CAPITOLO 7 - Una scintilla
P.O.V. Fabrizio
Il fumo lambiva tutto quello che si trovava intorno a noi e mi impediva di respirare. Vidi la ragazza davanti a me che arrancava per terra, nella speranza di arrivare il prima possibile alla porta di servizio. Non c'era tempo in quel momento per chiedersi perchè avesse cercato di salvarmi la vita: forse, si sentiva in debito con me per tutto quello che avevo fatto per lei. Arrancammo con il busto a terra fino alla porta, ma nel momento in cui avevamo la salvezza davanti, Aurora si fermò, appoggiò il capo a terra e non si mosse più. Cercai di chiamarla, anche se la mia voce era roca:
-Aurora, Aurora siamo arrivati, alzati!- tuttavia la ragazza sembrò non accorgersi dei miei urli. Allungai una mano per scuoterle un caviglia, ma non si svegliò e a fatica cercai di muovermi e di alzarmi. Non mi sarei fatto piegare da un semplice incendio, nella mia carriera militare avevo affrontato situazioni ben peggiori di quella. I postumi degli eccessi della sera precedente, tuttavia, resero lenti ed impacciati i miei movimenti. Non ero solito abbandonarmi agli eccessi, ma la sera prima avevo bevuto qualcosa particolarmente forte ed ero andato a letto con la mente annebbiata.
Misi un piede dietro all'altro e riuscii a toccare la maniglia della porta, che era chiusa. Con non poco sforzo l'abbassai e l'uscio si spalancò. Subito l'aria fresca della notte mi inondò il viso e il corpo, facendomi rabbrividire per il freddo. Respirai una boccata d'aria pulita e tossii forte, liberando i polmoni dal fumo. Mi voltai e vidi che Aurora era ancora accasciata a terra priva di sensi, così senza pensarci un solo istante la presi in braccio e la portai fuori. Davanti ai miei occhi vidi numerose persone che con dei secchi d'acqua si adoperavano per spegnere l'incendio. Vidi mio padre e Antonio, che di trovavano in mezzo alla strada, dirigersi verso di me non appena mi videro uscire dalla Villa, sporco e dolorante mentre andavo in mezzo alla via:
-Fabrizio! Eri ancora dentro casa? Come hai fatto ad uscire? Cosa significa tutto ciò?- chiese mio padre concitatamente indicando Aurora che era inerte tra le mie braccia.
-È stata lei a venirmi a svegliare... sarei morto se non fosse arrivata da me!- esclamai con la voce ancora arrochita e le lacrime agli occhi a causa del fumo.
-Ne riparleremo Fabrizio, ne riparleremo. Adesso porta questa serva al suo posto e aiutaci a domare l'incendio!- il suo tono di voce non ammetteva repliche e sapevo che la questione non era terminata, per lui. Condussi lentamente Aurora da Iginia, che al mio arrivo mi guardò allibita.
-Fabrizio che cosa..?- mi chiese subito, con fare indagatore più del dovuto
-Non c'è tempo per le spiegazioni adesso, Iginia, se Aurora si sveglia falla rimanere alla larga dall'incendio!- dissi, adagiando la ragazza a terra, non trovando altro luogo più confortevole dove posarla. Feci per andarmene, ma Iginia mi fermò all'improvviso dicendo:
-Questa ragazza ti porterà soltanto guai, Generale! Non devi interessarti a lei in questo modo, lo sto dicendo per il tuo bene!- mi disse, facendomi capire che il suo consiglio fosse l'unica cosa giusta da fare, come se lei avesse potuto soltanto immaginare cosa mi passasse nella testa, come se lei avesse potuto comprendere veramente in che situazione mi trovavo io. Nonostante tutto, ero consapevole che ciò che stava affermando era la completa verità, non potevo negarlo.
-Lo so Iginia, lo so...- dissi, con voce quasi inquieta, poi mi voltai di spalle e me ne andai a passo di marcia.
Il fuoco era stato domato al sorgere dell'alba, dopo circa due ore e non c'erano stati morti perchè tutti nella Villa, al contrario di me, si erano accorti dell'incendio prima che divampasse.
STAI LEGGENDO
Ex scintilla incendium oriri potest
Romantik210 a.C, Aurora, principessa Greca, dopo che la sua città è stata saccheggiata dai Romani, viene rapita da questi e scambiata per una ancella. Tra i Romani c'è Fabrizio, un generale che mostra da subito un certo interesse per Aurora. La ragazza deci...
