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Le cose imprevedibili
Sono sempre quelle che
In realtà abbiamo sempre
Saputo sarebbero
Accadute.

BREAKFAST

-Dove Cameron

Prendo il biglietto sul mio banco e lo intasco nello zaino senza farmi vedere da Chloe, mentre usciamo insieme da scuola.

Le nuvole oscurano il cielo e l'aria si è fatta più fredda, mentre mi metto la giacca sulle spalle.

«Domenica vieni alla festa con noi?», chiede lei, cogliendomi di sorpresa. Mi giro verso di lei, confusa.

«Non sapevo ci fosse una festa», ammetto mentre giocherello con le bretelle del mio zaino.

Lei mi sorride e poi mi prende le mani nelle sue, guardandomi euforica.
Ha la pelle molto calda.

«Bene, ora lo sai, quindi: ci verrai?», chiede ancora, speranzosa, guardandomi con un sorriso da farmi sciogliere.

«Innanzitutto chi ha programmato la festa? E dove si fa?», chiedo, ma mi importa ben poco. Le feste mi piacciono eccome, il problema è convincere mia madre.

Lei si guarda velocemente intorno, come se avesse paura di essere ascoltata da qualcuno.
«Di Elia», abbassa un po' la voce, «lui è il re delle feste», ammette con il suo solito luccichio di dolcezza negli occhi.

«Quello già mi odia», dico, «poi se vado pure alle sue feste sono morta», rido ironica, alzando gli occhi al cielo.

«Eddai, che ti frega», mette il broncio, «Elia mica si mette a perlustrare tutte le persone che entrano in casa sua durante una festa», dice in modo ovvio, lasciandomi le mani.

«Chiederò a mio padre», dico per accontentarla mentre torno a guardare davanti a me.
Lei salta di gioia. Raggiungiamo gli altri che ci stanno aspettando per andare via.

Ci salutiamo e poi ognuno prende la propria strada per andare a casa.

Cammino lentamente, godendomi il paesaggio.
In lontananza si vede il tramonto e il mare illuminato da esso.
È bellissimo.

Mi fermo davanti alla ringhiera che permette di non cadere in acqua, e agguanto il biglietto dallo zaino.
Le mani mi tremano un po', ma è colpa del vento.

Lo apro, con un po' di difficoltà, e lo leggo.
C'è un numero sotto delle parole scritte con uno stampatello minuscolo molto frettoloso e disordinato.

Il numero lo lascio da parte e leggo ciò che ha scritto sopra.

Questo è il mio numero, scrivimi per organizzarci per il lavoro.
Lo facciamo a casa mia.

E ci ha anche disegnato sopra una faccina con l'occhiolino.

Faccio una smorfia irritata e poi acchiappo il cellulare.
Mi salvo subito il suo numero in rubrica e mi avvio finalmente verso casa mentre il vento mi spettina i capelli.

Quando finalmente varco la soglia, tremo tutta, ma il calore del camino mi riscalda, inducendomi a fare ancora qualche passo dentro.

Vedo mio padre cucinare la cena, mentre un sospettoso odore di biscotti aleggia per la casa.
Di mia madre, invece, non c'è traccia.

HeartlessDove le storie prendono vita. Scoprilo ora