Cap. 27

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​Il silenzio nelle stanze private di Draco Malfoy non era mai stato così assordante.

Seduto sulla poltrona di velluto nero, l’Alpha fissava il vuoto, le dita artigliate ai braccioli.

Nella sua mente, la voce di Lidia risuonava come un canto celestiale e tossico allo stesso tempo: «Io sono tua, tu sei mio».

​Eppure, ogni volta che quelle parole prendevano il sopravvento, una fitta lancinante gli attraversava il petto, proprio all'altezza del cuore.

​Lidia era lì, in piedi vicino alla finestra. La luce del mattino colpiva i suoi capelli biondi, rendendola quasi eterea. Sembrava l'incastro perfetto, la compagna che ogni Malfoy avrebbe dovuto desiderare.

Ma quando lei si avvicinò, posandogli una mano sulla spalla, Draco non sentì il calore del legame. Sentì solo un odore stucchevole, un profumo di rose appassite e zucchero bruciato che gli serrava la gola.

​«Draco, amore mio,» sussurrò lei, la voce che scivolava come olio sulla sua coscienza. «Perché indugi ancora? Quella... Mezzosangue deve lasciare l'ala padronale. La sua presenza infetta l'aria che respiriamo.»

​«Sì, deve andarsene», disse Draco, ma la sua mente non riusciva a credere a quelle parole.

Una nebbia gli avvolgeva i pensieri, offuscando i ricordi di mesi passati a proteggere Hermione, a toccare con riverenza il suo ventre che cresceva.

Ad amare ciò che era suo.

​«Io... lo farò,» gracchiò lui, con occhi vuoti. Ma appena pronunciò quelle parole, il suo lupo interiore ringhiò, un suono sordo che gli fece vibrare le costole.

Il corridoio del Manor sembrava essersi allungato. Draco camminava con passo rigido, guidato dalla volontà di ferro di Lidia che lo seguiva a pochi passi di distanza, come un’ombra silenziosa.

​Il silenzio della camera medica di Malfoy Manor era interrotto solo dal battito ritmico e debole del cuore di Hermione.

Giaceva sul letto come una statua di marmo, la pelle percorsa da sottili venature argentee, segno che la sua parte di licantropo e quella di lupo mannaro stavano finalmente fondendo i loro codici genetici.

Un processo doloroso, un coma profondo che la rendeva una spettatrice muta del proprio destino.

​Draco entrò nella stanza.

​Lidia camminava al suo fianco, le dita intrecciate a quelle dell'Alpha. Ogni passo della ragazza bionda sembrava profanare l'aria sacra di quel rifugio.

​«Guarda come riduce la tua stirpe, Draco,» sussurrò Lidia, la voce che vibrava di un potere oscuro. «È un mostro. Una creatura ibrida che sta prosciugando la tua forza vitale. Finché lei vive, tu sarai sempre più debole.»

​Draco fissò Hermione. La nebbia nella sua mente era così densa che il volto della donna che amava gli appariva distorto, lontano, sfocato.

Sapeva che quella sul letto era Hermione, ma una parte di lui , quella schiava del sortilegio di Lidia, provava un inspiegabile disgusto.

​«Io... devo proteggere la mia eredità.» mormorò Draco, la voce piatta, priva di emozione.

​«La tua eredità sarà salva solo se ti libererai di lei,» insistette Lidia, avvicinandosi al letto.

Estrasse un piccolo pugnale d'osso, inciso con rune che brillavano di una luce malaticcia. «Recidi il legame, Draco. Dillo. Di' che lei non è nulla per te.»

Draco fece un passo avanti. Il suo lupo interiore era rannicchiato, incatenato da spire di magia nera, ma continuava a guaire per il dolore.

Vedere Hermione così indifesa, nel pieno di una trasformazione così delicata, avrebbe dovuto risvegliare in lui una furia protettiva senza eguali. Invece, riusciva solo a sentire il comando di Lidia.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Apr 08 ⏰

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