Capitolo 11-Responsabilità

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Dovevi proteggerla.

Un taglio.

Sei una stupida.

Un altro.

È tutta colpa tua.

Altri cinque.

Sei inutile.

Altri tre.

Non meriti di esistere.

Altri sette.

Lui intanto la osservava in silenzio, senza tentare di fermarla.
Sapeva che se l'avesse fatto sarebbe finita solo peggio.
<<Non doveva succedere! È tutta colpa tua!>> gli urlò contro.
Lui stette zitto, senza ribattere, anche se aveva un dizionario intero da dire.
<<No, è colpa mia. Avrei dovuto evitarlo. Lei...lei è stata violata per colpa mia>> quasi sussurrò.
Voleva piangere, ma non l'avrebbe mai più fatto davanti a lui a detta sua.
<<Ti odio>> disse a denti stretti e guardandolo con disprezzo, <<E mi odio>> continuò la frase perforandosi la carne ancora una volta.
Si mise le mani tra i capelli in modo disperato.
<<Tris...>> tentò di fermarla, non sopportava di vederla in quello stato, ma non lo avrebbe mai ammesso, nemmeno a sé stesso.
<<No>> lo interrompè in un nano secondo, <<Ho bisogno di stare un po' da sola>> disse, indossando di nuovo i suoi pantaloni e recuperando una  sigaretta dal pacchetto comprato la mattina stessa assieme all'accendino grigio.
Lui non provò a contraddirla.
Era a conoscenza che nessuno doveva toccarle Malia, ma il nogitsune ignorò questo fatto, acceccato dalla rabbia.
Si sedette sul pavimento del suo balcone, accese la sua sigaretta e mise di sottofondo "Recovery" di James Arthur.
Non riusciva a togliersi quelle immagini dalla testa.
Il demone l'aveva toccata letteralmente ovunque e lei non riusciva a perdonarselo.
Credeva che avrebbe potuto evitare tutto questo se si fosse stata zitta.

Figurati, non tieni mai la tua boccaccia chiusa.

La riproverò ancora Ruth.

Scoppio a piangere mantenendosi la testa con una mano.
Fece un altro tiro con la mano che le tremava dalla disperazione.
Si sentiva come se fosse successo a sua sorella e in fondo era così.
La banshee avrebbe fatto di sicuro di tutto per la sua migliore amica e il contrario.
Si volevano fin troppo bene.
Se Malia fosse qui e si ricordasse tutto probabilmente le direbbe che non è stata colpa sua e che ha fatto bene a confessarle come si sentiva, ma la nipote di Deaton l'avrebbe ignorata, non ascoltandola.
Si dava sempre la colpa di tutto, si sentiva come la peste.
Pianse fino allo sfinimento.
Sfogò con delle gocce salate tutto il dolore che si era tenuta dentro per troppo tempo.
Aveva una lacera sul petto che nessuno avrebbe potuto ricucire, nemmeno Stiles.
<<Mamma, dove sei? Ho bisogno di te>> singhiozzò guardando il cielo.
Il Void intanto la stava ascoltando e non potè fare a meno di sentirsi in colpa.
La stava distruggendo.

"Andiamo cosa ti importa? Lei è solo un giocattolino e tu un demone, non provi sensi di colpa. Ti stai rammollendo per caso? Smettila!"

Si rimproverò lui nella sua testa.

"Io NON posso provare sentimenti, gli ho provati solo per Shelia e mi basta"

Continuò.

<<Shelia, ho bisogno di te>> si accasciò al muro con sguardo nostalgico.
Quella donna era più che importante per lui.
Era l'unica che gli ha fatto provare davvero dei sentimenti forte che ahimè, lei non ricambiava.
Lei era cieca, ma lui sentiva come se avesse la visione del mondo da un'altra prospettiva.
Si capivano al volo, era tutto perfetto, andava tutto secondo i piani, ma nella vita della donna entrò una nuova persona che le faceva battere il cuore.
Al nogitsune questo non piaceva, oh no, Shelia era solo sua, nessuno doveva guardarla, toccarla o anche solo pensarla.
Era il suo gioiello prezioso.
Le avrebbe dato la vita.
Quell'uomo non gli andava giù, lo odiava.
Iniziarono a vedersi sempre più spesso, escludendo il Void, così da "costringerlo" a rapire la sua amata.
Lei non capiva cosa gli prendesse e lui le confessò i suoi veri sentimenti e la sua vera natura e lei si spaventò e tentò di scappare.
Lei lo reputava un mostro.
Al demone cadde il mondo addosso.
Mai aveva sentito un certo peso al centro del petto.
Ed è lì che per la prima volta una lacrima gli solcò una lacrima, la sua prima ed ultima.

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