11. Cuore viola

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Brooke è tornata, ma si comporta come se nulla fosse successo.
Le ho chiesto se stesse bene, dov'era finita, ma lei ha minimizzato tutto con una banale scusa.
Con una bugia in piena regola.
Non ho potuto fare altro che restare al posto mio e non indagare.
Ho sempre paura di dover poi rendere conto anche delle mie bugie.
Ma per Archie è diverso; lui non ha scheletri nell'armadio e, come giusto che sia, ha preteso una spiegazione plausibile che, però, non è arrivata.
Hanno litigato in mensa, in mia presenza, ed io mi sono sentita di troppo.
Non posso dar torto al rosso, ha ragione da vendere, ma quando ha cercato il mio appoggio, io ho finto di non cogliere la sua tacita richiesta e sono andata via.
Anch'io mento, anch'io uso scuse su scuse, e temo il momento in cui qualcuno potrebbe rendersene conto.
Anche se ho chiuso con il passato e so che quella parte della mia vita non potrebbe più tornare, ho ancora paura di mostrare al mondo i segni che quei tempi hanno lasciato soprattutto nella mia anima.
Ho intravisto anche Ian, da qualche parte nel campus. Era in compagnia di alcuni ragazzi del suo anno. Non mi ha vista, ma io ho notato un'aria stanca sul suo viso, come se fosse annoiato da qualsiasi cosa gli stessero raccontando quei tipi.
Sono meno... strani di Cole, ma non hanno una bella fama da queste parti.
In poche parole, ad Ian piace circondarsi di persone discutibili.
Nel tardo pomeriggio, dopo aver studiato per parecchie ore, decido di uscire dal campus e di fare un'altra cosa per me.
Dopo il cinema, esiste un'altra cosa che sono disposta a fare da sola.
Non è una passione, è una necessità.
Un piccolo segreto che porto avanti da qualche anno, e che da qualche anno mi da delle incredibili soddisfazioni.
Pratico boxe, o almeno ci provo.
È un percorso difficile, e spesso ci sono dei momenti in cui mi sento fuori luogo.
Momenti in cui penso di star perdendo tempo.
Poi, mi fermo a pensare, e in me si riaccende un amaro ricordo.
Se solo un tempo avessi saputo come fare...
Se solo un tempo avessi avuto la forza che ho adesso.
Deglutisco, seduta nella mia auto, fuori una palestra che ormai è diventata per me un luogo di terapia.
Tirare pugni ad un sacco mi fa stare bene, ed io ho bisogno di fare cose che... mi facciano stare bene.
Non l'ho mai detto a nessuno.
Non perché me ne vergogni.
Non c'è nulla di strano in questo, ma so quale sarebbe la domanda che mi verrebbe posta.
Perché?
Perché?
Perché?
Non voglio dirlo, non posso dire a nessuno che io voglio imparare a difendermi.
Che non voglio più soccombere a nessuno, che non voglio più giustificare alcun comportamento sbagliato nei miei confronti.
Che non voglio... altri lividi.
E che gli unici che saranno presenti sul mio corpo, me li sarò procurati da sola.
"Basta" sussurro al vuoto.
Ho soltanto bisogno di sfogarmi e di mettere in pausa i pensieri.
Quando entro in palestra, tiro un sospiro di sollievo. Non è mai affollata; qui ognuno pensa agli affari propri. Non c'è tempo per parlare, non c'è tempo per giudicare.
É la mia dimensione, anche se così lontana da quella che ero un tempo.
Ad ogni colpo inflitto contro il sacco, mi sembra di mandar via un fantasma.
Mi sento meglio.
Mi sento invincibile, così tanto da desiderare di battermi con qualcuno.
Così tanto, da dimenticare il resto.
Da non notare nulla.
Nessuno...
"Fiorellino, fai paura!"
Mi si gela il sangue nelle vene.
Quella voce...
Quella voce, così fastidiosa, così... insulsa.
Guardo alla mia destra e la saliva mi va di traverso.
Cole è poggiato alla corda di un ring.
Mi guarda e sorride beffardo.
É sudato, sfatto e stanco, ma la sua arroganza non riposa mai.
L'ho visto soltanto una volta, ma i tipi come lui li conosco: sono da tenere alla larga.
Il più possibile.
Non gli rispondo, lo ignoro e torno al mio allenamento, ma sarà davvero difficile, dal momento che lui resta lì, impalato, a guardarmi.
"Smettila di fissarmi!" Sbotto dopo qualche secondo.
"Mi piace guardare le cose belle."
Un angolo delle sue labbra si piega all'insù, a me viene da vomitare.
Non vorrei dargliela vinta, non vorrei affatto, ma ho sentito così tante volte frasi simili, da esserne ormai satura.
"Quanto sei banale", afferro il mio asciugamani e mi allontano verso gli spogliatoi.
Lui mi segue, come fosse normale, ma non gli permetterò mai di prendersi una tale confidenza.
"Chiamo la sicurezza!"
"Tranquilla, fiorellino. Volevo solo fare conoscenza. Non fermarti alle apparenze."
Non mi sono mai fermata alle apparenze, ma in questo caso voglio farlo con tutta me stessa.
"Non chiamarmi così", lo supero.
Preferisco tornare a casa sudata e trovare immediatamente un'altra palestra in cui allenarmi, ma quando esco, con l'intenzione di raggiungere la mia auto, mi scontro con...
"Ian..." schiudo le labbra.
Sembra un maledetto scherzo del destino.
"Ehi, amico. Guarda chi ho incontrato? Non farla mai incazzare. É brava!"
Il braccio di Cole si posa sulle mie spalle, e solo quando me lo scrollo di dosso, sembra che Ian abbia metabolizzato quello che sta accadendo sotto i suoi occhi.
Non lo saluto. Non ne ho alcuna intenzione, ma il suo sguardo, mentre lo sorpasso e mi allontano da entrambi, smuove... qualcosa dentro di me.
Mi infilo in auto e vado via, anche se non erano questi i pieni della mia giornata.

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