Ciao ciao, é la vostra autrice che vi parla. Oggi é il momento di una oneshot un po'... Diversa. Il prompt era un po' difficile per me: scrivi in un posto in cui non scrivi mai - al lavoro, a letto, in cucina. Ragazz*, io scrivo ovunque. Anche in aereo. Soprattutto in aereo, in realtà. Se vado indietro nei ricordi, non c'è un posto dove non abbia scritto qualcosa. Anzi, molte volte torno in alcuni posti dopo tanti anni e mi ricordo delle storie che ho scritto quando ero lì; a volte, invece, rileggo vecchie storie e mi ricordo benissimo in che luogo le ho scritte. É come se i lembi delle mie idee si appendessero in giro per il mondo, come se disseminassi tutti i posti che ho visitato con qualcosa di mio. Mi piace tantissimo questa idea di 'contaminazione letteraria', non so se mi spiego.
Ma allora, cosa potevo scrivere per questa storia? Ho deciso di dare al mio personaggio un luogo diverso dove scrivere. Di raccontare una storia partendo da una scrittrice che sceglie una nuova panchina su cui trovare ispirazione. Beh, cominciate a leggere: oggi vivrete in un luogo diverso, e incontrerete qualcuno di speciale. Buona lettura!
P.S. La prossima oneshot sarà "riscrivi una storia cambiando il genere è i personaggi". Vi ricordo di DARMI UNA MANO e scrivermi spunti di storie! Sono ancora al punto della settimana scorsa: zero idee 😫 Deve essere una storia conosciuta un po' da tutti: cosa mi consigliate?
Mako
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Y/N mordicchiò la punta della matita. Si lasciò andare a un sospiro, prima di abbassarla di nuovo sul foglio di carta. Ah, che meraviglia. Finalmente aveva trovato il posto giusto. Quel parco sembrava un vero e proprio paradiso. Almeno, per quello che serviva a lei. Da quando aveva cambiato appartamento e si era trovata costretta a condividere una stanza con tre coinquilini, scrivere era diventato un bel problema. Non aveva più il suo studio, non poteva più chiudersi a chiave e lasciare tutto il mondo fuori; inoltre, quei ragazzi tornavano a casa dalle lezioni ad orari sempre diversi. Non aveva nemmeno più una routine stabilita. E così si era vista costretta a vagare a piedi per il quartiere, il blocco sotto braccio e la matita che volteggiava fra le dita inquiete. Si era guardata intorno per giorni, senza riuscire a trovare un posto adatto. Fino a quella mattina, almeno.
Inizialmente era stata attratta dal negozio di senbei, un piccolo edificio isolato con due enormi grondaie verdastre. Al centro della facciata troneggiava una grande insegna rotonda di legno con il nome della bottega: kikumi, recitavano i kanji. L'aveva ripetuto un paio di volte, prima di avviarsi verso la vetrina. Era entrata subito, attirata dall'invitante bancone pieno di dolcetti, e si era persa a guardare i grandi boccali di vetro pieni di salatini di riso. Ne aveva comprati un paio, aveva incastrato il sacchetto sotto l'ascella ed era uscita di nuovo verso il piccolo parco antistante. C'era solo una piccola stradina che attraversava il pezzo di prato, e si era sistemata alla bell'e meglio su una delle due panchine azzurre. Era lì che si era accorta che quello sarebbe potuto diventare il suo nuovo posto per scrivere. Sì, c'era tutto: il vociare sommesso della poca gente che usciva dalla bottega, il cinguettare degli uccellini, la luce filtrata dalle fronde degli alberi che le scaldava la pelle. Se si concentrava, riusciva anche a sentire un lieve profumo di resina provenire dalle cortecce dietro di lei. 'Perfetto', aveva pensato. Tutti e cinque i sensi erano appagati, e poteva partire con l'immaginazione.