Addio Stiles?

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Era finito. Tutto era terminato ancor prima di iniziare. Ma cosa era veramente giunto al termine? Una relazione? Qualunque cosa fossero stati loro due, non lo erano stati abbastanza da poterle dare un nome, ma era durata abbastanza da infliggergli un dolore straziante. Cosa doveva fare ora? Gettarsi tra le braccia di Ethan e fingere che Derek non fosse mai esistito nel suo cuore?

A chi stava cercando di prendere in giro? Derek aveva fatto irruzione nel suo cuore fin dal momento in cui lo aveva incontrato per la prima volta nel bosco insieme a Scott. Forse era sempre stato lì, ma Stiles non lo aveva mai riconosciuto per paura, e Lydia era diventata una via di fuga per evitare la verità.

Stiles continuava a fissare la pioggia scivolare sulla finestra della sua stanza. Era tornato da poco ed era seduto per terra, con la schiena appoggiata al letto, senza accendere la luce. Voleva stare da solo, non voleva vedere nessuno degli amici e voleva che il padre pensasse che stesse dormendo.

Era stanco di subire solo colpi e calci dalla vita. Non avevano ancora finito il liceo e avevano già partecipato a un sacco di funerali. Era stato posseduto e aveva rischiato di perdere suo padre troppe volte. Quante volte aveva desiderato prendere il posto di Allison? Quante volte aveva sperato di raggiungere sua madre? Troppo spesso, e ogni volta si sentiva in colpa nei confronti del padre per quei pensieri. Non poteva lasciarlo da solo.

Le lacrime continuavano a scorrere senza sosta, il dolore in gola non spariva più. In un urlo di frustrazione, Stiles sentì qualcosa spezzarsi sotto le dita. In quel momento la porta della sua camera si aprì, e dal fumo grigio entrò l'uomo che lo aveva ferito il giorno prima. Stiles si alzò spaventato.

- Posso porre fine a questa sofferenza infinita. Posso aiutarti a liberarti da questo cuore pesante e spezzato, - L'uomo parlò con voce calma e profonda, come se rivolgesse le sue parole a un figlio che cercava conforto. La paura di Stiles stava svanendo, e i suoi occhi rimasero fissi negli occhi scuri dell'uomo. "Vuoi che porti via questo dolore?"

- Sì, - sussurrò Stiles, quasi ipnotizzato dagli occhi di Ade. Appena l'uomo udì il "sì" del ragazzo, una nube grigia lo avvolse, e un secondo dopo la camera del ragazzo era vuota.

Quando lo sceriffo rientrò e non vide Stiles, non si preoccupò. Il ragazzo gli aveva detto che sarebbe andato da Scott a giocare, quindi diede per scontato che quella sera avrebbe dormito lì. Non notò lo zaino poggiato sul letto, il solito zaino che Stiles aveva sempre con sé. Sbadigliando, andò a dormire. Con gli omicidi che si erano verificati di recente, i suoi turni di lavoro erano diventati più pesanti.

La mattina seguente, Scott era a scuola. Aveva cercato di scrivere un messaggio al suo migliore amico e aveva cercato di chiamarlo, ma non aveva ricevuto nessuna risposta da parte sua. Tuttavia, non si preoccupò troppo. Ultimamente, aveva affrontato molte sfide e capiva se Stiles volesse saltare la scuola per un giorno e rimanere a casa in tranquillità.

Trascorsero ventiquattro ore e nessuno si accorse dell'assenza di Stiles. Nessuno notò l'assenza del ragazzo più iperattivo e logorroico di Beacon Hills. Nemmeno i poteri di Lydia avevano percepito la sua assenza, e nemmeno le Moire avevano sentito il filo rosso del destino spezzarsi la sera in cui Ade lo aveva portato via con sé.

Il secondo giorno dalla sparizione del ragazzo lo sceriffo non era rientrato a casa perché era di turno la notte. La mattina si era svegliato tardi, aveva dato per scontato che il figlio era a scuola, nel pomeriggio era uscito per fare un po' di spesa e poi era rientrato giusto per posare le buste sul tavolo, nel mentre aveva ricevuto una chiamata dalla centrale ed era scappato a lavoro.

Stessa cosa per i suoi compagni di classe e amici. Nessuno si chiedeva come mai Stiles Stilinski fosse assente già da due giorni. Ethan aveva provato a chiedere a Scott, che aveva fatto spallucce, giustificandolo dicendo che era stato un periodo un po' turbolento per l'amico. Ma da quando un po' di turbolenza bastava a fermare Stiles?

Lachesi era in aula e stava controllando il suo fuso. Si accertava che tutto stesse procedendo bene, visto che era da un paio di giorni che non trovavano cadaveri. In quel momento si accorse che un filo che lei aveva imparato a conoscere bene si stava accorciando. Scattò in piedi e chiamò subito le sorelle, allarmata dalla terribile scoperta: la vita di Stiles stava per giungere al termine.

Le tre sorelle evocarono il nodo che le aveva portate fin lì. Quello che videro fece gelare il sangue nelle vene di Lachesi. Non esisteva più alcun nodo, e nemmeno il filo rosso che una volta aveva legato i destini dei due ragazzi era visibile. Qualcosa di orribile era accaduto a Stiles, e quel qualcosa stava per segnare la fine di tutto, compresa la sua vita.

Atropo guardò negli occhi le sue sorelle e, brandendo le sue cesoie con cui solitamente tagliava il filo della vita degli esseri umani al termine del loro tempo, cercò di evocare il filo di Stiles. Tuttavia, una potente forza esterna proteggeva quel filo, impedendo alle tre sorelle qualsiasi intervento.

- Forse dovremmo parlare con i ragazzi. – Disse Cloto, la sorella più giovane.

Sopra il letto di giada, che era freddo e spoglio, dove Persefone giaceva immobile a causa di una maledizione che l'aveva costretta al sonno eterno, apparve all'improvviso un'altra figura. Questa persona volontaria, anch'essa addormentata, aveva nel profondo del suo cuore un dolore purissimo, scaturito da un amore intenso e immutato nel tempo. In piedi accanto a quel letto desolato, si ergeva Ade, il Signore degli Inferi, con uno sguardo carico di emozioni contenute per secoli. Era giunto finalmente il momento che aveva tanto atteso: riabbracciare la donna che da sempre aveva amato.

Incubi del destinoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora