Sopravvissuti anche alla fine.

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Le persiane della camera da letto erano completamente abbassate, il buio dominava la stanza e il silenzio sovrastava qualsiasi altro rumore.
Nonostante fossero le dieci del mattino, il letto era ancora occupato da una persona che non sembrava avere intenzione di alzarsi a breve.

Crowley, con un leggero grugnito, si rigirò tra le lenzuola e allungò un braccio per cercare la presenza dell’amato.
Non sentì, però, nessuna aura angelica accanto a lui e questo lo spinse a svegliarsi.

“Angelo…?” mormorò con voce assonnata, aprendo leggermente gli occhi.

Con uno schiocco di dita accese la luce e si mise a sedere, guardando il casino di abiti che dominava il pavimento e sorrise al ricordo della sera prima.
Prese i suoi boxer, la vestaglia da notte e raccolse i suoi capelli in una coda malfatta.

“Angelo…?” ripeté la sua chiamata, alzandosi lentamente e andando verso la porta della stanza per aprirla. Guardò attraverso lo spioncino e poté vedere la figura del compagno in cucina.

“Oh, eccola là. Il mio mangione.”
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Aziraphale, con una canottiera bianca che risaltava i suoi leggeri pettorali ed un grembiule rosso, stava preparando un dolce per l’addio al celibato di quella sera e si era svegliato alle sette di mattina per far sì che potesse anche preparare la colazione per se stesso e il compagno.

Aveva un succhiotto molto visibile sul collo, e uno sotto la mascella, ma non gli importava. Quei segni gli ricordavano che, dopo tanto tempo passato a desiderarlo, stava con il Demone che tanto amava e non si sarebbero più lasciati.

“Angelo! Mi hai abbandonato in camera!”

L’inconfondibile voce del protagonista dei suoi pensieri gli fece alzare lo sguardo dall’impasto, si pulì le mani al grembiule e sistemò l’anello di fidanzamento all'anulare.
Il suo sguardo incontrò gli occhi stanchi dell’altro e gli rivolse un dolce sorriso.

“Oh, buongiorno, tesoro!”

“Ngk, ‘giorno…”

Crowley camminò stancamente verso di lui, quasi come se fosse uno zombie appena risvegliato dalla morte. Andò verso il bancone e bevve la sua tazza di sei espressi, per poi abbracciare il fidanzato da dietro e baciargli il collo.

“Che fai, Angelo?”

“Un dolce, caro. Per stasera. E ho già mandato gli inviti a tutti.”

“Per…per cosa?” domandò, leggermente confuso.

“Il matrimonio, tesoro.”

“Quale matrimonio…?”

Aziraphale sbuffò, posando il coltello sul tavolo di legno e girandosi verso l’altro.
“Il nostro matrimonio, Crowley. Ci sposiamo breve, ricordi?”

“Oh” commentò ridacchiando. “Già. Scusa Angelo, sono ancora mezzo addormentato.”
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La Bentley stava reproduciendo “Good Old Fashioned Lover Boy” al massimo volume, deliziando le orecchie della coppia che la stava guidando.

Crowley aveva un meraviglioso sorriso stampato sul volto, la mano sinistra sul volante e la destra intrecciata con quella dell’amato.
Per la prima volta stava guidando ad una velocità legalmente rispettabile, rispettando i segnali stradali e, occasionalmente, cambiando il colore dei semafori.

Aziraphale stava guardando fuori dal finestrino, la mano sinistra in grembo, mentre con i pensieri stava volando a ciò che sarebbe successo di lì a pochi giorni.
Ogni tanto lanciava qualche occhiata al compagno per accertarsi che fosse in regola e accennava un sorrisetto quando i loro sguardi si incrociavano.

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