L'alba non si vide, quella mattina: il tempo non era uno dei migliori, il vento soffiava incessante e impetuoso, e sembrava stesse per piovere. Era mattino presto, e Capitol Hill era immersa nel silenzio. A casa di Peter, regnava la quiete. Il giradischi aveva smesso di suonare, nel camino era rimasta solo la cenere. Peter e Georgia dormivano sul divano, probabilmente ormai del tutto ignari di tutto ciò che era accaduto la sera prima; i postumi di quella serata si potevano notare chiaramente: vestiti sparsi qua e là, bottiglie di alcool mezze piene, o vuote completamente, e ovviamente loro due ancora completamente nudi, stesi sul divano. L'unico rumore udibile sino a quel momento era l'orologio a pendolo, le cui lancette segnavano le sei meno un quarto, e la lancetta dei secondi ticchettava lievemente.
Poi si sentì uno sbadiglio: era Georgia, che si stiracchiava e non si ricordava in che posto fosse. Sapeva solo che lo stomaco e la testa le facevano male, al punto tale di farle venire la sensazione di una forte nausea. Si alzò e corse in bagno, non facendo caso ai vestiti sparpagliati a terra, e si appoggiò al lavandino. Ma quando alzò la testa per specchiarsi, notò le innumerevoli macchie viola sparse sul collo e sui seni...e si accorse di essere nuda. Si voltò verso il pianoforte e i suoi occhi tornarono al mucchio di panni gettati a terra, tra i quali riconobbe i suoi vestiti. E oltre a notare quelli, notò lo sgabello spostato e tutto macchiato. Non era possibile, non aveva potuto. Con le mani sui capelli, in preda al panico, cercò qualcosa per coprirsi. Trovò un accappatoio e se lo mise indosso, poi uscì dal bagno, tornò in salotto e afferrò un cuscino dal divano tirandolo a Peter, che pronunciò un "ahia" con voce ancora impastata dal sonno. – Alzati- ringhiò lei fuori di sé. – Un attimo, mi sto mettendo a sedere, non lo vedi?- rispose lui, cercando i suoi occhiali su un mobiletto lì vicino, dove era appoggiata la lampada. Quando si mise gli occhiali si voltò verso Georgia e rise. – Perché hai il mio accappatoio? Potevi chiamarmi se avevi bisogno di fare una doccia, ne ho un...- ma la frase fu interrotta da Georgia che ora aveva raggiunto i livelli di indignazione. – Non. Prendermi. In Giro- ringhiò ancora, marcando ogni singola parola.
Peter non capiva e si grattò la nuca. – Georgia, non capisco, che sta succedendo?-. Era davvero confuso, fin quando lei non gli indicò il pianoforte. Anche Peter notò i vestiti, e ora il suo sguardo andava da essi a Georgia. – Non è possibile, no, non abbiamo...-
E fu lì che la furia di Georgia si fece sentire: parcheggiò uno schiaffo sulla guancia di lui, che non tardò ad arrossire, e lo fulminò con gli sguardi: - Il cazzo non è possibile! Te lo spiego pure, come è possibile. Ieri abbiamo bevuto come delle spugne, e te ne sei approfittato di me! Ecco com'è andata! E mi hai persino scopata sullo sgabello. E' tutto sporco di...di qualcosa, vai a vedere tu stesso se non ci credi-. Peter si alzò, e dimenticò persino di essere nudo, per questo Georgia gli urlò di coprirsi, e lui si strinse la coperta in vita. Raccolse i panni (sia i suoi che quelli della ragazza), e poi guardò lei, che era fuori di sé. – E non è finita qui- aggiunse Georgia, con veemenza: si scoprì una spalla, e indicò uno ad uno tutti i succhiotti che Peter le aveva lasciato. – E ogni volta che cammino, mi brucia "lì"- aggiunse poi, mentre Peter non sapeva cosa dire, rosso come i suoi occhiali, o forse di più. Si voltò allo specchio e si guardò: anche lui aveva alcune macchie sul collo, solo un po' più chiare di quelle di Georgia. – Si, ma anche tu hai fatto la tua parte-.
Georgia fu spiazzata quando lui le mostrò i suoi lividi: era talmente presa dalla rabbia che non ci aveva nemmeno fatto caso. – Eravamo entrambi ubriachi e abbiamo finito per farlo. E abbiamo anche concluso l'amplesso, a quanto pare- disse Peter, riferendosi allo sgabello macchiato. – Non so davvero come io abbia potuto perdere il controllo, Georgia, bevo da una vita e mi ubriaco da una vita, non mi è mai...- ma lei lo interruppe di nuovo: -Smettila di giustificarti con simili sciocchezze!-
Il volto di Georgia era rosso per l'imbarazzo e rigato di lacrime. Piangeva dalla rabbia che provava. Non le pareva vero. Aveva fatto sesso, col suo direttore, si era ubriacata, quando il suo unico scopo era quello di aiutare Peter, di aiutarlo a riflettere su alcune cose. Quando Peter le mise una mano sulla spalla, lei saltò come se l'avesse toccata con un ferro bollente. Si sentiva uno schifo, non voleva più vederlo, e voleva essere fuori da quella casa immediatamente. - Georgia, siamo stati entrambi. Ti ripeto che eravamo- lo interruppe nuovamente, singhiozzando. – Ti ho detto che lo so. Non serve che tu me lo ripeta, ci sento grazie, e purtroppo l'ho anche visto- disse rapidamente, e si asciugò le lacrime. Peter era mortificato, più che mortificato. Voleva scavarsi una fossa lì davanti, immediatamente se avesse potuto. – Mi sento uno schifo, uno schifo- e fu così che si alzò e si ritirò in bagno. Peter rimase seduto, a passarsi le mani sui capelli, a cercare di poter capire come risolvere la situazione. Ma era sicuro che niente sarebbe riuscito a sistemare niente. Il danno era fatto.
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Mi Scorderò Di Te - [Lontano da me] |Piero Barone|
RomanceLei era tutte le sue canzoni, tutte le sue note scritte sul pentagramma. Era la persona a cui aveva dedicato tutto. Tutto. Le notti intere passate a scrivere testi e melodie a lei dedicate, i viaggi fatti insieme, le cazzate, le mattine a baciarsi...
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