Capitolo 24-Oppressione

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Nonostante stesse rifiorendo, continuava a pensare che tutto ciò che era accaduto era stata sua responsabilità, che fosse lei quella pazza e sbagliata.
Nonostante i continui abusi da parte sua, sperava ancora in un suo ritorno, in un suo cambiamento e in una vita insieme, ma esse erano tutte speranze frivole.
Non riusciva a smettere di rimembrare i momenti meravigliosi passati con lui, non rendendosi conto che codesti erano un mare di menzogne e finzione, solo per averla tutta per sé.
Purtroppo però, non riusciva a lasciarsi tutto alla spalle, sognava ancora quella vita insieme che si erano promessi a vicenda.
Avrebbe voluto odiarlo, non averlo mai conosciuto, che un'esperienza simile non accadesse proprio a lei.
Perché proprio a lei? Si chiedeva.
Desiderava di essere stata più forte, meno manipolabile, eppure nelle realtà lei era la vittima perfetta per lui.
Nonostante tutto però, lei lo continuava a sentire accanto alla sua anima, come se fossero legate per l'eternità, il suo istinto le diceva che sarebbe stato lui e soltanto lui, ma non si rendeva conto che non poteva essere lui, assolutamente.
Si chiedeva se lei avrebbe potuto fare di più, continuava ad attribuirsi la colpa, come se la sua mente avesse messo in un angolino remoto i continui soprusi subiti.
Per quale ragione lo continuava ad aspettare nonostante tutto?
Portava veramente poco rispetto per sé stessa, il demone le aveva fatto il completo lavaggio del cervello.
Alla fin fine forse era perché la maggior parte della sua vita era stata costituita da abusi, quindi forse era abituata a quell'idea di amore tossico, per quanto fosse sbagliato.
Amava sentirsi sbagliata, sottomessa a lui, l'importante era che lui fosse soddisfatto, no?
La relazione era stata costruita su ciò.
Eppure non riusciva compiutamente a comprendere che quello sbagliato era quell'essere maligno assetato delle energie altrui perché aveva troppa paura di conoscere l'amore vero per com'era.
Percepiva come se la sua esistenza non avesse più senso, come se la sua vita fosse stata incentrata solo su ello.
Sarebbe sempre stato la sua ferita che avrebbe continuato a sanguinare per il resto della sua vita, poiché purtroppo aveva prosciugato il suo amore per sé stessa per darlo a lui.
Portava rabbia nei suoi confronti, ma per lo più per sé stessa perché non era ancora pienamente sicura che fosse colpa sua, magari era la sua persona a non essere stata abbastanza, chissà.
Nella sua testa era a conoscenza di un futuro con solamente la sua figura e il pensiero di doverlo ricrearlo da zero, senza la sua colonna portante, la distruggeva, avrebbe dovuto riprogrammare ogni cosa.
Credeva che sarebbero stati una famiglia, che avrebbero superato ogni ostacolo, ma era solo un illusione.
L' individuo in questione non si sarebbe mai preso le sue responsabilità e avrebbe continuato a attribuire ogni colpa a Beatrice, lasciando che la sua anima si lacerasse, dandole false speranze su un suo cambiamento quando si sarebbe ripresentato.
Tris bramava con tutta sé stessa quell'"amore".
Ma che tipologia di amore era codesta?
Esso è un sentimento talmente vasto, è passare momenti insieme ma lasciando spazio all'altro in modo che la propria persona possa fiorire, non è oppressione, possessione o ossessione.
L' amore è un sentimento profondo, è spronare l'altro perché tutto quello che desideri è che il tuo partner sia felice e che tu stia bene, che sia reciproco, è essere complici, trovare compromessi, aiutare l'altro a costruire le proprie ali per spiccare il volo più in alto che si può, non spezzarle come l'essere immondo faceva.
Ma a quanto pare, lei non si meritava questo tipo di amore, desiderava quello tossico in cui non c'è risposta dall'altra parte, in cui dai e non ricevi, in cui annulli te stesso.
"Chi altro l'avrebbe mai amata?" pensava, ma quello non era amore, non era libertà era oppressione.
Avrebbe voluto fosse tutto diverso, sognava di avere quel tipo di amore con lui, non quello che l'addolorava.
Per stare con lui era disposta ad accettare tutto però ed era completamente sbagliato, non era amore.
Avrebbe dovuto autotutelarsi, pensare al suo io, ma non faceva altro che riflettere sui suoi bisogni, questo non era quel sentimento tanto leggiadro da liberarti la mente e appesentirti il cuore in modo positivo.
Lui avrebbe anche potuto strapparle l'anima, infatti l'aveva già fatto, ma rimaneva in suo possesso, niente sarebbe cambiato, oramai era devota a lui.
Infondo, neanche il suo era solo amore, era anche dipendenza, una straziante da cui non si poteva uscire, il suo corpo ne era troppo bisognoso.
Quando arriverà a pensare che lei si merita veramente l'amore e non quella specie di situazione?
