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«Signorina Smith?Signorina Smith?Signorina Smith,mi sta ascoltando?»

Una voce improvvisa la risvegliò dai suoi pensieri:si era incantata,ancora una volta.

Spostò lo sguardo sulla vecchia signora dai capelli ricci e neri,gli occhi scuri che la fissavano in quel modo freddo,privo di qualsiasi emozione.

Notò che in una mano teneva un foglio,probabilmente scarabocchiato con qualcosa,e nell'altra gli occhiali rosa,quelli che usava solo quando era nervosa—come in quel momento.

Allison la guardò in modo impassibile,come se nulla fosse,poi si voltò a osservare l'aula,notando alcuni ragazzi ridacchiare divertiti.

Quella era la quarta volta,solo quel giorno,che si era distratta.

Sempre la stessa storia.

«No...mi scusi,professoressa», rispose abbassando la testa,cercando di nascondere il disagio.

Sentiva comunque il suo sguardo penetrante su di lei,ma dopo un attimo,non udendo alcuna parola,sollevò la testa di scatto,incrociando i suoi occhi.

«Mi aspetto che faccia più attenzione alle lezioni,ma vedendo che è una cosa che succede da molto tempo,ritengo opportuno abbassarle il voto per non aver ascoltato la mia spiegazione e per non aver risposto alla domanda che le ho posto», la ammonì severamente,scrivendo qualcosa sul foglio per poi dirigersi verso la lavagna.

Allison non riuscì nemmeno a ribattere: sapeva che se avesse parlato,sarebbe emerso il peggio di lei.Così rimase in silenzio al suo posto,mentre sentiva le risatine divertite dei suoi "compagni".

Tutto questo era assolutamente patetico e ridicolo.

La professoressa riprese la lezione e lei,di malavoglia,afferrò la penna iniziando ad appuntare qualcosa sul quaderno.

Eppure,ancora una volta,non riuscì a evitare di distrarsi:il suo sguardo fu attirato dalle goccioline di pioggia che scendevano lente lungo il vetro,fino al bordo della finestra.

Adorava quelle giornate.

Le facevano sentire meno sola,soprattutto in un ambiente come quello.

Tutti lì erano freddi e non facevano altro che giudicare,dalla testa ai piedi.

Nella sua testa,poteva sentire chiaramente i loro commenti sprezzanti,come se le arrivassero da dietro.

Cercò di trattenere le lacrime,sentendosi stupida all'idea di piangere di nuovo davanti a tutti, come le era già successo in passato.

Avrebbe voluto andarsene da quella scuola,ma sua zia le ripeteva sempre la solita frase:«È importante che tu studi,Allison,è per il tuo bene».

Ogni volta la discussione finiva nello stesso modo:a litigare con lei.

Non era che non volesse andare a scuola;era solo che sentiva di non appartenere a quel posto, soprattutto per via di ciò che doveva nascondere.

Le avevano sempre detto che si comportava in modo strano,che era disgustoso avvicinarsi a lei, e affermavano che faceva cose "strane" che,in realtà,nemmeno lei riusciva a comprendere del tutto.

A volte notava che il colore dei suoi occhi cambiava a seconda del suo umore,passando da un marrone tendente al verde fino a un verde intenso.

Una volta erano diventati così accesi che aveva quasi urlato dallo spavento,correndo fuori dalla sua stanza per raggiungere la zia.

Lei l'aveva guardata in modo interrogativo,ma le aveva detto di non vedere nulla di strano.

Tornata in camera,era più perplessa che mai e,in effetti,guardandosi,non c'era nulla di diverso.

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