Peter si alzò dal letto per andare in cucina. Era tornato serio come prima, anzi, fino a quel momento non aveva mai sorriso. Quella sensazione di felicità, se così possiamo chiamarla, l'aveva riprovata quella mattina per la prima volta dopo molto tempo.
Era ormai da tempo che si sentiva infelice: da quando la sua relazione con Cathy era terminata, era come se fosse diventato apatico, in qualche modo. Averla persa fu come aver perso tutto. Lui era solito identificarla come "la persona che lo aveva salvato da ogni problema"...e certamente, non si era accorto che lei in realtà lo aveva semplicemente messo ancora di più nei casini.
Ma a lui non fregava nulla. Non gliene fregava nulla di quel che lei gli aveva fatto passare. Non gliene fregava niente di niente. Lui la amava ancora, ma così tanto che avrebbe girato il mondo anche solo per rivederla per un minuto. Era troppo difficile dimenticarsi di lei, la donna che lo aveva fatto perdutamente innamorare. Lui ci provava. Ci provava a dimenticarla, ma non poteva. Perché quando una persona diventa parte di te, non puoi dimenticarla. Le avrebbe perdonato tutto, pur di tornare con lei. Lui non voleva nessun'altra al mondo: voleva lei e basta. Non sapeva neppure cosa lo avesse colpito così tanto di lei. E non si era mai pentito di tutto quello che aveva fatto per lei. L'aveva seguita ovunque, e non aveva nessun rimpianto per averlo fatto.
Spesso si chiedeva perché proprio a lui tutta quella sofferenza, perché proprio lui doveva soffrire così...ma ormai, aveva compreso che non c'era una risposta a tutto ciò. Il destino era quello, il suo destino era scritto così, e lui non poteva fare nient'altro che accettarlo.
Mentre preparava qualcosa da mettere sotto i denti, intravide la figura di Georgia appoggiata allo stipite della porta. –Sono abituato a preparare delle uova con pancetta il sabato per colazione. Tu preferisci il dolce?- disse, mentre sistemava la pancetta nel piatto. Georgia non rispose. –Mh? Il gatto ti ha morso la lingua, per caso?- domandò nuovamente lui, guardandola e mettendo la padella nel lavandino.
Era ovvio che Georgia fosse molto frastornata, ma soprattutto imbarazzata. Aveva dormito in una casa che non era la sua, ma per di più con un uomo che nemmeno conosceva, o che perlomeno conosceva ben poco, ed era il suo direttore. Era scossa da tutto quel che era successo, l'alcol era ancora in circolo nel suo corpo, la testa le faceva male, ma aveva fame e non poteva dire di no alla colazione. –Preferisco il dolce, ma se ha preparato il salato non si deve scomodare a preparare di nuovo- fu la risposta breve e imbarazzata di lei, che si avvicinò al tavolo e spostò una sedia per sedersi di fronte a lui.
L'intenzione di Georgia era quella di non guardarlo in faccia per il resto della giornata.
-Va bene, ti preparerò dei pancake. Da bere cosa preferisci?-
L'imbarazzo cresceva. L'aveva ospitata e ora la stava trattando come una cliente al bar. Il suo direttore, giusto per ri-sottolineare. –Prendo il tè a colazione, ma davvero, non si scomodi, se le è avanzata della pancetta può darmi quella- rispose lei, arrossendo e spostandosi un po' dal tavolo. Peter ridacchiò nuovamente, e si girò ai fornelli, senza ascoltare Georgia che continuava a ripetergli di non scomodarsi per la colazione.
Pochi minuti dopo, i pancake con lo sciroppo d'acero erano pronti. –Scusami ma non avevo più bustine di tè, ho solo del succo di mela- disse Peter servendogli la colazione. Georgia era arrivata al colmo, poteva addirittura scoppiare a piangere per il disagio.
-Mi...mi dispiace- disse prendendo in mano il bicchiere di succo. Era la sola e unica cosa che riuscì a dire, e continuò a guardare nel piatto. –Oh avanti, per due pancake e del succo?- disse Peter alzando gli occhi al cielo e addentando il bacon. –Si ricordi che mi ha anche ospitata a casa sua, mi ha riportata a casa ubriaca, ho rischiato di...rimettere nella sua auto...per non dimenticare il risveglio di questa mattina- seriamente, Georgia stava davvero per piangere. Gli occhi erano già lucidi, ma cercò di distrarsi e bevve del succo. –A volte le persone si preoccupano di cose superflue- ribattè Peter, continuando a mangiare. –Credimi, Williams. Non sono questi i veri problemi della vita. E poi ti ho solamente aiutata, di certo non ti avrei lasciata in giro in quello stato dopo che un uomo ti aveva quasi violentata-
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Mi Scorderò Di Te - [Lontano da me] |Piero Barone|
RomanceLei era tutte le sue canzoni, tutte le sue note scritte sul pentagramma. Era la persona a cui aveva dedicato tutto. Tutto. Le notti intere passate a scrivere testi e melodie a lei dedicate, i viaggi fatti insieme, le cazzate, le mattine a baciarsi...
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