Proprio come avevo dedotto trovai il portone aperto, sicché vi entrai e lo richiusi alle mie spalle con la massima celerità, per evitare a Jamie la tentazione di seguirmi al suo interno. Ero intenta a non rallentare l’andatura urgente e celere che avevo adottato se non fosse stato per il turbamento che m’immobilizzò nel vedere l’inusuale fonte di illuminazione che, già da prima, aveva catturato la mia attenzione: un manto di fuoco era sospeso sopra la mia testa, schiacciato al soffitto, con le fiamme che si agitavano avvolgendosi tra loro. Ma non solo, serpenti di fuoco si s’intrecciavano lungo il corrimano delle scale, proseguendo quindi anche ai piani superiori. La magia con cui questo si trovava ad aleggiare nell’aria –senza né bruciare, né privare la struttura del suo gelo immane- doveva essere terribilmente forte.
Digerita quella visione, mi fiondai sulle scale attraversando senza ulteriori indugi i tre piani che mi ero ritrovata a percorrere ogni mattina. Infine, arrivai al quarto piano.
La porta dell’ufficio della Delacour era aperta; qui dove il soffitto era più basso, le fiamme parevano braccia incandescenti pronte ad acciuffarmi.
Il breve tratto di corridoio che mi separava dall’entrata diventava sempre più lungo ad ogni mio passo, così, quando mi posizionai sul vano della porta il pensiero di non avere più spazio per i ripensamenti quasi fu inebriante.
Dovevo affrontarla, come non avevo mai fatto prima.
Trovai la Delacour impegnata a carezzare il volto di suo marito impresso nel dipinto.
-“E’ venuta da me, proprio come avevo pensato.”
Mi fece impressione vederla parlare al ritratto; la manifestazione del suo lucido delirio in tutta la sua essenza.
-“Finalmente io potrò raggiungerti, Demetrio, e insieme ci riprenderemo la vita che ci spetta.”
-“Tu non la meriti quella vita. Quell’eternità”, esordii, con quanto più disprezzo possibile. La vampira si girò con calcolata lentezza.
Aveva gli occhi sferzati di rosso, il volto tirato, forse stanco, e i capelli raccolti nella sua solita acconciatura. Mi venne da ridere nel vedere che indossava quel vestito lungo e azzurro con cui l’avevo vista per la prima volta, anche perché io –da sotto il cappotto di cui mi ero privata strada facendo- avevo casualmente scelto di indossare lo stesso maglione bianco e gli stessi jeans con cui mi ero presentata in quell’inferno. Che ironia.
-“Ho aspettato questo momento da tutta una vita, Emily Collins, tanto che ora sento che il senso della mia esistenza si possa completamente condensare in questo attimo.”
-“Hai ucciso i miei genitori”, ringhiai, entrando nella stanza.
Il suo sguardo scivolò dai miei occhi, indugiò sul morso inferto da Tom al lato del collo e poi percorse la lunghezza del mio braccio per verificare con i suoi occhi che, sì, la daga che stringevo nel pugno era proprio quel pugnale.
-“L’ho cercato da tutta una vita”, disse eludendo la mia accusa,-“alla fine è riuscito ad arrivare a te, che non hai mai fatto niente per cercarlo. Io che ho votato la mia vita per averlo sono costretta a mirarlo nella tua mano.”
-“Perché è in questa mano che deve stare!”
-“Ma i tuoi genitori non hanno fatto in tempo a spiegartelo.”
-“Perché tu li hai uccisi”, ripetei.
La Delacour camminò fino alla finestra ancora spalancata, senza smettere di osservarmi. Se fossi stata più consapevole del peso del mio nome da Cacciatrice, avrei sicuramente pensato che l’emozione che attraversava i suoi occhi fosse paura. Invece, quella che io avevo scambiato per paura doveva essere fretta, bramosia, eccitazione per il termine della ciaccia in cui io ero stata una preda miserabile.
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Going Under
Vampire[DA REVISIONARE] Quando la giovane Emily Collins mette piede nel collegio più cupo e spaventoso di Londra non sa che la sua vita sta per cadere in un mondo oscuro fatto di sangue e creature che credeva vivere solo nei suoi incubi. Quando pensa che l...
