Capitolo 10

7K 259 9
                                        

Cammino verso il mio ufficio con le lacrime agli occhi.

Come ho potuto pensare di poter iniziare serenamente una nuova vita? Perché ho permesso che mi trattasse in questo modo? Cosa ho fatto per meritarmi questo? Mi ero illusa di poter tornare ad essere felice e per qualche motivo ce la stavo facendo.

Lo sai benissimo qual è il motivo. O meglio, chi è. Andrew.

Pensavo che i suoi modi burberi fossero acqua passata e che finalmente si fosse aperto con me. Ne ero convinta e invece mi sbagliavo, di nuovo. Sembra quasi che vada di proposito in cerca di guai ma posso assicurare che non è così. Sarà il destino? Non lo so, ma non posso pensare di poter vivere per sempre così, eternamente in cerca di qualche attimo di felicità.
Maledetto destino.

Entro nel mio ufficio e sbatto la porta. Fortunatamente non ho incontrato nessuno per i corridoi, altrimenti cosa avrei potuto dire? Che il capo mi ha appena licenziata perché mi considera una puttana? Pensavo che queste cose succedessero solo nei film e invece no. Ma come al solito devo provarle sulla mia pelle per averne conferma.

Cosa dirò ai miei colleghi? Cosa dirò a Lauren? Finalmente avevo trovato un'amica con cui parlare e confidarmi.

Mia, non preoccuparti di questo. Loro sono abituati a questo via vai di assistenti, non ricordi?

È vero, sono solo una delle tante assistenti che si susseguono nel corso dell'anno. Penso che dopotutto mi si andata abbastanza bene, sono durata per ben due mesi! Quasi un record.

Caccio i miei pensieri in un angolo e inizio a raccattare le mie cose. Dopotutto ho i prossimi giorni e anche le notti per dare sfogo ai miei pensieri.

Prendo gli scatoloni che avevo piegato e messo nell'armadio e inizio a riporvi i miei oggetti personali.

Stacco i quadri che avevo appeso ai muri e li appoggio sul divanetto. Li metto uno sopra l'altro e li copro con degli stracci.

Apro i cassetti della mia scrivania e prendo la mia agenda, calendari vari, giornali, caramelle e cioccolatini che tenevo di scorta in caso di fame improvvisa e butto tutto nel primo scatolone.

Prendo dall'armadio le mie scarpe e i cambi che tenevo in ufficio in caso di emergenza.

- toc toc - bussa qualcuno alla porta

Mi asciugo immediatamente le guance bagnate dalle lacrime che continuano a scendere

- un attimo - urlo ma qualcuno apre la porta noncurante della mia risposta

E la persona che entra nel mio ufficio è l'ultima che avrei voluto vedere.

Camilla.

- ah vedo che Andrew ti ha già dato la magnifica notizia! - esclama compiaciuta

Non rispondo alla sua provocazione, non voglio abbassarmi ai suoi livelli.

- perché non rispondi? Ti hanno mangiato la lingua? - dice prendendosi gioco di me

Se non taci mangio la tua di lingua, stronza!

- non mi interessa parlare con gente come te - rispondo continuando a mettere le mie cose negli scatoloni

- ti avevo avvisata, mia cara. Nessuno vince contro di me. Sai, la prima volta che ti ho vista ho pensato che fossi una tipa tosta. Pensavo che ti saresti ribellata almeno un po' al tuo licenziamento e invece eccoti qui tutta mogia, a piangere come una bambina - dice ridendo

- perché sei così? - chiedo senza guardarla

- così come? - chiede lei incuriosita

- così stronza e manipolatrice. Lo sai che quello che fai indica che sei una persona fragile? Di cosa hai paura? -

- io non ho paura proprio di nulla - dice ridendo
- sto solo difendendo ciò che è mio. Andrew è mio e nessuno deve avvicinarsi a lui. Non hai la minima idea di cosa potrei fare a una come te - dice avvicinandosi e prendendomi per il mento

Mi obbliga a guardarla negli occhi - una come te la potrei distruggere -

- sei solo una pazza egoista. Perché hai così paura che una donna si avvicini al tuo uomo? Non ti ritieni abbastanza? È di questo che hai paura, eh? -

Non faccio in tempo a finire la frase che mi colpisce con uno schiaffo in pieno viso.

Mi porto le mani sulla guancia infuocata e la guardo dritta negli occhi.

- tu sei solo una pazza e quando Andrew si accorgerà di chi sei ti lascerà sul ciglio di una strada - sbotto

- tu sei solo una puttana! - urla spintonandomi fino al divano

- lasciami! - esclamo cercando di divincolarmi

- cosa succede qui? - chiede in tono grave Andrew varcando di corsa la porta del mio ufficio

- è stata lei a iniziare - dice Camilla tra i singhiozzi
- ha iniziato a spintonarmi e mi ha dato anche uno schiaffo coprendomi di insulti -

Andrew la prende tra le braccia cercando di calmarla.

Ma veramente crede a queste stupidate?

- non è vero! È stata lei a schiaffeggiarmi - urlo cercando di difendermi

- Andrew, tesoro, non ascoltarla. Non vedi che è una persona instabile? -

- sei tu la persona instabile! Sei una pazza - grido avvicinandomi a lei

- basta! Mia, prendi le tue cose e non farti più vedere - dice allontanandosi dall'ufficio con Camilla stretta tra le sue braccia

- spero solo che ti renda conto in fretta di che razza di persona stai proteggendo - dico tra le lacrime

- tu non vali nulla in confronto a lei. Non azzardarti più a rivolgerle la parola o a sfiorarla o te la dovrai vedere con me - ed esce a grandi falcate dal mio ufficio lasciandomi sola.

Nelle ore successive impacchetto tutte le mie cose e saluto i miei colleghi. Non sanno di preciso cosa sia successo, hanno solo sentito la litigata con Camilla ed Andrew ma non mi hanno chiesto nulla a riguardo.

Ho visto Andrew andare via verso le 5 del pomeriggio. È passato dritto davanti al mio ufficio senza degnarmi di uno sguardo. Meglio così, probabilmente in questo modo mi sono risparmiata ulteriori insulti.

Prendo la cornice con la fotografia della mia famiglia e la metto nello scatolone. Ho preso tutte le mie cose e sono pronta ad andare.

Ma prima devo fare un'ultima cosa. Apro il terzo cassetto della mia scrivania e tiro fuori un libro. L'ho comprato durante la mia permanenza a Roma. Appena l'ho visto non ci ho pensato due volte e l'ho acquistato per Andrew.

È una raccolta di tutte le poesie e frasi celebri di William Shakespeare. È in lingua originale ma ha anche la traduzione in italiano a fianco.

L'ho comprato per il compleanno di Andrew ma dato che questo sarà l'ultimo giorno alla Silver Company ho deciso di lasciarlo sulla sua scrivania.

Prendo un post it e lo appiccico sulla copertina del libro.

Auguri di buon compleanno in anticipo. L'ho comprato pensando a te, spero ti piaccia.
Mia

Lascio il libro sulla sua scrivania ed esco dall'ufficio.

Mi guardo intorno cercando di memorizzare ogni più piccolo particolare. Ho passato due mesi splendidi qui e ho conosciuto persone fantastiche. Mi mancheranno i miei colleghi, mi mancherà il mio lavoro ma soprattutto mi mancherà Andrew.

Mr. Silver (Incompleta)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora