3. Un angelo custode

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Quando me ne torno in camera, Brooke ha appena finito di fare la doccia. Sembra agitata mentre gira per la stanza con indosso soltanto l'accappatoio e i capelli umidi.

"Come è andata?" domanda, non appena mi chiudo la porta alle spalle.

Non riesco a risponderle subito, come se avessi bisogno di mettere insieme le idee, e questo scaturisce in lei un'interpretazione sbagliata degli eventi.

"Lo sapevo! Dovevo immaginarlo che avrebbe fatto lo stronzo anche con te!"

"Ti sbagli" sospiro, andando a sedermi sulla poltrona, posta sotto la finestra.

Questo è il mio angolo preferito, amo leggere guardando, di tanto in tanto, dalla finestra e immaginare le vite dei personaggi di queste storie, mentre camminano a pochi passi da me. La mia mente è davvero strana, devo ammetterlo, ma questo ora è l'ultimo dei miei problemi. Non voglio che Brooke tragga conclusioni affrettate.

"Non è stato affatto scortese. Certo, non è un gran chiacchierone, ma ha preso i tuoi appunti e mi ha persino ringraziata."

Appare confusa, oserei dire quasi preoccupata.

"Ian ti ha ringraziata? E non ti ha chiesto di me?"

"Sì, mi ha ringraziata e mi ha chiesto se tu mi avessi obbligata a portargli gli appunti" ridacchio e sembra quasi che lei si stia rilassando grazie a questa risposta.

"Ecco, allora è come mi aspettavo. Ha fatto lo stronzo."

Io sospiro e mi dispiace pensare che lei sia più stupita dal fatto che suo fratello sia stato gentile con me piuttosto che arrogante.

"Guarda che ha sorriso. La sua era, più che altro, una battuta. Credimi, non è stato scortese, persino quando ho provato a dirgli che dovrebbe essere più gentile con te."

La sua espressione cambia drasticamente.

Nonostante il fatto che Brooke non sia una persona estremamente solare e sorridente, non l'ho mai vista così corrucciata.

"Mia, non fraintendermi. Apprezzo il tuo aiuto, ma preferirei se tu evitassi di dar consigli a mio fratello."

Ci resto male, ma provo a non darlo a vedere. Infondo è plausibile che lei non voglia interferenze sulla sua vita privata e il senso di colpa che ho provato verso suo fratello, ora torna a farsi sentire ancor di più.

Proprio io non dovrei mettere le persone in difficoltà e capire quando è il caso di non intromettersi.

"Sì, mi dispiace", abbasso il capo, ma vedo i suoi piedi nudi avanzare nella mia direzione.

"Sul serio, non voglio che tu ci resti male. So perché l'hai fatto e ti ringrazio. Non vorrei sembrarti un'ingrata, ma conosco la situazione di mio fratello e so che non ha bisogno di...troppe domande. Tutto qui."

Annuisco e, quando ci guardiamo, ci sorridiamo.

Abbiamo risolto. Fra di noi le cose hanno sempre funzionato in questo modo.

Non servono tante parole, non serve alzare la voce.

Sappiamo come comprenderci e credo che questo sia uno dei tanti lati belli della nostra amicizia. Non invadiamo mai il territorio dell'altra, ma al contempo sappiamo di avere una spalla sulla quale appoggiarci al momento del bisogno.

"Bene, allora vado a prepararmi."

Lascio il mio posto preferito e mi rifugio in bagno.

Ho bisogno di schiarirmi le idee e di una lunghissima doccia rigenerante.

The last chanceDove le storie prendono vita. Scoprilo ora