Capitolo 9

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Mi gelai in un secondo, Paolo era fuori la porta e ad aprirgli era andato proprio Davis.
Nonostante ciò, il mio desiderio istintivo era più forte di ogni altro evento esterno e continuai a baciarmi con Ludovico.
La sua lingua penetrava all'interno della mia bocca, era morbida e i suoi movimenti circolari mi provocavano un gemito di piacere. La sua mano, invece, continuava a passare lungo tutto il mio corpo, scoprendo di ogni millimetro la mia pelle ormai nuda al suo contatto. Ora, nuda, facendolo sdraiare a terra, mi avvicinai, squarciando ogni velo di indifferenza tirato su poco prima. Mi misi a cavalcioni sopra di lui, e gli tolsi la maglietta nera che portava lasciandolo completamente a dorso nudo.
Il calore del sua pelle avvampava sopra il mio, le sue mani erano possenti e mi facevano sua ad ogni gesto. Era un impulso di emozioni, di desiderio, soprattutto, non riuscivo a farne a meno e più mi guardavano e più la cosa mi eccitava.
Davis era completamente indifferente a quanto stesse accadendo, parlava con Paolo cercando di farlo andare via dal camerino, ma la sua voce autoritaria non bastò, perché lui rimase lì a guardarci.
"Beatrice ma cosa fai?" disse Paolo.
La sua espressione era perplessa, i lineamenti si fecero duri, io tuttavia non riuscivo a farne a meno, volevo Ludovico, volevo Davis, volevo Paolo, volevo il desiderio che cresceva dentro di me, le loro mani che si dimenavano lungo il mio corpo, che mi prendevano, mi facevano proprie, che mi desideravano, e forse mi uccidevano ad ogni colpo.
"Beatrice forza andiamo" disse Paolo, avvicinandosi a me e cercando di tirami su. Non ascoltai, anzi mi tolsi la maglietta e mi avvinghiai completamente sopra il petto di Ludovico che continuava a tenermi stretto fra le sue braccia, lo baciavo profondamente e la mia lingua passò lungo le sue labbra morbide, lui mi diede un leggero mozzico e con la sua mano prese la mia testa per tirarla giù, io lo seguii, gli slacciai i pantaloni e li tirai giù, iniziai a dare leggeri baci, mentre le mie due mani gli passavano intorno facendo aumentare ancora di più la sue erezione. Mi girai verso Davis, cercando un suo appoggio, ma lui distolse lo sguardo continuando ad esortare Paolo ad andarsene e a lasciarci soli.
Lo portai tutto fuori e lo iniziai a leccare, dal basso verso l'alto, e alzando gli occhi potei notare l'espressione soddisfatta di Ludovico. Prese i miei capelli in un presa molto forte e, tirò su la mia testa fino a farmela ributtare giù mettendomelo tutto dentro la bocca. Respiravo appena, e iniziai a sentire leggeri sforzi di vomito, non riuscivo a staccarmi da quella presa, lui continuava a far alzare e abbassare la mia testa e ad ogni colpo che mi ributtava giù iniziavano a uscire lacrime dai mie occhi.
"Basta, guarda cosa le stai facendo." urlò Paolo, dando una spinta addosso a Davis per cercare di togliersi dalla sua presa. Venne verso di me e mi prese portandomi di nuovo in piedi e circondata dalle sue braccia mi appoggiai a lui, a quel corpo sconosciuto, che forse mi aveva salvato.
"Lei viene con me, non è al sicuro con voi due." disse Paolo tenendomi stretta fra le sue braccia. Io non riuscì a dire neanche una parola, mi girava la testa e piano piano stavo riprendendo il respiro.
"Cosa vuoi fare? Vuoi andare con lui?" mi urlò Davis in faccia.
Non risposi, non riuscivo più a capirci niente, le mie gambe si fecero molli, non stavo bene.
"Non vedi che non riesce neanche a rispondere? Che non è nel pieno delle sue facoltà, quello tirava la sua testa talmente in basso che le faceva mancare il respiro." disse Paolo, con un tono autoritario.
"Viene con te, ma tu non ti azzardare a toccarla, lei è mia. Chiaro?" gli rispose Davis.
Le braccia di Paolo circondarono il mio corpo, sentii che mi prese in braccio ed io mi rannicchiai sopra la sua possente spalla. Il suo corpo emanava calore ed io iniziai a baciargli delicatamente il collo.
