0.1 ~ First lesson

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"Non devi mai dire il tuo nome, tu sei Alison Smith, chiaro mia piccola furbetta?"

Furono le parole pronunciate da mio padre, prima che aprisse la portiera del piccolo furgoncino nero.

"Va bene papà"

Fù la semplice e secca risposta che diedi nel momento stesso in cui saltai fuori dall'auto.

"Buona fortuna Tay"

Mi sussurrò all'orecchio prima di incitarmi, con una leggera spinta, a raggiungere la porta dell'abitazione.

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Dire che sono ormai passati 13 anni da quel giorno è davvero troppo, ormai non sono più la bambina di 5 anni che per aiutare i suoi genitori andava in giro facendosi chiamare Alison Smith.

In realtà non è stata una delle migliori notizie che mi abbiano mai dato, ma io ci sono nata in questa situazione, ci sono fin sopra la testa dal momento stesso in cui mi presentai a Calum Hood come Alison Smith.

"Tay, sei pronta?"

La voce di mio padre si fece spazio nella mia camera da letto, fin troppo grande per una sola persona che non ha potuto mai ospitare nessuno in casa propria.

"Si?"

Gli risposi prontamente cercando di nascondere ogni singola emozione, era stata la mia prima lezione: Non mostrare mai a nessuno ciò che provi o ti renderanno debole e insicura e tu non puoi permetterti di esserlo.

"Preparati, oggi è il tuo primo giorno di lavoro, sii impeccabile"

Ordinò con la sua solita fermezza prima di chiudere la porta in legno di ciliegio, placcata di vernice bianca, alle sue spalle.

"Si signor capitano"

Blaterai sottovoce dirigendomi verso l'armadio, dello stesso materiale e colore della porta, posizionato perfettamente di fianco alla finestra.

Mi fermai per dei secondi a pochi passi dalla finestra, ne osservai ciò che lasciava trasparire e mi stupii ad osservare una dolce coppia che si teneva per mano, non pensavo che una ragazza e un ragazzo potessero stare assieme felicemente, ciò accade solo nelle fiabe.

Sbattei più volte le palpebre come per risvegliarmi dal mio momentaneo stato di trance, era pur plausibile dubitare di tutto dopo aver vissuto una vita circondata da bugie, di cui nessuno se ne é mai pentito.

Mi affrettai a raggiungere il grande armadio e ne estrassi una gonna nera che arrivava poco più sopra delle ginocchia, una camicetta bianca e dei tacchi del medesimo colore.
Mi cambiai d'abito e indossai i comodi vestiti scelti poco prima, intanto mi voltai verso lo specchio all'interno dell'armadio, precisamente nell'anta destra e osservai la combinazione dei colori, decisi di lasciare i capelli, abbastanza corti, sciolti e di truccarmi con una leggera dose di mascara.

Il risultato fu abbastanza accettabile e potei definirmi "non così orribile" per un semplice giorno di lavoro.

Osservai ancora un po' la mia figura riflessa nello specchio prima di decidermi a raggiungere mio padre in salotto.

"Sono pronta, spiegami cosa devo fare!"

Esclamai prontamente non appena raggiunsi la sala in cui si trovava la figura alta e magrolina di mio padre, che era intento a leggere delle carte, sicuramente riguardanti il nostro lavoro.

"Calum Hood, dobbiamo sbrigarci, ormai ha deciso di voler essere qualcuno e noi dobbiamo fermarlo, sai cosa voglio intendere"

Spiegò velocemente senza staccare gli occhi dai suoi fogli che sembravano alquanto importanti.

"Cosa intendi con il tuo 'ha deciso di essere qualcuno'?"

Gli chiesi prontamente mimando le virgolette, la situazione era alquanto strana, per la seconda volta il vita mia vidi lo sguardo del uomo che avevo davanti fondersi tra paura e folle vendetta, e ad essere sinceri, non si trattava mai di nulla di buono.

"Guarda questo documento"

Rispose, dopo diversi sospiri, passandomi velocemente uno dei fogli che stringeva tra le grandi mani.

Lessi velocemente le piccole parole che vi erano scritte:

Candidato numero 68:
Calum Thomas Hood
19 anni
Note sul candidato:
Ha passato pienamente il test di resistenza, quello di velocità ed abilità in ottimi tempi.

      ACCETTATO

"Oh porca merda"

Imprecai passandomi velocemente la mano tra i capelli, forse per l'ansia o semplicemente la paura di sbagliare tutto, ancora.

"Vediamo di non sbagliare ancora"

Ribadì, forse per la millesima volta in anni, mio padre, che non avrebbe mai dimenticato l'errore già fatto anni prima.

"Non ti deluderò"

Affermai decisa prima di poggiare il figlio sul tavolino, insieme a tutti gli altri.

Questa volta ero decisa, non avrei più sbagliato, ormai non sono più la bambina di cinque anni, non devo più nascondermi dietro un falso viso angelico.

•Spazio Autrice•
Ebbene si, sono riuscita a scrivere un capitolo abbastanza leggibile, spero vi piaccia!
Spero di aggiornare al più presto.
Ve se ama❤️

Dark past [C.H.]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora