15. Nient'altro che ombre

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pulvis et umbra sumus.
                                             Orazio

Che utilità c'era nelle scienze sociali? In quanto amante della matematica preferivo studiare i numeri che le persone. I numeri non tradiscono e non si tradiscono mai. Si comportano sempre allo stesso modo applicando determinate regole.

Le persone sono sempre state imprevedibili, traditrici, influenzabili, manipolabili, volubili. La maggior parte delle volte non le trovi là dove le lasci.

Purtroppo però era una delle materie obbligatorie di tutte le hight school, per cui mi sarei dovuta necessariamente arrendere a studiarla.

Ero stata chiusa in casa tutto il pomeriggio a studiare tutto fuorché le materie che amavo. Non ero riuscita a togliermi dalla testa la conversazione con Aster finché non ero andata a letto. Al mio risveglio il tempo aveva deciso di scatenare l'inferno.

Pioveva così tanto che al notiziario regionale temevano si sarebbe abbattuto un uragano sulle coste della California. Era perfino caduto un piccolo albero nel cortile di un vicino.

Il bel parco delle rose accanto alla mia camera era stato completamente inondato e i fiori uccisi. Sembrava che il cielo piangesse un defunto.

"Sei sicura di voler andare a scuola anche con questo tempo?" mi stava dicendo la mamma mentre mangiavo una ciotola di cereali in cucina.

Il tempo rifletteva anche un po' il suo aspetto. I bei capelli erano legati in uno chignon disordinato e i tratti del viso emettevano una sensazione così profonda di stanchezza da farmi sbadigliare.

"Non posso mancare mamma" dissi distrattamente.

Non puoi o non vuoi?
Ma non te la prendi mai una pausa?
No

"Christian non ci sarebbe andato con questo tempo. Forse non ci andrà in effetti" sospirò la mamma.
"Infatti lui non è stato ammesso ad Harvard" non potei trattenere la risposta carica di sarcasmo e superbia.

Credo che quel temporale avesse voluto darmi una bella lezione di umiltà. Arrivai a scuola con i vestiti zuppi d'acqua. Pensai che non mi fosse venuto un accidente quel giorno non mi sarebbe venuto più.
Passai per i corridoi pieni di studenti e notai che la mia situazione non era troppo singolare. Anche i ragazzi che di solito si attardavano in cortile fino al suono della campanella si erano rifugiati all'interno per sfuggire alla pioggia.

Vidi in lontananza un ragazzo che si strizzava la felpa da cui usciva almeno un litro d'acqua e pensai che dopotutto poteva andarmi peggio.

"Mio dio sembra che ho fatto la lotta con acquaman" dissi avvicinandomi a Sarah che nel frattempo stava prendendo i libri dall'armadietto come se niente fosse.
I suoi capelli rossi erano ordinati e i vestiti asciutti come se le nuvole si fossero diradate sopra la sua testa.

Voltò verso di me un viso perfetto senza neanche una goccia d'acqua o sudore. Mi squadrò da capo a piedi senza malizia o presunzione e sollevò le labbra in sorriso.
"In effetti hai un aspetto orribile"

Decisi di rimediare al suo stato di impermeabile umano scuotendole l'ombrello bagnato in faccia. Lei emise un gridolino di sorpresa che fece voltare un paio di ragazzi dall'armadietto accanto e mi spinse delicatamente per farmi smettere.

Risi vedendola asciugarsi quei pochi schizzi come se fossero la cosa più fastidiosa del mondo.
"Non è divertente! Mi hai bagnata tutta" esordì la mia amica con voce acuta.
Questo mi provocò solo altre risate, così forti da farmi piegare in due dal mal di pancia.

I sorrisi sfumarono però quando vidi Lucas e Will dall'altra parte del corridoio. Un po' mi indispettì il fatto che non fossero venuti vicino a Sarah perché c'ero anch'io. In realtà io non avevo nessuna colpa nella situazione di JJ, Mason, Aster e loro. Mi venne il dubbio che potesse esserci un altro motivo.

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