Capitolo 7: Mattinata

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Un nuovo giorno si stava ormai facendo avanti.
Le prime luci dell’alba si levavano in cielo, spazzando via le tenebre e iniziando a scaldare Capitol Hill, ancora immersa nel sonno.

A casa Davidson, i raggi di sole invadevano prepotenti la camera da letto di Peter e Georgia, che non volevano proprio saperne di svegliarsi. Era il loro giorno libero, e certamente la nottata precedente non era stata proprio il massimo.

Ma facciamo un attimo il punto della situazione.

Peter russava come una vecchia betoniera arrugginita, spaparanzato sul letto come un vecchio camionista bulgaro alla fine del suo turno dopo aver mangiato tutti i piatti che offriva il fast food.

E Georgia, lì affianco, non era da meno. Entrambi erano due orsi in letargo. Nello stesso letto, sotto le stesse coperte, dormivano insieme un direttore e la sua musicista.

Tutto estremamente dolce e romantico agli occhi dei lettori…ma non invece per la nostra pianista.
Erano le 7, e ormai il sole regnava su tutta Capitol Hill.
A svegliare Georgia furono un atroce mal di testa che martellava senza fine le sue tempie, e ovviamente, i raggi del sole, che ormai stava illuminando fortemente la sua parte di letto.

Si svegliò, iniziò lievemente a stiracchiarsi con lentezza e, stropicciandosi gli occhi, si sedette sul letto liberandosi dalle coperte, sbadiglio dopo sbadiglio, con eleganza e parsimonia. Nemmeno la regina Elisabetta si svegliava così.

Ma quando prese a stiracchiarsi le braccia, la sua mano urtò qualcosa.

O meglio, qualcuno.

Gli occhi, ancora chiusi per il sonno, si spalancarono immediatamente, e quando vide che la parte destra del letto, che si accorse solo dopo che non era suo, ed era occupato da un essere umano, che si rivelò essere il suo direttore, Georgia iniziò a strillare come un’ossessa, iniziando a menare il povero malcapitato.

Peter, che si stava godendo un meraviglioso sonnellino, saltò dal letto, che stava divenendo man mano un campo di guerra.
E fu così che presero a strillare tutti e due come dei cretini, lei perché spaventata dal fatto che potesse essere un ladro o un uomo con brutte intenzioni, lui spaventato invece dalla voce stridula di Georgia.

L’urlo di Munch fatto a due persone. Se li avesse sentiti il maestro del coretto della parrocchia affianco li avrebbe sicuramente presi.
Sì, perché a Capitol Hill la parrocchia aveva un piccolo coro di vecchietti, che alla messa delle 9:45 della domenica “cantava”. Mancavano solo dei giudici per poter fare la versione under 75 di X Factor.

Ma tornando a noi: credetemi se vi dico che Peter avrebbe preferito svegliarsi con una secchiata di cubetti di ghiaccio nelle palle, piuttosto.

-Aiuto, aiuto! Un ladro! Uno stupratore!- continuava Georgia nel frattempo. Peter era praticamente una doccia di sudore: quella mattina si stava lentamente trasformando in un girone infernale. La giovane ragazza, presa dal panico, iniziò a spingerlo giù per il letto. – Georgia cazzo vuoi calmarti?! Questo è il mio letto, il MIO FOTTUTO MATERASSO- urlava lui di rimando, cercando di farla ragionare e di farle capire che c’era stato un malinteso.
Ma lei non demordeva. Sembrava la scena di un film comico: lei lo spingeva, lui che stava per cadere dal letto…e che alla fine cadde, con lei sopra.

Almeno, riuscì a fermarla, bloccandole i polsi senza farle male.

-Georgia CRISTO calmati! Sono Peter, il tuo direttore- disse lui, cercando di calmarsi.

Ma questo non calmò affatto lei, che prese a strillare ancora più forte. –IL DIRETTORE! HO DORMITO COL DIRETTORE! ODDIO, ODDIO-
E fidatevi, non erano urla di gioia. Georgia voleva smaterializzarsi immediatamente. Era più rossa di qualsiasi cosa di colore rosso esistente sulla faccia della terra. -Georgia, Georgia. Ascoltami, dobbiamo calmarci. Entrambi- disse lui, marcando bene l’ultima parola.
Finalmente calò il silenzio, seguito da una leggera tensione.

Lei continuava a guardare lui, cercando di rispondere a qualsiasi tipo di domanda che il suo cervello le poneva, del tipo “che ci faccio qui?” o “perché ho dormito con lui?” e roba del genere.
Si alzarono dal pavimento. Georgia aprì la bocca come per dire qualcosa, ma la richiuse immediatamente per mancanza di parole, sbattendo nervosamente una mano sulla sua coscia.
-Ascoltami, eri ubriaca ieri. Ti ho portata qui da me perché non conosco il tuo indirizzo, e di certo non ti avrei lasciata dormire per strada- spiegò lui, calmo, o almeno stava provando ad esserlo.

-E perché non lo hai chiesto scusa?- il tono di Georgia era abbastanza alto. Georgia era quel tipo di persona che alzava i toni con chiunque quando era incazzata nera. Fosse stato Papa Francesco a farla incazzare, avrebbe alzato i toni anche con lui.
A quella affermazione, Peter ridacchiò, come per prenderla in giro. -Senti, ieri in auto mi hai detto che c’erano gli alieni che volavano nel cielo. Hai quasi rischiato di morire investita perché ti sei messa a rincorrere un “unicorno arcobalenoso” inesistente, secondo te saresti stata in grado di farmi lo spelling di tutto il tuo indirizzo?-

Georgia si fermò, e come suo solito arrossì. Sembravano una vecchia coppia di sposati. Peter non si era accorto di aver alzato un botto la voce, e solo in quel momento si accorse del casino che sia lui che Georgia avevano fatto per circa mezz’ora. Spostò un cuscino e si sedette sul bordo del letto, sbuffando. Un silenzio imbarazzante padroneggiò la stanza per un bel paio di minuti prima che Georgia riaprisse bocca.

-Non...non abbiamo mica...?- balbettò, le braccia chiuse sul corpo come per coprirsi da una nudità inesistente, e Peter che continuava a guardarla stralunato. Il suo cervello era ancora nel mondo dei sogni, o meglio, vista la situazione con cui si era svegliato, sarebbe stato meglio dire “nel mondo degli incubi”.

Poi inarcò le sopracciglia, e si toccò la vita. -Beh, ho ancora addosso le mutande…penso di no?- disse, tirando l’elastico dei pantaloni del pigiama e dei boxer. Gli arrivò un cuscino in faccia a tempo record da parte di Georgia, che in quel momento era la reincarnazione dell’incazzatura umana. Ma nel frattempo, il direttore se la rideva, cosa che mandava lei ancora più in bestia di quanto non lo fosse già. -Se non ti dispiace ora vado a farmi la doccia- affermò poi lei con tono indignato, sparendo poi nel bagno affianco alla camera.









Mi Scorderò Di Te - [Lontano da me] |Piero Barone|La tua prossima ossessione. Scoprilo ora