primo giorno con lei
Le manette che mi vincolano i polsi si stringono alla mia carne.
Un colpo deciso.
Apro gli occhi, sento gli anelli della catenina uno per uno, mentre si uniscono in una fusione di patimento e sofferenza con la mia pelle.
Sara è ancora a bocca aperta, intenta ad analizzarmi con i suoi occhietti, per capire da ogni mia piccola microespressione quanto vero e puro fosse davvero il dolore che lei mi procurava, con il suo ruotare, lentamente, sempre di più, la penna del controllo.
Non c'è crudeltà sul suo volto, né tanto meno paura o compassione per me.
Gode di quel momento unico, desidera superare i suoi limiti, gli estremi di cui viveva, come diceva lei... E sento che si forma questa connessione, questo legame indissolubile tra di noi, c'è la volontà di superare quei limiti... Insieme.
Quella volontà io la manifesto nella mia iniziale impassibilità, cerco di non emettere un gemito, nessun rumore in assoluto e di distendere il viso, evitando smorfie di dolore, il mio obbiettivo è non darle nessun motivo per fermarsi, per provate pietà, voglio vedere fin dove riesce a spingersi, darle la massima fiducia.
C'è un silenzio solenne, la mia pelle diventa rossastra, sento caldo, tremo leggermente, il dolore comincia ad essere ingestibile.
La penna scorre inesorabile nel compimento del suo lento giro della sofferenza.
La mia bocca si apre, devo riprendere aria, la mia posa inflessibile viene spezzata da un gemito.
Comincio con lenti respiri che si trasformano in pochi istanti in un affannoso ritmo di ventilazione.
Il mio petto si contrae e distende vistosamente.
Ora la mia sofferenza non è più nascosta, ma manifestata con evidenza alla mia esecutrice dal mio corpo, su cui non ho più nessun controllo.
Il dolore fa cedere prima il corpo, che ora è totalmente nelle mani di lei.
Dopo è il turno della mente.
La sofferenza ti porta a pensare in fretta e freneticamente.
La paura è il sentimento prevalente.
Se avessi riposto male la mia fiducia? E se continuasse a stringere fino ad uccidermi? È troppo presa da quello che fa, non conosce ancora ne il suo limite ne la mia resistenza.
La penna completa il suo giro.
Sara si avvicina, tiene salda la presa sulla penna, il suo scettro del potere.
Si mette sopra di me. Seduta sulle mie gambe.
Le nostre fronti quasi si toccano, sento il suo respiro su di me.
Superata la fase della paura precipito in quella della rassegnazione.
Il corpo, dopo l'eccessivo sforzo mentale e fisico si lascia andare.
Il dolore viene accettato, il battito rallenta, il respiro pure.
La mente si concentra su pochi pensieri e si rifugia in essi.
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AI TUOI PIEDI
Ficção AdolescenteLeonardo, 20 anni, è il chitarrista della band del suo migliore amico. Al suo primo concerto la sua vita cambia per sempre dopo l'incontro con una giovane cantante emergente. La ragazza darà sfogo a desideri e passioni tenute fino a quel momento nas...
