Il sogno

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Il pranzo di Natale ad Amtara fu probabilmente il più triste che Rebecca avesse mai vissuto. Tutti mangiarono pochissimo, con grande indignazione degli Gnomi che si erano prodigati oltre il dovuto per rendere quella giornata tanto speciale. D'altro canto, nessuno si sarebbe aspettato che una notizia così tragica avrebbe spezzato l'incanto della festa.

Rebecca spiluccò qualche pietanza, tanto per mettere qualcosa nello stomaco. La Collins non toccò cibo, nonostante la Rudolf, seduta accanto a lei, la invitasse continuamente ad assaggiare ora questo ora quello.

Rebecca non aveva mai visto la preside così sconvolta. Doveva essere stato un colpo durissimo per lei. Evidentemente conosceva molto bene Bonnie Stage, forse avevano avuto un rapporto molto stretto, o forse la sua disperazione derivava dal fatto che, come pensava Rebecca, Amtara non era una garanzia di successo per le Prescelte. Ogni volta che una Prescelta e un Protetto morivano era una sorta di fallimento per Calì Amtara, e dunque anche per loro. Rebecca era quasi certa che fosse questo il pensiero fisso della preside e che non riuscisse a darsi pace per questo.

Non poteva biasimarla. Doveva essere tremendo sentirsi così frustrati e impotenti, lo capiva perfettamente perché era esattamente così che si sentiva anche lei. Oltre, naturalmente, ad essere arrabbiata praticamente con tutti, con Posimaar per tutto quello che aveva causato, con Calì Amtara per aver creato quella stupida scuola e con gli insegnanti che tenevano lezioni perfettamente inutili.

Sapeva, in fondo al suo cuore, che in realtà l'unico ad avere colpa era solo e soltanto il Demone. Tutto il Mondo Magico Bianco stava combattendo disperatamente una guerra senza nome e cercava di fare tutto ciò che era in suo potere per non soccombere. Ma era così terribilmente ingiusto che a farne le spese dovessero essere proprio le Prescelte! Sì, Rebecca sapeva che erano pensieri tremendamente egoisti, ma non poteva fare a meno di pensarci. Aveva diciotto anni e tutta la vita davanti! Proprio come Bonnie Stage, che aveva forse due o tre anni più di lei.

Mentre pranzava udì una Strega del terzo anno raccontare ad un'altra che Bonnie si era diplomata ad Amtara solo tre anni prima e che la Collins aveva insegnato Gestione Antiveggenza nella sua classe, prima dell'arrivo del professor Cogitus.

Dunque era questo il motivo per cui la Collins stava così male. Bonnie era stata una sua allieva.

Finirono di mangiare in un pesante silenzio. Elettra e Justine sedevano in un angolo, scambiandosi di tanto in tanto qualche parola.

Rebecca non aveva più voglia di parlare, con nessuno. La lunga passeggiata di quella mattina aveva contribuito solo in parte ad alleviare il suo dolore.

Tutte le Prescelte presenti erano profondamente abbattute e Rebecca sapeva esattamente quale fosse il motivo. Ognuna di loro pensava a quando sarebbe toccato a loro.

Bonnie aveva resistito tre anni, duranti i quali si era sicuramente battuta con coraggio contro gli attacchi delle Streghe Nere. Poi, un giorno, il suo coraggio non era bastato più. Era bastata una piccola disattenzione e la sua vita si era spenta.

E loro, quanto avrebbero resistito?

I giorni seguenti trascorsero pigri. Rebecca andava spesso in biblioteca a studiare o a leggere. Era un luogo che amava perché non si veniva mai disturbati da nessuno, e soprattutto adorava il profumo della carta stampata.

Sperava che il silenzio della biblioteca l'avrebbe aiutata a concentrarsi e a togliersi dalla testa il pensiero di quanto era accaduto. Ma non fu così. Ogni volta che apriva un libro, aveva l'improvvisa visione di Bonnie che lanciava la Contromaledizione e la Strega Nera che succhiava via la vita dai corpi esanimi di lei e di Jack.

Per quanto Rebecca cercasse di concentrarsi nello studio, quell'immagine riaffiorava continuamente nella sua testa, fino a che decise che avrebbe ripreso in mano i libri solo dopo il ritorno delle gemelle. Sperava che parlandone con loro si sarebbe tolta quel macigno dal cuore e sarebbe finalmente riuscita a finire i compiti delle vacanze, anche se allora avrebbe avuto pochissimo tempo per farlo. Ma era del tutto inutile perdere ore china sui libri quando la sua mente era altrove.

La Stella di AmtaraDove le storie prendono vita. Scoprilo ora