Nikolai
Mi trovo tra Zoya e Yuri nel punto della distesa di sabbia in cui in passato andavano i preti guerrieri per essere trasformati, quello in cui l'Oscuro aveva squarciato il mondo e creato la Faglia e in cui, anni dopo, era stato finalmente sconfitto. Se c'era del potere in quel posto, Nikolai poteva solo sperare che fosse suo amico e che l'avrebbe aiutato a distruggere quel che rimaneva della maledizione che l'Oscuro si era lasciato dietro.
Il vestito di rose di Elizaveta sbocciava di un rosso cupo tutto intorno a lei, un alto collo di fiori e germogli le incorniciava il viso mentre le sue api le ronzavano tra i capelli. Il corpo enorme di Grigori si incurvava e si distendeva in una massa mutevole di arti. Nikolai si domandò che forma avrebbe scelto per la sua breve vita mortale.
Di Juris non c'era traccia.
«Il drago non si è preso il disturbo di presenziare?» sussurrò Nikolai a Zoya.
«Lui desidera questo più di chiunque altro» rispose lei e sollevò gli occhi sulla pietra nera della sua guglia in lontananza. «Sono certa che sta guardando.»
Elizaveta annuì a entrambi tra il mormorio e i ticchettii emessi dai suoi insetti. «Sei pronto, mio re?» chiese a Nikolai. «Non voglio neanche considerare la possibilità di un fallimento.»
«Peccato» mormorò Nikolai. «I miei fallimenti sono così considerevoli.» Alzò la voce e disse: «Sono pronto».
Yuri era accanto a Zoya, l'intero corpo che vibrava di tensione e di fervore. Nelle mani tremanti teneva le pagine che aveva continuato a tradurre senza l'aiuto di Tolya. Elizaveta aveva insistito che rimanesse con Nikolai e recitasse il testo della cerimonia.
«È assolutamente necessario?» aveva domandato Zoya.
«Le parole sono sacre» aveva risposto Elizaveta. «Vanno pronunciate come suonavano allora. Anche Yuri ha un ruolo da svolgere.»
Il monaco ora si stringeva i fogli al petto. I suoi occhi sembravano spalancati e come sorpresi dietro le lenti degli occhiali. «Ho l'impressione... di non sapere per cosa pregare.»
Nikolai gli diede una stretta d'incoraggiamento alla spalla. «Allora prega per Ravka.»
Il monaco annuì. «Lei è una brava persona. Io posso avere fede nel Senza Stelle e avere fede anche in questo.»
«Grazie.» A Nikolai non faceva piacere dover deludere Yuri. Ma, che vivesse o morisse quel giorno, non ci sarebbe stata santificazione per l'Oscuro. Avrebbe dovuto trovare un altro modo per dare soddisfazione al monaco. Yuri era un ragazzo in cerca di una causa, e questa almeno era una cosa che Nikolai poteva comprendere. Si voltò verso Zoya. «Hai l'ordine? Se il demone mi prende...»
«So cosa fare.»
«Non è necessario mostrarti così entusiasta.»
Con sua sorpresa, Zoya gli prese la mano. «Torna» disse. «Promettimi che tornerai da noi.»
Poiché molto probabilmente era sul punto di morire, Nikolai si permise di sollevare una mano per un istante su quel viso straordinario. La sua pelle era fresca sotto le dita.
«Certo che torno» disse. «Non affiderei a nessun altro la lettura del mio elogio funebre.»
Un sorriso incurvò le labbra di Zoya. «L'hai già scritto?»
«È venuto molto bene. Ti sorprenderebbe sapere quanti sinonimi esistono della parola "bello".»
Zoya chiuse gli occhi. Voltò il viso, appoggiando la guancia sul suo palmo. «Nikolai...»
Il ronzio degli insetti di Elizaveta crebbe. «È ora» disse lei e sollevò le mani. «Nikolai Lantsov, preparati.»
Zoya lasciò andare la mano e si allontanò. Lui avrebbe voluto disperatamente riprenderla tra le braccia e chiederle che cosa stava per dire.
"Questo non è un addio" disse a se stesso. Ma di sicuro lo sembrava.
Un tuono esplose nel cielo grigio. Un momento dopo Nikolai si rese conto che non veniva da sopra ma da sotto. Il terreno cominciò a tremare e un suono distante, come di zoccoli di cavallo, emerse da qualche punto in profondità nelle viscere della terra. Andò intensificandosi, una carica che avanzava e scuoteva la sabbia.
