Il sabato sera i bambini avevano il permesso di guardare un film o un cartone animato, in base a quello che veniva scelto oppure votato dalla maggioranza. Quando c'erano film nuovi, portati dai volontari, Tata faceva una sorpresa ai bambini e diceva loro: «Vi piacerà, ne sono sicura!». Poche volte si era sbagliata. D'altronde era difficile sbagliarsi. A quei bambini si sarebbe potuto far vedere anche la serie tv europea più noiosa della storia, ma loro l'avrebbero sicuramente guardata e apprezzata. Infatti, ai bambini non importava veramente della storia in sé, che spesso, essendo in francese, era difficile da seguire. L'importante era semplicemente avere delle immagini in movimento da vedere, dei suoni e delle canzoni da ascoltare. Questo valeva soprattutto per i piccoli, mentre i bambini più grandi cercavano di capire la storia e di trarre dai film nuove idee.
Questo è ciò che accadde ad Angelo, che guardò con entusiasmo il film Iron Man, un'americanata di prima categoria, che però faceva impazzire bambini e adolescenti per gli effetti speciali. Tutti erano concentrati sul film, ma nessuno quanto Angelo, che non osava nemmeno commentare e restava a guardare ammirato cosa riusciva a creare quell'uomo con le sue mani. Era un super meccanico. Anche lui da grande avrebbe voluto fare il meccanico, e ora, dopo aver visto quel film, avrebbe voluto costruire un robot. Alla fine della visione confidò ai fratelli questa sua idea, ma tutti lo presero in giro dicendo che non sarebbe stato capace di mettere due pezzi insieme. Angelo andò a dormire con il sorriso al solo pensiero di quel che avrebbe potuto costruire e, grazie a quell'entusiasmo, fece dei sogni meravigliosi. Sognò di avere molti amici robot, uno più bello dell'altro, e di giocare insieme a loro e addirittura volare. Sì, perché nel suo sogno meraviglioso si era costruito delle ali meccaniche con le quali poteva volare in alto e andare dove più desiderava.
Orfano di padre, Angelo era un bambino di otto anni molto sveglio, anche se a volte faceva finta di essere il contrario. Prima di essere accolto alla Maison, viveva insieme alla madre e alla sorellina Maria, nata da un padre differente che se n'era andato via dopo pochi mesi dalla nascita della bambina. Angelo, la madre e la piccola Maria vivevano di stenti e abitavano in una casa disastrata, con un telo al posto della porta d'ingresso. La madre non poteva in alcun modo permettersi di pagare la scuola al figlio, così lo mandò a fare un apprendistato da un ragazzo che riparava gli pneumatici sul bordo della strada principale.
Per questo motivo Angelo sapeva cosa volesse dire avere sempre qualche monetina in tasca e questa sensazione un po' gli mancava, perché alla Maison non riceveva più soldi di quanto fosse necessario avere per poter acquistare la colazione.
Tra un sogno e l'altro arrivò il momento del risveglio e Angelo non vedeva l'ora di iniziare quella che sarebbe stata la giornata più produttiva dell'anno.
La prima cosa che fece fu andare da Tata ad esporre il suo progetto.
«Oggi costruirò un robot».
«Bene, dato che ci sei costruisci un robot che sappia riprendere i bambini al mio posto. Mi aiuterebbe molto!». In quel momento Tata era arrabbiata con Julienne e non prese molto sul serio quel che Angelo le stava dicendo. Se il bambino avesse saputo prima che Tata era arrabbiata, non l'avrebbe di certo disturbata. Susanna, infatti, non aveva notato la gioia del bambino; in quei momenti era come se fosse circondata da una bolla, lei insieme alla sua arrabbiatura. Per fortuna le passava quasi subito.
Angelo non rispose al commento di Tata e andò in camera per vedere di quali materiali disponeva. Purtroppo non aveva molto e non poteva neanche chiedere la chiave del magazzino per prendere dei chiodi, il martello ed altri attrezzi. Sapeva già che se lo avesse chiesto a Susanna in quel momento avrebbe rifiutato. Doveva aspettare che il suo umore migliorasse. Tata poteva essere una complice ideale, ma bisognava saperla coinvolgere al momento giusto. In attesa della calma, Angelo spazzò a terra insieme a tutti gli altri, occupandosi di quel compito con noncuranza, come al solito. Non gli piaceva spazzare a terra, lo detestava, e detestava ancora di più quando qualcuno si accorgeva del lavoro mal compiuto e lo obbligava a rifarlo dall'inizio. Per fortuna non era il caso di quel giorno. Tutto passò liscio come l'olio e con il sorriso andò in camera a cercare un foglio. Non trovandone, staccò una pagina dal quaderno di scuola, pur sapendo che era vietato. Del resto non voleva ritornare da Tata a chiederne uno, immaginandola indaffarata a preparare la colazione della domenica. Infatti, a volte Susanna faceva delle frittelle con le banane o con la marmellata, che erano molto buone e che Angelo adorava. Disegnò tutta la mattina, finché non fu chiamato a tavola. Si lavò le mani e mangiò più in fretta di qualsiasi altro bambino, persino più veloce di Diane, che solitamente era la più rapida.
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Storie di bambini senza confini
General FictionQuesti racconti arrivano da lontano. Da un luogo magico, nato in un villaggio del Togo, in Africa. Queste sono le storie dei bambini della Maison, una casa d'accoglienza per bambini orfani e disagiati, ma anche piena di allegria e amore. è una let...