"Stai ferma. Non lo fare"
A quel comando tornai buona, e chiusi gli occhi lasciandomi trasportare da lui.
Cosa voleva lui da me? Perché era entrato nel mio camerino, voleva forse dirmi qualcosa? Per ora sapevo soltanto che mi aveva trascinato via da un circolo vizioso che senza di lui non sarei mai riuscita a tirami fuori. Mi posò sul sedile della sua macchina, mi chiuse lo sportello e fece il giro per mettersi dalla parte della guida.
Cercai i suoi occhi, ma lui non mi guardò, era indifferente tanto che non parlò durante tutto il viaggio.
Cosa avevo fatto? Mi ero ridotta ad umiliarmi talmente tanto davanti a tutti quegli occhi, i suoi stessi occhi che ora neanche mi guardano. Di lui ricordo solamente quel piccolo sguardo rubato nel camerino, uno sguardo di disprezzo. Non volevo, ero cambiata, in peggio, amavo il sesso, ma questo mi aveva portato all'autodistruzione, ero schiava di quel desiderio carnale che dentro di me si accendeva come un fuoco, non lasciando più posto a nessun altro sentimento.
Arrivammo davanti ad un'immensa villa, il cancello si aprì e con la macchina entrammo dentro, c'era un lungo viale fatto di ghiaia bianca che era in contrasto con il verde del prato, una grande piscina situata al lato destro del viale seguita da un grande gazebo bianco sotto cui vi erano tavolini e sedie di legno.
La casa era immensa ed il colore grigio della facciata andava ad armonizzare e ad amalgamarsi con l'esterno. Era la villa dei sogni, quella che avevo sempre desiderato da bambina.
"È bellissima" furono le uniche parole che riuscirmo ad uscire dalla mia bocca, il mio sguardo invece continuava ad andare in giro per scoprire ogni piccolo dettaglio come aiuole di fiori rosa, grandi alberi e statue bianche.
Tuttavia lui non rispose, scese nel garage e spense la macchina.
Io aprii lo sportello ed uscii richiudendolo alle mie spalle.
"Andiamo dentro, seguimi." mi disse lui, ma sul suo volto non ci fu neanche un sorriso, era minaccioso.
Io annuii e lo seguii senza controbattere. Entrata dentro notai una grande scalinata al centro, un lampadario in alto fatto di cristallo che illuminava tutta la stanza, il pavimento era di un nero brillante tanto che riuscii a specchiarmi. Lui andò verso destra, dirigendosi in quello che presumo sarebbe stato il salotto, io lo seguii.
Mi misi seduta accanto a lui sul divano, mi guardò negli occhi, e nei suoi occhi color nocciola, mi immersi completamente. Erano un mondo da scoprire, donavano una luminosità a tutto il suo volto bel delineato, era bello guardarlo, era come se già lo avessi scelto ancora prima di conoscerlo. Mentre io gli mostrai un leggerlo sorriso, lui rimase impassibile.
"Perché lo fai?" domandò.
"Faccio cosa?" risposi cercando di far finta che per me non fosse niente di così tanto grave.
"Donarti agli occhi di tutti." disse, serrando la sua mascella.
Non risposi, ero imbarazzata, chi mai era lui da farmi tutto questo effetto? Mi riusciva a controllare con un semplice sguardo. L'unica cosa che riuscii a fare era girare il mio sguardo e mordermi il labbro inferiore.
La sua mano prese il mio viso e lo girò portandomi davanti ai suoi occhi.
"Sarebbe educazione guardare le persone quando ti parlano." disse con tono autoritario.
A quegli occhi non riuscivo a resistere, erano così profondi che ti penetravano dentro, ti facevano sentire viva.
Il suo corpo immobile mi provocava un desiderio irrefrenabile, volevo baciarlo, sentire il suo profumo, le sue mani.
Non resistetti e mi avvicinai, iniziai a baciargli il collo, andai poi verso le sue labbra passandoci sopra la mia lingua, ma lui restava immobile, non faceva segno di approvazione.
"Ti piace giocare in questo modo?" disse, scostandosi dalla mie labbra e guardandomi intensamente.
Io annuii, quel suo non volermi mi stava facendo impazzire.
"Ora giochiamo a modo mio e vediamo se ti piacerà ancora."

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