano idea della tempesta che stava avvenendo sul piano sopra le loro teste. - Ehm...'sera-.
"Okay Georgia, respira, respira" disse tra sé.
-Sei ubriaco o fai sul serio!?- esplose, cercando di contenersi con i toni, ma solo per non far sentire agli altri che stava per avere un'accesissima discussione con l'altro direttore, altrimenti lo avrebbe mangiato vivo. - Dove cazzo sei stato? Spiegamelo!-.
Ma più cercava di stare calma, più si agitava. E più cercava di non urlare, più alzava la voce. Tanta era la rabbia, e lei era stanca di tenersela dentro, non ne poteva più.
- Ascoltami Georgia, ti prego, ascoltami un attimo, te ne prego!-. La voce della ragazza si accavallò con quella di lui, che cercava di parlare, ma ovviamente senza riuscirci. - Non mi frega un cazzo delle tue scuse di merda Peter! Sei un bastardo! Un bastardo! Problemi personali eh? Certo, come no!-. Georgia aveva preso a camminare su e giù per la stanza, con le mani fra i capelli e una grandissima voglia di buttare giù l'intero teatro. La gioia di poco tempo prima ormai era svanita nel nulla, come se non ci fosse mai stata. - Motivi personali, certo! Non sei riuscito a trovare un baby sitter decente per Lucky Strike e Jack Daniel's vero?-. Sottovoce, Georgia mormorò un "vaffanculo" e batté un pugno sulla scrivania. - Tu...tu sei uno stronzo, il più stronzo che io abbia mai conosciuto!-. Non riuscì a contenersi: urlò fortissimo, e iniziò a piangere dal nervoso. - Tutto il casino fatto, tutti i sacrifici, e le odissee per trovare un cazzo di pianista a causa della tua cazzo di dimenticanza...vaffanculo Peter, vaffanculo! Per cosa tutto questo? Perché preferisci darti all'alcol e al fumo, piuttosto che pensare al tuo lavoro? Sei un egoista, un egoista, con la E maiuscola! Pensa a quelle persone, che suonano per "lavoro" Peter, lavoro. I soldi che guadagnano li usano per portare a casa da mangiare. Ma tu cosa vuoi saperne di tutto questo, cosa vuoi saperne di sacrifici!? Sei più freddo del ghiaccio! Non...vaffanculo, vaffanculo, fanculo, fanculo tutto!-.
Si accasciò sulla sedia: Peter la guardava a bocca aperta, senza dire o fare niente, mentre lei si abbandonava ad un pianto disperato. - Georgia...io non sono venuto a dirigere ma non per andarmene a bere e a fumare al Sun Liquor...- disse lui, con tono calmo; ma non servì a nulla, perché Georgia alzò di nuovo la voce: - Ah no eh? No!? Non dirmi cazzate Davidson, non mi faccio assolutamente prendere per il culo dalla gente, sia chiaro-. Peter abbassò lo sguardo: inutile dire che si sentiva un coglione, ed inutile dire che tutto quello che avrebbe fatto o detto in quel momento non sarebbe servito a nulla, Georgia era troppo fuori di sé. - Ascolta, Georgia. Sono qui per dirti la verità okay? Quindi, per favore, fammi parlare...-. Evitò di dire cose come "rilassati" o "stai calma", perché sarebbe stato inutile anche quello, e lo sapeva benissimo. - Io...io sapevo che tutto questo era stato organizzato da Kevin Jones...-.
- Kevin Jones? Il padre di...- e Georgia realizzò. L'uomo che le aveva dato i fiori era il padre di Cathy, la ex di Peter, la donna che ancora non riusciva a smettere di amare. - Tu non sei venuto per...per non rivedere lei?-. Georgia rimase sconvolta quando Peter annuì. Aveva persino smesso di piangere, perché non aveva forze nemmeno per fare quello ormai. Aprì il cassetto, e tirò fuori un foglio. - Io in questi giorni ti ho pensato spesso- cominciò, questa volta con un tono più cauto, ma ancora carico di rabbia, a cui si era aggiunto tristezza. - Ho pensato: "quell'uomo, in fondo mi fa pena, si sta perdendo il massimo della musica". Ti ho parato il culo in tutte le interviste; quando la gente mi chiedeva come mai ci fossi io al posto tuo, puntualmente, io rispondevo che avevi avuto problemi "di famiglia". E poi vieni qui, a dirmi cosa? Che non sei venuto "per paura di rivedere lei"-. Si fermò un istante, e si alzò dalla scrivania. Quando riprese a parlare, pareva essersi calmata almeno un po': - Io...io non so quanto male ti ha provocato quella donna. Non so quanta importanza aveva per te. Ma non puoi mandare a puttane un intero concerto per una donna Peter. Non puoi. Non puoi mandare a puttane il lavoro di ottantotto persone. E non puoi mandare a puttane nemmeno la tua vita per una cosa simile-. Peter a quelle parole sospirò, e distolse lo sguardo da Georgia. Aveva ragione, sì, ma per lui era così difficile dimenticare Cathy. Era difficile la sua intera esistenza. A volte, voleva proprio farla finita: sperava di addormentarsi e di non risvegliarsi più, perché non c'era cosa nella sua vita che avesse ancora un senso. Si sentiva completamente vuoto, e non riusciva ad uscirne...e forse, la situazione peggiorava anche per colpa sua, dato che non faceva nulla per migliorarla. Dopo altri minuti di pausa, Georgia porse i fogli a Peter. - Cos'è questo?- domandò lui. Lei non rispose, e questo gli fece capire che avrebbe dovuto scoprirlo da solo: spiegò il foglio e lo lesse attentamente.
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Mi Scorderò Di Te - [Lontano da me] |Piero Barone|
عاطفيةLei era tutte le sue canzoni, tutte le sue note scritte sul pentagramma. Era la persona a cui aveva dedicato tutto. Tutto. Le notti intere passate a scrivere testi e melodie a lei dedicate, i viaggi fatti insieme, le cazzate, le mattine a baciarsi...
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