12 Dagan ed il pesce d'oro

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C'erano giorni in cui Tata si divertiva a dare dei compiti ai bambini, anche se a scuola non ne avevano assegnati. Il fatto è che a scuola non ne assegnavano praticamente mai e Tata non riusciva a capirne il motivo. A volte si convinceva che l'importante era che le lezioni fossero spiegate bene e che i bambini fossero seguiti in classe, altre volte invece si rendeva conto che questo era davvero impossibile e non bastava. Le classi erano formate da molti alunni. A volte in una classe potevano esserci cinquanta o sessanta bambini. Alcuni si sedevano stretti stretti su un banco, altri invece si sedevano a terra, cambiando continuamente posizione per non sentire troppo male alle gambe e alla schiena. Le lezioni venivano spiegate a suon di urla perché molte volte i bambini facevano baccano e, per questo, venivano puniti severamente.

Un giorno Dagan, che aveva undici anni ed era una delle bambine più grandi della Maison, venne picchiata durante la lezione di comprensione del testo. Il maestro, mentre leggeva ad alta voce, si era accorto che la ragazzina stava sonnecchiando. La sua testa, appoggiata al braccio, ogni tanto perdeva l'equilibrio e scivolava giù, risvegliandola improvvisamente dal suo dormiveglia. I compagni non la avvisarono, così, quando il maestro arrivò davanti a lei e le diede un colpo di bacchetta sulla spalla, Dagan gridò dallo spavento e dal dolore.

«Come ti permetti di dormire mentre sto leggendo? Non sai che dopo devi rispondere a delle domande riguardanti il testo?», urlò il maestro indispettito. Gridò talmente forte che alcuni allievi si coprirono le orecchie.

La ragazza era talmente mortificata e spaventata che non riuscì a dare una risposta. Il maestro si arrabbiò ancora di più e la trascinò fino alla lavagna, davanti a tutti gli altri compagni.

«In ginocchio!», le gridò.

Dagan obbedì, non aveva altra scelta se non quella di scappare via dall'aula, ma in tal caso le conseguenze sarebbero state molto più gravi. Sapeva già cosa le sarebbe accaduto, così non disse niente e rimase lì, in ginocchio, fino alla fine della lezione. Dopo i quaranta minuti di attesa e di lacrime silenziose, una compagna di Dagan l'aiutò ad alzarsi. Le ginocchia le dolevano ed era faticoso staccarsi dal pavimento. Arrivò alla Maison zoppicando e con il viso davvero triste e arrabbiato. Quella ragazza era un libro aperto per Tata, e non solo per lei. Si riconosceva subito quando in lei c'era qualcosa che non andava. Salutò tutti e andò nel dormitorio, si coricò e aspettò che Tata tornasse. Sapeva che sarebbe arrivata a breve, arrivava sempre quando c'era qualcosa che non andava.

Visto lo stato d'animo della ragazza, Tata chiese ad una volontaria di far riposare i bambini. Faceva caldo ed erano tutti sudati dopo due chilometri di strada a piedi. Avevano bisogno di chiudere un po' gli occhi e mettere a riposo la mente ed il corpo. Nel frattempo lei poteva andare da Dagan per ascoltarla e cercare di risolvere la situazione. Tata amava troppo i sorrisi dei suoi bambini e non voleva vederli tristi.

Si sedette sul letto in cui era coricata Dagan, che le dava le spalle. Le accarezzò la schiena e la ragazza iniziò a piangere.

«Hey piccola, ma che cosa è successo a scuola stamattina? Perché sei così triste?».

Dagan ci mise qualche minuto a rispondere, ma nessuno aveva fretta, quindi Tata si coricò vicino a lei e subito si abbracciarono. Lo facevano quando nessuno poteva vederle. Gli altri bambini sarebbero stati molto gelosi e avrebbero preso in giro Dagan, dicendole che era troppo grande per ricevere gli abbracci. Anche i più grandi, però, hanno bisogno di coccole a volte: servono a dare pace ai cuori tormentati.

«Mi sono addormentata mentre il maestro leggeva, mi ha picchiata e mi ha messo in ginocchio fino alla fine della lezione».

In casi come questo, Tata non poteva fare molto. Purtroppo le regole della scuola non potevano essere criticate, soprattutto se le accuse arrivavano da una donna dalla pelle bianca. Le punizioni corporali erano la normalità, i maestri sostenevano che solo con il bastone i bambini africani riuscivano a comprendere le lezioni e obbedire. Ovviamente Tata era in completo disaccordo e cercava sempre di fare capire ai suoi bambini che esistevano altri metodi, molto più efficaci, che un giorno sarebbero stati conosciuti anche lì, così da non fare più soffrire tanti bambini, legati ai propri maestri dalla paura e non dal rispetto e dall'affetto.

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