20. Il nostro posto preferito

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Ian's pov

Ho abbasso tutte le mie difese, ho messo da parte la razionalità per vivermi qualcosa che desidero con tutto me stesso.

Avrei voluto baciarla sul serio, avrei voluto che le nostre labbra non si sfiorassero soltanto.

Volevo che questo posto prendesse fuoco per quanto ardente è il desiderio che ho di lei, ma così non è stato.

Cole è una presenza ingombrante nella mia vita. Non so fare a meno di lui, ma al contempo non voglio che intralci la mia esistenza.

Siamo legati nel profondo, abbiamo molte cose in comune e ci siamo sempre capiti. Lo considero come il fratello che non ho mai avuto, ma il modo in cui continua a sghignazzare e a guardare Mia, non mi piace affatto.

Dentro di me so già cosa sta per accadere e lui non perde tempo. Agisce e distrugge tutto quello che tocca. Tutto quello che... vuole.

"Ho interrotto il tuo divertimento della serata? Scusami, fratello, ma devo parlarti di una cosa urgente" dice, con ancora quel ghigno stampato in faccia.

Lo conosco abbastanza da saper che non c'è nulla di urgente, ma non è questo il problema.

Non permetterò a nessuno, soprattutto a lui, di rivolgersi a Mia in questo modo.

"Chiedile scusa!"

Il corpo di Mia è ancora avvolto fra le mie braccia, ma sono costretto ad allontanarmi per camuffare il mio tremolio.

Quando sono arrabbiato o sotto stress, questa è la conseguenza, ma, ora come ora, non credo di poter trattenere ancora a lungo il mio pugno che preme per colpire la faccia di Cole.

"Eh?"

Si poggia ad un'auto, tirando fuori dalla tasca dei suoi jeans un pacchetto di sigarette.

Mia, al mio fianco, continua a guardarlo con un'espressione che non riesco a decifrare. Sembra sul punto di dire qualcosa, poi, tocca il mio braccio. "Lascia perdere" sussurra, ma in queste parole noto un senso di rassegnazione che non posso accettare.

No, non lascio stare, anche se questo significa mostrare a Cole qualcosa che non andrebbe mostrato. Non avrei mai voluto che lui sospettasse del mio reale interesse per Mia, ma non riesco a far finta di nulla, non dopo il modo in cui lei mi ha guardato, non dopo il modo in cui ci siamo sfiorati.

Ci sono mille ragioni per starle lontano, eppure riesco a sentire solo le poche che invece mi incitano a non farmela sfuggire.

"Ti ho detto di chiederle scusa!"

C'è un pericoloso gioco di sguardi fra me e Cole, e nessuno dei due è disposto ad arrendersi per primo. Non lo faccio per orgoglio, lo faccio per lei. Voglio che capisca che quello che stava per accadere, per me è davvero importante, che non è un divertimento e che la difenderei in ogni circostanza.

E poi voglio che anche Cole capisca di doversi fare da parte, di dover crescere e di dover smettere di comportarsi come un bulletto.

Siamo cresciuti, io sono diverso e alcune cose della mia vita mi hanno fatto cambiare la visione del mondo.

Non dico di aver accettato la mia condizione, anzi, e non so neppure se sarò in grado di parlarne, ma mi è bastato avvicinarmi in quel modo a Mia, per capire di aver perso contro me stesso.

Lei mi piace, voglio conoscerla e non voglio usare scorciatoie per questo.

"Dai, prima o poi guarirai" risponde, aspirando altro fumo. "Andiamo?"

Cole ha sempre doppi fini e quando dice qualcosa, dietro c'è sempre un motivo che, nella maggior parte dei casi, fa schifo.

Con me usa spesso dei modi di dire che fanno riferimento alla mia condizione di salute, ma se all'inizio ci vedevo dell'ironia mirata a farmi sorridere, ora, non mi fido più delle sue "buone intenzioni."

The last chanceDove le storie prendono vita. Scoprilo ora