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Le cose più complicate
Sono le più difficili
Conquistare.

OH, FATHER, FORGIVE ME
FOR ALL MY SINS
WHEN I MEET YOUR EYES
THE DEVIL, HE WINS

-"Babydoll", Ari Abdul

La mattina suona la sveglia e io mugugno assonnata.
Non ho voglia di alzarmi, soprattutto dopo essere stata ad una festa fino a tardi e aver quasi baciato Elia.

Non so cosa mi fosse preso, ma sono sicura che non ricapiterà.
Il sole entra dalle finestre e mi fa strizzare gli occhi in cerca di sollievo.

La musica degli anni novanta arriva dalla cucina, ma cerco di ignorarla tappandomi le orecchie con le mani.

Purtroppo al sole si aggiunge anche la sveglia che mi fa obbligatoriamente alzare. Con un gesto nervoso la spengo e butto il telefono sulla scrivania.

Passo davanti allo specchio e gli butto un'occhiata per vedere in che condizioni verso:

I miei capelli sono in disordine e mi coprono gli occhi e le guance in modo spettinato e le occhiaie mi solcano il viso, come due crateri sulla luna.

La musica arriva dal telefono di mio padre e io mi ritrovo a correre giù di sotto, incazzata, quasi scivolando dopo aver calpestato un calzino di mio padre sparso per la casa.

«Papà, ma ti pare normale?!». Urlo per farmi sentire da lui. Entro di corsa in cucina e, imbestialita come un toro, punto il suo telefono.

«Calmati Iris. È solo un po' di musica». Prende il telefono in tempo e lo alza in alto, riuscendo a levarlo dalla mia portata.

Saltello, ma non riesco ad arrivarci e spegnere quella tortura. «Un po' di musica?! Hai il telefono al massimo. E per di più è collegato alla cassa!».

Finalmente spegne quella musica e posso finalmente levare le mani dalle orecchie, mentre tiro un sospiro di sollievo.

«Luna storta eh?». Gli lancio un'occhiataccia tagliente e afferro i biscotti ingoiandone alcuni. Bevo un po' di caffè e poi lascio tutto sul tavolo.

Sento mio padre sbuffare ma corro velocemente su, prima che possa dirmi qualcosa.

Con lo zaino in spalla mi dirigo verso il mio gruppetto di amici, seduti ai tavolini della scuola, in giardino.

«Hey ragazzi». Mi avvicino e mi siedo accanto a Chloe.
Lei rivolge subito un sorriso caloroso.

Ryan e John ,invece, mi danno pacche amichevoli sulle spalle che mi fanno traballare sul posto.

Di Grace non c'è traccia invece...

«Vi siete ripresi dalla sbornia di ieri?». Il volto di John la dice lunga.

«Per fortuna ieri ho bevuto solo due bicchieri. Non ero nemmeno ubriaca». Il tono dolce di Chloe sferza l'aria gelida di inizio settembre.

Quest'anno c'è più freddo del normale.

«Io non proprio». Ryan sbuffa mentre John lo guarda e ridacchia. Sorrido vedendoli, ma la campanella mi ridesta dai miei pensieri.

Sbuffiamo tutti quanti nello stesso momento, ma purtroppo è proprio ora di iniziare le lezioni.

Raccattando le nostre cose ci avviamo tutti quanti dentro. Ognuno si divide nelle proprie classi: io, Chloe e John a fare Educazione Civica, Ryan a sorbirsi un'ora di Storia.

HeartlessDove le storie prendono vita. Scoprilo ora