4. Colin

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Che palle, oggi ricomincia la scuola dopo le bellissime vacanze estive: un periodo che secondo tutti gli alunni dovrebbe diventare legalmente infinito.

Voglio dire, quale essere vivente avrebbe voglia di alzarsi alle 5:30 tutti i giorni d'ora in avanti fino a Natale? Forse solo i professori. Io no di certo e, conoscendoli, nemmeno Mike e Hal: sono le persone più pigre che io conosca!

Spengo la sveglia del telefono, mi alzo e vado a farmi una bella doccia fredda, così da svegliarmi per bene e cominciare in modo dignitoso questo anno scolastico che, mi chiedo spesso, chissà cosa riserverà?

 Preparo la mia playlist, ma penso a mia madre, che ancora dorme, così, per non svegliarla, contemplo il silenzio stanco che invade casa.

Entro in doccia e, nel momento stesso in cui la mia pelle entra a contatto con la temperatura minima dell'acqua, la mia mente si perde tra i pensieri più improbabili, specialmente il lunedì mattina.
Ieri pomeriggio è arrivata una mail con scritto:

Orario del primo giorno di scuola.
Prima ora: storia
Seconda ora: inglese
Terza ora: scienze
Intervallo
Quarta ora: matematica
Quinta ora: storia americana.
Buon inizio scolastico a tutti e, vi ricordo, (scusate la ripetizione!) ricordatevi di studiare,
Preside  Carter

Ora, va bene che è il primo giorno di scuola, che siamo tutti belli freschi dalle vacanze eccetera, ma mettere storia, scienze e matematica insieme è un suicidio perché

A) sono di una noia mortale
B) a mio parere sono inutili
C) storia è solo date, scienze formule e matematica numeri  e lettere (che poi, secondo la mia opinione, matematica riguarda SOLO i numeri. Se volessi lavorare con le lettere farei letteratura, no? E invece no! Perché la vita non è già abbastanza complicata: bisogna anche fare un frullato di lettere e numeri in una materia che solo i matti come Einstein, senza offesa, lo stimo troppo, possono capire e apprezzare, chiamata Matematica!)

Dopo tutti questi brainstorming, esco dalla doccia e mi vesto con una camicia bianca e dei jeans neri con uno strappo sul ginocchio, per darmi un'aria meno elegante ed essere meno stravagante, come mi definivano nell'altra scuola.

Indosso le mie Sneakers verdi, così per colorare un po' la mia giornata e, facendo più silenzio possibile così da non svegliare mia madre, esco di casa e mi dirigo a scuola con la mia macchina, un regalo da parte di tutta la mia famiglia (mamma, papà, cugini vari di cui alcuni non so nemmeno il nome, Hal e Mike) per il  compleanno, così che in Canada fossi il più indipendente possibile.

Merda! Lo zaino! Rientro in casa e lo cerco dappertutto, per poi trovarlo sotto al divano. Che ore sono? Non lo so e non lo voglio sapere. Sono certo, però, che sono in ritardo!

***

Arrivato a scuola, abbasso lo specchietto della macchina e sistemo i miei capelli biondi, per quanto questo possa essere possibile. Un ciuffo ostinato non si vuole spostare dalla mia fronte, quindi lo lascio perdere ed entro a scuola.

 Questo edificio è immenso: ci sono tre corridoi e di fronte all'ingresso una stanza i cui muri sono composti per la maggior parte da vetri, così da far vedere se c'è dentro qualcuno penso sia la segreteria. Ci sono anche ragazzi ovunque, chi in gruppetti a chiacchierare in cerchio appoggiati agli armadietti, chi a baciarsi timidamente lontano da occhi indiscreti e intravedo anche alcune ragazze vestite alla moda, capelli sciolti più dritti di una retta disegnata durante l'ora di geometria che molto probabilmente si conoscono da parecchio tempo che camminano frettolosamente attraversando tutto l'atrio immerse in una fitta conversazione. 

Cerco la classe di storia e la trovo a  tre piani di scale più su. Mi sistemo nervosamente  le bretelle dello zaino sulle spalle ed entro, mi lancio sull'ultimo banco libero della fila più lontana dalla cattedra.

Appena mi accomodo sulla sedia di legno, vedo entrare una ragazza dai capelli neri ricci che ha cercato di sistemare in una coda, riuscendoci solo in parte, intenta a scrivere sul telefono con un sorriso a trentadue denti stampato in faccia, per quanto possa vedere con una coppia che si bacia esattamente davanti a me. Mi sembra di averla già vista...

La ragazza si siede tranquillamente sul banco esattamente davanti alla cattedra, posa lo zaino, che si affloscia occupando lo spazio che non é occupato da lei, ma non ha ancora staccato lo sguardo dal suo telefono, coperto da una cover che rappresenta una bandiera.
L'Italia, forse?
Non sono mai stato bravo in geografia, figuriamoci a riconoscere le bandiere di Stati dall'altra parte del mondo.

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