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La mia domanda viene lasciata cadere nel vuoto. Nessuno parla. Nessuna voce esce dalle nostre bocche,come se avessero paura di spezzare questo silenzio che si è creato tra noi.

Lo sguardo pesante di Elia cade nel mio,che fatica a reggerlo. La luce fioca della lampada proietta ombre lunghe sulle pareti e le distorce come le pare. Una vera maga delle arti.

La pioggia continua,violenta,ad abbattersi sulle finestre,quasi come se volesse entrare in questa casa vuota e silenziosa. Tremo leggermente. Sono ancora fradicia e indosso il pigiama bagnato. I miei capelli sono pieni di acqua e gocciolano ovunque sul divano ma sembra che a Elia non importi.

Vedo il corpo alto e muscoloso di Elia spostarsi da me e lasciarmi finalmente il mio spazio vitale per respirare. Si appoggia alla parete di fronte a me. La sigaretta giace beata nelle sue labbra carnose e incrocia sul petto le braccia,facendo guizzare i muscoli che inevitabilmente spuntano da sotto la maglietta nera aderente a maniche corte.

Come se fosse estate.

Sbuffo leggermente,spostando lo sguardo su altro che non sia Elia.

Alza il capo,decidendosi finalmente a parlare.

«Quale festa Iris?». I suoi occhi sono vagamente confusi,ma il cipiglio caratteristico che mostra sempre e che lo fa sembrare ancora più scorbutico è sempre lì. Su quella bellissima faccia.

Aspetta. Ho appena detto bellissima?

Lo guardo leggermente spaesata.

«Quella...». Mi zittisco mordendomi dolorosamente la lingua. E se Elia non sapesse effettivamente nulla? Metterei nei guai i miei amici...

Mi mordo le labbra,indecisa su quello che devo fare o non devo fare. Eppure mi sembra così dannatamente sbagliato tradire la loro fiducia.

Lo sguardo di Elia si indurisce leggermente. Le sue labbra si arricciano e la sigaretta si inclina verso il basso. Poi fa un tiro e subito dopo il fumo esce dal naso.

Assorbe la Nicotina come se fosse Ossigeno. Se ne ciba e non le lascia più scampo.

«Quale festa Iris?». La sua domanda mi riporta dalla realtà. Smetto subito di fissargli le labbra,con le guance che pizzicano di imbarazzo.

Mi schiarisco la voce.

«Volevo dire...so che tu e i miei amici lavorate per la stessa persona...». La mia domanda nemmeno finisce. Rimane in sospeso tra le pareti che trattengono questa aria di mistero e pesantezza.

Lo sguardo di Elia si fa cupo. Mi fissano con un'intensità che mi fa rabbrividire. Sembra come se volesse leggermi nella mente e capire a cosa sto pensando.

I denti massacrano la povera sigaretta,ancora accesa ma quasi totalmente spenta. Le mani sono strette in due pugni e i muscoli del suo corpo sono rigidi.

Lo guardo,aspettando una risposta.

«Tempesta...non sono affari tuoi. Perché non vai a prenderti un bel gelatino? Eh?». Il suo ghigno da vero bastardo torna ad alzargli gli angoli della bocca mentre i suoi occhi si animano di qualcosa. Qualcosa che non riconosco.

Lo guardo sbigottita. Sono tremante e bagnata dalla testa ai piedi,rischio di prendermi una polmonite...e lui mi caccia così?

Stringo le labbra tra di loro,irritata.

«Perché non rispondi Elia?».

Il silenzio cala nuovamente su di noi. Elia continua a fissarmi. I suoi occhi sono neri come pozzi senza fondo. Mi sento affogata in quello sguardo,incapace di distogliere gli occhi.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Feb 05, 2025 ⏰

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