Capitolo 9

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Sono tornata a New York da ormai quattro giorni, anche se mi sembra che sia passata un eternità da quando ho lasciato la mia camera d'albergo.

Tornare in Italia dopo tanto tempo mi ha risollevato il morale. Quando ho deciso di lasciare il mio paese volevo cambiare vita e ricominciare da zero e l'ho fatto. Mi sono lasciata alle spalle il mio passato e ricordi dolorosi. Nonostante ciò però mi manca l'Italia, mi manca il cibo, il mare, il sole.

Qui a New York mi trovo bene, era il mio sogno vivere in America però l'Italia rimarrà sempre la mia vera casa.

In questi giorni Andrew non mi ha rivolto la parola. O meglio, le sue uniche frasi sono state "sposta la riunione a domani", "chiama il signor Johnson", "ordina il pranzo" e bla bla bla.

Siamo tornati al punto di partenza. E io che pensavo che avessimo fatto dei progressi ma mi sbagliavo di grosso.

Non so cosa sia successo e perché si stia comportando così. L'unica cosa di cui sono certa è che ha cambiato atteggiamento subito dopo aver parlato al telefono con Camilla. Chissà cosa gli ha raccontato quella stronza! Sicuramente si sarà inventata qualcosa perché io non ho fatto nulla di male, di questo ne sono più che convinta. Probabilmente la sua è solo una tattica per farmi apparire male agli occhi del suo fidanzato. Ma io non me ne starò con le mani in mano, se mi attaccherà di nuovo passerò al contrattacco. Sono stufa di stare zitta e di permettere agli altri di fare di me ciò che vogliono.

- Drin. Drin. Drin -

Corro verso la scrivania e rispondo immediatamente al telefono.

- ufficio del signor Silver - rispondo in modo deciso

- portami le pratiche dell'accordo Mayer - dice con tono grave e riattacca

Ma buongiorno anche a te Andrew! Molto gentile come sempre.

Metto giù il telefono e sbuffo. Perché si comporta così? Sono la sua segretaria, non la sua cavolo di schiavetta.

Apro il cassetto degli archivi e cerco la cartelletta da portare al capo.

Esco di corsa dal mio ufficio e vado a sbattere contro Henry.

- ciao splendore! Dove vai così di fretta? - mi chiede con il suo solito sorriso da seduttore

Devo ammettere che Henry è veramente un uomo affascinante, si vede che ci sa fare con le donne.

- scusa Henry sono di fretta! Devo correre dal capo - dico tutto d'un fiato

- immaginavo! Almeno ti tratta bene? - mi chiede con sguardo indagatore

- diciamo di sì, dipende dal suo umore -

- allora stasera vuoi uscire con me? Ti porto in un bel ristorantino -

Povero, è da quasi due mesi che mi chiede di uscire e gli ho sempre dato buca, prima o poi dovrò accontentarlo. Ma sfortunatamente non è lui l'uomo con cui vorrei un appuntamento.

- mi dispiace Henry ma sono già occupata, magari un'altra volta eh - rispondo sorridendo, spero che non la prenda male

- prima o poi cadrai ai miei piedi - dice facendomi il baciamano

Sì, aspetta e spera!

- ci vediamo - dico correndo verso l'ufficio

Spero solo che il capo sia di buon umore oggi.

Busso alla porta del sul ufficio ed entro.

- ecco il fascicolo! - esclamo

- alla buon ora! - dice in tono burbero - dove sei andata a prenderlo? Dall'altra parte del mondo? - chiede ironico

- scusami Andrew, ma ho incontrato Henry mentre venivo qui - dico cercando di scusarmi

Si alza dalla sua poltrona e va verso il suo archivio.

- prima di tutto non mi chiamare Andrew. Io sono il tuo capo e mi darai del lei. Puoi chiamarmi signor Silver oppure Presidente. Mi sono accorto di averti dato troppa confidenza e non va bene. Non ho mai permesso a nessuno di chiamarmi per nome, solo i miei famigliari e amici intimi mi chiamano così. Ah dimenticavo e anche la mia fidanzata. L'hai conosciuta vero? Mi ha detto cose interessanti su di te. E pensare che ti facevo una ragazza ingenua e semplice, ma dopo quello che ho scoperto ho cambiato idea -
mi dice girato di spalle

Non ha neanche il coraggio di guardarmi in faccia. Ma chi so crede di essere!

- non so di cosa stia parlando - rispondo con tono freddo

- sto parlando del fatto che ti sei scopata metà ufficio in soli due mesi. Ti sei data da fare, potrebbe essere un nuovo record - risponde ancora senza degnarmi di uno sguardo

- cosa?!? - sbraito

- abbassi la voce, mi sta dando sui nervi -

- io urlo quanto voglio visto che lei mi sta offendendo, caro mio Presidente -

Finalmente mi guarda negli occhi, è arrabbiato, glielo si legge negli occhi, ma io lo sono ancora di più.

- la smetta di fare l'ironica e mi porti rispetto, altrimenti la porta è quella - dice indicando l'uscita

Stai calma, Mia. Ti serve il tuo lavoro, altrimenti come paghi le bollette?

- mi scuso per aver alzato la voce però mi deve lasciar spiegare - dico abbassando la voce

- non ho tempo per sentire le sue stupidaggini - dice risiedendosi dietro la sua scrivania

- lei mi ha appena dato della poco di buono e io ho tutto il diritto di difendermi! - esclamo puntandogli l'indice contro

- non se le cose che ho detto sono vere. La facevo più furba e invece è andata a vantarsi di aprire le gambe proprio con la mia fidanzata -

- IO NON HO APERTO LE GAMBE A NESSUNO - scandisco bene le parole

Mi sento una stupida. Sono qui di fronte al mio capo a dirgli che non sono una ragazza facile. Come ho fatto ad arrivare fino a questo punto?

- mi sento terribilmente offesa, non ho fatto nulla per meritarmi tutto questo - dico con voce tremante

Mia, resisti. Non piangere davanti a lui.

- doveva pensarci prima - dice tranquillo, come se non avesse appena accusato una ragazza di 23 anni di essere una facile

- io non capisco cosa ho fatto per ritrovarmi in questa situazione. Ho fatto l'amore con un solo uomo in tutta la mia vita, con la persona che pensavo di amare e che mi ha tradito fregandosene dei miei sentimenti - e una lacrima scende rigandomi il viso

- perché mi sta facendo questo? Che cosa ho fatto per meritarmi una simile umiliazione? Ho sempre svolto il mio lavoro egregiamente, mi sono sempre comportata con dignità ed educazione -dico asciugandomi la guancia con una mano

- Se pensa veramente che sia una prostituta allora me ne vado - dico raggiungendo la porta

- non sarà difficile trovare un'assistente migliore di lei. Ora se mi vuole scusare... - termina con freddezza riprendendo il suo lavoro

Apro lentamente la porta dell'ufficio sperando che cambi idea e che si scusi con me ma nulla. Rimane in silenzio. Probabilmente non si è nemmeno accorto che sono ancora qui. Mi faccio coraggio ed esco chiudendomi la porta alle spalle.

Ho lasciato l'Italia sperando di ricominciare una vita migliore. E invece eccomi qui, pronta a ricominciare tutto da capo.

Mr. Silver (Incompleta)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora