Si tratta a stento di un paio di settimane, dieci giorni al massimo, ma a Cami manca risvegliarsi con le gambe aggrovigliate a quelle di Pablo tra le lenzuola, il viso affondato nel suo petto e le braccia dell'andaluso che la stringono forte a sé.
Nonostante sia impegnato con la Spagna nell'ultimo ritiro del 2027 prima della pausa natalizia e lui e Cami si sentano comunque ogni sera al telefono, a Pablo sembra di impazzire.
Tanti passi in avanti per ritornare a questa situazione precaria, irrisolta, come all'inizio della loro frequentazione.
Che cazzo.
"Allora, hai intenzione di dirmi cosa sta succedendo o devo tirare ad indovinare?"
Sa che non può scappare da Pedri per sempre, soprattutto da quando sono arrivati a Las Rozas e sono finiti per essere compagni di stanza come al solito.
Pablo non ha voluto spiegare a Marisol i dettagli della sua discussione con Cami, sostenendo che sarebbe riuscito a gestire tutto da solo.
Spoiler: non ci sta riuscendo.
Così mentre metà dei suoi compagni è in camera di Lamine e Fermín per un torneo di FIFA, a Pablo tocca una meritata sessione di terapia con il suo migliore amico.
Al contrario di ciò che accadrebbe durante una vera seduta dallo psicologo, è Pedro a starsene steso sul letto mentre Pablo percorre a grandi falcate la stanza con aria nervosa. Sembra un animale in gabbia.
"Niente, abbiamo solo discusso, tutto qua"
"Solo discusso? È per questo che sembri un'anima in pena da quando siamo qui? Scusa ma mi viene un po' difficile crederlo"
Pablo sbuffa.
Sembra impossibile eludere lo sguardo indagatore di Pedri, che lo studia come fa in campo con i suoi avversari.
"Sono successe delle cose che mi hanno fatto... boh, andare un po' in panico, credo"
"Che genere di cose?"
"Cose che riguardano il futuro" risponde Pablo, senza incrociare lo sguardo del canario.
Si sente un po' in difetto a parlare di queste cose con Pedri.
Insomma, lui con Marisol è sempre partito in quarta, ha avuto la certezza di volerci trascorrere la vita insieme dal momento in cui l'ha baciata la prima volta.
Per Pablo non è così semplice scendere a compromessi con i propri sentimenti.
Ha lottato con le unghie e con i denti per Camila ma al momento il pensiero di fare un figlio con lei o di portarla ad un pranzo con la famiglia Gavira al gran completo lo fa un po' allarmare.
Pedri si gira sul fianco, il gomito puntato nel materasso per sostenere il viso intento ad osservare Pablo con interesse.
"Pensavo avessi intenzioni serie con lei, l'hai sempre detto"
L'ennesimo sbuffo che esce fuori dalla bocca del ragazzo è un po' tremulo.
"Infatti è così! Amo Cami da impazzire, per favore smettetela di mettere in dubbio questa cosa"
Pedro si ammutolisce, facendogli cenno di continuare.
Pablo mette in ordine i pensieri.
"Posso amare una persona ed essere terribilmente terrorizzato dalla prospettiva di presentarla alla mia famiglia, no?"
Il ragazzo di Siviglia è meno spavaldo del solito, sembra in cerca di sostegno e validazione e non è raro che riponga le sue speranze in ciò che Pedro sta per dirgli.
L'altro lo guarda con affetto, come guarda suo fratello Fer, perché alla fine Gavi che altro dovrebbe essere se non un suo fratello acquisito?
"Cosa pensi che possa mai succedere? Vogliono solo il tuo bene, Gav"
Pedri conosce personalmente Aurora e i genitori di Pablo e sono la famiglia più tranquilla e alla mano con cui abbia mai avuto a che fare. Sono anche incredibilmente discreti, al contrario degli impiccioni casinisti dei coniugi González-Lopéz.
"D'accordo ma se poi le cose andassero male? Avrei spezzato il cuore a più di una persona, non soltanto il mio o quello di Cami"
Il problema di Pablo è che oscilla costantemente tra il pensare troppo e il pensare troppo poco. Con il cuore grande che si ritrova, vorrebbe far spazio a tutti.
In questo è uguale a sua cugina Marisol.
"Non hai la sfera di cristallo Pablo, non puoi saperlo" – prova a farlo ragionare.
"Nemmeno tu!" puntualizza il più piccolo, con un'espressione corrucciata che fa sospirare il suo compagno di squadra.
Mentre Pedro se ne sta con la schiena poggiata contro i cuscini, Pablo è stato capace di spostare metà del mobilio della stanza. Adesso si sta dondolando sulla sedia su cui entrambi hanno lasciato un numero spropositato di vestiti sporchi.
A Pedri fa venire il mal di testa.
Si chiede come sia possibile che nessuno gli abbia mai diagnosticato un disturbo dell'iperattività.
"Por Dios... piantala Pablo, finirai per romperti l'osso del collo"
"È il momento del tuo consiglio rassicurante non richiesto, ti prego"
Con il labbro all'infuori e gli occhi sgranati, Pablo non è tanto diverso dal ragazzino di 16 anni che Pedro ha incontrato anni fa a Barcellona.
Anzi, gli viene il dubbio che non sia cambiato affatto e talvolta è una cosa positiva.
Gli rivolge un sorrisetto di scherno, per stemperare l'atmosfera. Non sia mai che i loro discorsi diventino troppo seri.
"So che sei perso senza di me, Gavito"
Pablo alza gli occhi al cielo, cogliendo la nota ironica nella frase di Pedro.
"Mi confondi con mia cugina mi sa"
"Che vuoi che ti dica cabrón? Ti stai fasciando la testa prima di romperla, Cami sarà felicissima di conoscere la tua famiglia così come Aurora e i tuoi genitori non vedono l'ora di incontrare la ragazza che ti ha reso un uomo serio e responsabile, piantala di pensare a quando le cose andranno male e goditi il momento"
Proprio mentre Pablo sta per ribattere, l'indice già sollevato in un gesto polemico, qualcuno bussa alla porta della loro camera con più forza del necessario.
Pedro lancia un'occhiata alla sveglia digitale sul comodino: le 22:17, è ancora troppo presto per beccarsi una cazziata micidiale dal mister.
Il sivigliano, che è già in piedi, va ad aprire la porta, rassegnato al fatto che la sua discussione matura ed intelligente sia arrivata ad una conclusione.
Ferrán attraversa a passo spedito la stanza dei ragazzi senza nemmeno salutare, diretto verso il bagno.
"Ciao anche a te!" esclama Pedro, in tono sarcastico.
Avere a che fare con Pablo e Ferrán è peggio di fare il babysitter alle figlie di Robert ed Anna.
"Devo vomitare" esordisce l'attaccante, sbattendosi la porta del bagno alle spalle con poca grazia.
Pedri e Gavi si scambiano un'occhiata perplessa.
"Mi sembrava un po' pallido in effetti..."
"Ferrán non sporcare le mie asciugamano! Ti uccido!"
Proprio quando Pedro sta per chiedersi se sia il caso di chiamare qualcuno dello staff medico si sente il rumore dello scarico e Ferrán riemerge dal bagno più bianco di un lenzuolo, appoggiandosi pesantemente con la schiena contro la porta.
"Hey ci stai preoccupando hermano" dice Pablo, poggiandogli una mano sulla spalla in segno di supporto.
"Stai male? Chiamo qualcuno?"
Pedro si alza finalmente dal letto, già pronto ad afferrare il telefono fisso per comunicare con la reception.
Ferrán scuote energicamente la testa.
"Scrivo a Cami se non vuoi parlare con i dottori della squadra" è il tentativo dell'altro.
"Chiama le pompe funebri perché bisogna organizzare un funerale" è tutto ciò che riesce a dire il ragazzo di Valencia, la voce resa roca dai conati di poco fa.
Pablo lo guarda come se fosse impazzito.
"Tío sicuro di sentirti bene? Che funerale?"
"Il mio" gracchia ancora Ferrán.
Proprio mentre Pedro sta per prendere la parola il cellulare che l'attaccante stringe tra le mani comincia a squillare. Dopo aver guardato il mittente Ferrán sembra in procinto di dare di stomaco un'altra volta.
"Okay ora basta, che cazzo succede?"
La voce di Pedri è abbastanza autoritaria da distogliere Ferrán dai propri pensieri perché finalmente il ragazzo guarda in faccia i suoi compagni di squadra.
"Sira è incinta"
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Mi mundo | Gavi
Fanfiction❝No te robaré los besos que no puedes dar ❞ È l'inizio della stagione calcistica 2026-27 e Camila e Gavi si incontrano per caso. Lei sta completando il suo ultimo anno di infermieristica all'ospedale Quirónsalud quando in un tranquillo giovedì sera...