Quando metterà davanti sé stessa a lui?
Probabilmente mai, era giunta a un punto di non ritorno.
Nonostante il continuo sostegno di tutti, le loro parole di disapprovazione nei confronti della relazione da parte del demone, lei continuava a credere di essere lei quella sbagliata, come sperava lui e quella speranza era diventata la realtà distorta che lui le aveva messo in testa.
Il soggetto in questione era perfettamente a conoscenza del fatto che lei sarebbe stata per sempre sua e ci godeva come non mai, mentre lei aspettava solo il suo amore, benché lei non avrebbe mai cercato di indossare i suoi panni.
La rossa tinta non aveva proprio intenzione di comprendere che quell'amore doveva donarlo alla sua identità, ormai nella sua testa erano così tanto incentrati i bisogni dell'altra persona da dimenticarsi di ella, dei suoi bisogni.
Avrebbe continuato ad aspettare per un amore che non sarebbe mai giunto, poiché non ci sarebbe mai stato un cambiamento da parte sua.
Doveva cavarsela da sola e forse era tutto quello di cui necessitava.
Non bramava altro e nessuno, solo il suo amore, purtroppo malato ed esso l'aveva portata ad ammalarsi anche lei.
Sarebbe rimasto pretendendo di amarla ancora? Pretendo che di non pentirsene?
Sperava allo stesso tempo che un giorno avrebbe smesso di avere bisogno di lui, ma quel giorno non sarebbe mai arrivato.
Se fosse tornato, nella sua mente, quella volta sarebbe stata per sempre.
Avrebbe solo voluto essere il suo rimpianto, tanto da non riuscire a dormire, nonostante le parole sue le avessero compiuto diverse importanti abrasioni.
Stava continuando ad illudersi che sarebbe stato per sempre, che lui sarebbe tornato e lei sicuramente non avrebbe ceduto.
Il Void accendeva il mondo della banshee per un istante e poi la luce svaniva.
Quell'amore non era un terreno fertile, per niente.
Solamente lui la saziava, sebbene non le dava niente.
Sarebbe sempre ritornata da lui, in qualsiasi circostanza, oramai era promessa a lui, se l'era promesso.
Tris continuava a ripetersi che ci sarebbe passata sopra, che non nutriva più amore nei suoi confronti, ma sapeva benissimo che sotto sotto non era così, che era ancora desiderosa del suo tormento.
Per colpa sua è stata portata ad odiarsi, a farsi del male, a pensare di farla finita, eppure lei lo desiderava ancora.
Letteralmente voleva tornare nella tana del lupo.
L' aveva usata, straziata, strappato l'anima, lui poteva fare quello che bramava con lei, poiché Tris sarebbe rimasta, non avrebbe cambiato idea.
Non riusciva a lasciarlo andare, a detta sua non ne aveva proprio il potere.
Malgrado stesse finalmente sperimentando per la prima volta in vita sua un rapporto che piano piano stava risultando sano con la sua persona, era presente quella parte vuota dentro di sé che ostacolava la sua crescita personale.
La parte divertente è che lui pensava veramente fosse quella sbagliata, non si metteva mai in discussione, attribuiva costantemente la colpa a Tris.
Lui era in ragione secondo il suo parere, perché avrebbe mai dovuto amare qualcuno se quando ci ho provato ne sono uscito addolorato?
Le persone sono oggetti da usufruire, anzi non persone, fonti di energia da cui prosciughi essa, lasciando la persona spenta, con la realtà completamente distorto dalla tua manipolazione emotiva.
Per questo essere era giusto, doveva proteggersi perché altre persone non lo hanno fatto con me.
La fece addirittura arrivare a pensare di voler essere stata un'altra ragazza, perché non si sentiva abbastanza per lui, in quanto non era mai compiaciuto.
Inoltre, nonostante Tris avesse la paura dell'abbandono, il Void ha comunque preso la decisione di eseguirlo, solo per darle un silenzio punitivo straziante scartandola come se non avesse un valore come persona e emotivamente per lui.
Ello non apparteneva all'intelligenza emotiva, non ne era nemmeno a conoscenza di cose fosse, ne era completamente estraneo.
Eppure Beatrice continuava ad aspettare un suo ritorno per poter stare con il nogitsune, benché dovesse invece lasciarlo andare e pensare a sé stessa.
Non avrebbero mai trovato il modo.
Tris gli aveva lasciato il suo cuore, lui l'aveva avvelenato e si è tenuto il suo.
Avrebbe dovuto preferire sentirsi vista e viva piuttosto di morire sotto il suo punto di vista.
Ma alla fine, che cosa è presente di nocivo nel veleno, no?

Angolo autrice:

HIII GUYSSS HOW ARE YAAA?
Adorato scrivere questo capitolo mi mancava un sacco scrivere mamma mia.
Sono proprio soddisfatta di questo capitolo honestly, spero piaccia anche a voi amori miei :)
Vi auguro una buona giornata remember to slay always!

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⏰ Ultimo aggiornamento: Jun 02, 2025 ⏰

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