Elizaveta fece una smorfia, il sudore luccicava sulla sua fronte, poi gridò e il bosco di spine proruppe dalla sabbia. Le piante circondarono Nikolai e Zoya, torcendosi e intrecciandosi, una selva che cresceva loro intorno come tessuta su un telaio invisibile. Yuri cominciò a salmodiare.
«Ti sei mai interrogato sul potere del bosco?» chiese Elizaveta, il viso lucido, mentre spingeva più in alto i rovi. «La magia al cuore di così tante storie. La puntura di una spina? La magia racchiusa in una singola rosa? Questi alberi sono più antichi di ogni altra cosa al mondo, sono scaturiti dalla prima creazione, prima degli uomini, degli animali e di tutto il resto. Sono antichi come le stelle, e appartengono a me.»
Il bosco di spine lo aveva afferrato, i suoi rami gli si aggrappavano al corpo, le spine gli scavavano nella carne.
La resina stava ancora salendo intorno a Zoya, nella sfera dorata, nonostante lui avesse già chiamato il mostro. Lei gridava e batteva con i pugni contro le pareti.
Qualcosa stava andando decisamente storto.
Nikolai gridò. Un dolore improvviso, lancinante gli aveva trafitto la mano. Guardò a sinistra: aveva una spina conficcata nel palmo. Un'altra gli si piantò nella mano destra, e altre ancora in ciascuna gamba.
«So che fa molto male» disse Elizaveta librandosi in aria sopra la selva. «Ma le spine ti impediranno di costringere l'oscurità a ritirarsi.»
«Cosa significa?» chiese Nikolai senza fiato. Il dolore si faceva lancinante se cercava di divincolarsi.
«Speravo che ti saresti semplicemente lasciato sopraffare dal mostro. Che il tuo demone avrebbe vinto. Sarebbe stato tutto più facile.»
La mente di Nikolai faticava a dare un senso alle parole di Elizaveta. «Sei prigioniera qui» disse. «Dopo tutto questo, non puoi volerci restare!»
«Certo che no. I confini della Faglia rimarranno intatti, e i miei fratelli rimarranno ancora intrappolati qui. Ma io sarò libera perché sarò legata a lui.»
Nikolai non aveva bisogno di chiedere a chi si riferisse. «L'Oscuro.»
Lei annuì. «Il vero re di Ravka. Il suo spirito ha continuato a vivere insieme al suo potere, ha solo bisogno di un contenitore.»
La selva si aprì e Nikolai vide un corpo pallido in cima a un catafalco di rami.
"Non può essere." Aveva guardato dal bordo della Faglia l'Oscuro bruciare; e tuttavia ecco là il suo corpo, intero e incorrotto. Doveva essere una sorta di illusione, una copia molto ben fatta.
Accanto al catafalco c'era Yuri; aveva abbandonato il testo in Ravkiano liturgico e indossava una tonaca di rose nere con ricamato un sole in eclissi. «Chiedo perdono» disse, la faccia contrita. «Avrei voluto che andasse diversamente. Avrei voluto che poteste entrambi sopravvivere a questo giorno. Ma il Senza Stelle è la più grande speranza per Ravka. Deve tornare.»
"Ho l'impressione... di non sapere per cosa pregare."
«Procedi, Yuri» disse Elizaveta. «A te l'onore.»
Nikolai ricordò i balbettii di Yuri il giorno in cui si erano ritrovati nella Faglia dei Santi. "È tutto come era stato promesso." Pensò al viticcio che Elizaveta aveva posato con tanta dolcezza sulle sue spalle. Non era per confortarlo, ma per paura che dicesse troppo. "Anche Yuri ha un ruolo da svolgere." Lui aveva detto che l'Oscuro gli era apparso in una visione.
Yuri si avvicinò alla bestia d'ombra e allungò la mano verso il frammento luminoso nel suo cuore. Nikolai capì con improvvisa certezza che se fosse stato lui a estrarre la spina dal petto del mostro, sarebbe stata la fine.
«No, Yuri.» Non gli piacque il tono implorante nella sua voce. Non si addiceva a un re. «Non farlo.»
«Lei è un brav'uomo» rispose Yuri. «Ma Ravka ha bisogno di più di un uomo.»

STAI LEGGENDO
The Immortal Darkness
FantasiPrima di essere generale del secondo esercito di Ravka, prima di dare origine alla faglia, e molto prima di diventare l'oscuro e Re delle Ombre, essere un ragazzo con un ritratto dannato e un ex marine. Era solo un ragazzo in fuga con la madre, con...