Capitolo otto

3.4K 197 34
                                    

Appena aveva fatto il suo ingresso in quella casa, che quasi non riconosceva, l'aveva vista immediatamente, lì, dietro quella porta di vetro. Ad aspettare solo lei sapeva bene cosa. I suoi capelli spiccavano tra i mille colori di quell'appartamento e, nonostante fossero leggermente offuscati da quella parete dietro la quale si nascondevano, erano stati la prima cosa su cui aveva posato lo sguardo una volta chiusosi la porta alle spalle. L'aveva guardata brevemente, senza che lei potesse accorgersene, ma forse il suo orgoglio e la formazione del suo carattere erano stati più forti di qualsiasi altra cosa dentro di lui.
Era rimasto sorpreso di incrociarla lì.
Aveva passato la serata a muoversi, bere, mangiare, salutare gente che per lui non era mai importata davvero, con un unico chiodo fisso nel cervello. Quei capelli rosa seduti al divano, fermi immobili, e che probabilmente aspettavano lui. Magari anche solo per fargli gli auguri, per salutarlo.
Parlava con Naruto e non lo vedeva davvero, troppo impegnato a guardare in direzione del divano e a quella figura che le dava le spalle senza rendersene conto.
Si era ritrovato a pensare, a sperare, che si alzasse lei. Che si avvicinasse, sì... E poi?
Che sarebbe successo?
Niente, l'avrebbe ignorata, magari dopo aver ricevuto gli auguri, avrebbe continuato a parlare con Naruto senza darle più retta, perché il suo carattere era stato programmato per non aspettare nessuno nella sua vita, famiglia o sconosciuti che siano.
E lei sembrava essere pericolosa, con quello sguardo perso, con quei gesti involontari di mordersi le unghie, di coprirsi sempre. La odiava a tratti.
Era come se non fosse mai cresciuta davvero, un eterna bambina in cerca del suo salvatore.
Ma Sasuke era troppo sveglio, e sapeva che quella non era una facciata, un comportamento astuto adottato per farsi amare dagli uomini, tutto quello aveva un suo perché, e lui l'avrebbe scoperto.
Perché non aveva senso che lui facesse saettare gli occhi su quella testa rosa ogni secondo.
Perché non aveva senso che si stesse perdendo così in un bicchiere d'acqua.
Lui era Sasuke Uchiha, e non aveva senso che la sua sicurezza stesse vacillando così pericolosamente.
E quando poi l'aveva vista alzarsi da lì e dirigersi dall'altro lato della casa, si era ritrovato a stringere gli occhi pericolosamente, impossibilitato a distruggere quel contatto visivo.

Ed ora era lì, immobile.
Fermo, davanti a quella porta di legno. Costretto a guardarci dentro attraverso uno spiraglio.
Era capitolato giù, per una serie di motivi che neanche lui riusciva bene a definire nella sua mente.
Era tutto sfocato, sentiva che tutto era distorto, quasi surreale, ma un forte dolore alla testa e un peso sullo stomaco l'avevano fatto rinvenire.
Aveva guardato ancora una volta Naruto che abbracciava Sakura in lacrime, e Sakura che abbracciava Naruto, e poi aveva guardato la sua mano, ancor alzata pronta a bussare a quella porta.
Con il passare della serata, si era deciso ad andare a cercarla, ma mai avrebbe immaginato che gli si sarebbe presentata davanti agli occhi una scena simile.
Non riusciva a classificare quel dolore al petto, se esso fosse causato più dal vedere l'Uzumaki nella stanza di lei, o dall'apprendere che la situazione di quella ragazza era ancora più pesante del previsto.
Aveva abbassato il braccio, mentre una smorfia di disappunto verso se stesso prendeva possesso della sua faccia, e si era voltato, andandosene via.
Se il suo intuito gli diceva di rimanere ad origliare per poter scoprire di più sul suo passato, qualcos'altro dentro di lui aveva deciso che aveva visto abbastanza per quella sera.

**

Si era lasciata cullare per qualche attimo dalle braccia di Naruto sentendosi via via più tranquilla. Il suo cuore batteva furioso contro la gabbia toracica, così violentemente che sembrava avesse intenzione di lacerare la carne con la voglia di scappare via.
Ma se per un attimo aveva potuto credere di essere libera dalle sue frustrazioni, il pensiero di essersi esposta in quel modo ad un estraneo le aveva fatto salire rapidamente la lacrime agli occhi, soffocando un singulto.
Non conosceva quel ragazzo e anche se indubbiamente lui si era dimostrato di buone intenzioni, non voleva assolutamente cadere nella tentazione di scoprirsi in modo così intimo ad un'altra persona.
La pressante consapevolezza che l'uomo è fondamentalmente solo al mondo, che nessuno può sobbarcarsi delle sue pene se non lui stesso, l'aveva portata a porre le mani tremanti sulle braccia di Naruto, in un pallido tentativo di allontanarlo.
Nonostante la risibile forza impiegata, Sakura era riuscita nel suo intento di porre una minima distanza tra di loro, mentre le sue dita, però, erano rimaste ancorate alla maglia del ragazzo.
Aveva scosso la testa per allontanare pensieri nefasti e lacrime, preparandosi alla carrellata di domande che avrebbe ricevuto da lì a poco.
-Sei sicura, Sakura? Sei sicura che lui non c'entri niente con tutto questo? Non ci metto molto a prenderlo e riempirlo di pugni. Cosa credi? Che solo perché è mio amico io non possa rompergli le ossa?- aveva urlato il biondo rompendo quel silenzio fatto di singhiozzi e pensieri.
Sakura aveva sussultato nell'udire quel tono duro e si era stretta nelle spalle sentendo un freddo pungente alla schiena.
-Ti ho già detto che lui non sa nulla di questo, ti prego di credermi... Nemmeno tu dovresti sapere.- aveva concluso poi lei con un filo di voce, sentendosi addosso il macigno pesante della verità.
-Allora scusami, ma io non capisco. Perché mi hai chiesto di lui?-
-Io... Veramente non lo so...- non riuscendo a guardarlo negli occhi, Sakura si era voltata verso la finestra, dandogli le spalle.
La notte fuori da quella casa era silenziosa, buia e serena.
La luna la guardava dall'alto della sua altezza, splendeva su quel cielo nero donandogli una luce quasi irreale. Sembrava un quadro, quella finestra sul mondo esterno.
Si era ritrovata di nuovo a stringersi le braccia con le mani, portata via dalla scia dei suoi pensieri.
Perché aveva chiesto di Sasuke?
Non lo sapeva bene nemmeno lei.
Eppure ancora in quel momento lo voleva vedere disperatamente, come se in qualche modo il suo viso riuscisse a calmarla quel poco che bastava per non cadere nell'oblio.
Perché con pochi gesti la notte prima, quel ragazzo era stato capace di liberarla dalla tristezza e dal dolore.
Sì, era così. Ma come avrebbe potuto spiegarlo a lui, a Naruto?
Sentiva di nuovo gli occhi riempirsi di lacrime, ma proprio quando ormai quelle gocce salate stavano per iniziare il loro percorso, Sakura si era sentita afferrare una mano con decisione.
Il suo cuore aveva fatto un salto e quando si era girata, la visione di due occhi neri enigmatici e intensi avevano fatto fare un piccolo salto a quel suo muscolo cardiaco destabilizzato.
Era rimasta rapita e affascinata da quel viso familiare, ed aveva sentito l'impulso di accarezzargli una guancia.
-Dai su, basta ora...- aveva annuito a quelle iridi più buie della notte ed aveva sorriso per un attimo, sentendosi felice.
-...E' la festa di quel bastardo. Andiamo di là, così gli dai pure il regalo!-
Il viso pallido di Sasuke, in un attimo, era stato soppiantato da quello allegro e spensierato di Naruto e in un solo istante, quella mano nella sua aveva cominciato a bruciare dolorosamente. Il sorriso suo viso era scemato in una smorfia amara al pensiero che Sasuke non sarebbe mai andato a cercarla fin dentro la sua stanza. Del resto lui si trovava nel suo mondo, e lei non ne faceva parte.
Aveva annuito agli occhi azzurri di Naruto e, prima di uscire, aveva afferrato quella piccola confezione, sentendosi immediatamente male al pensiero di dovergliela dare.

PerditionDove le storie prendono vita. Scoprilo ora