CAPITOLO 9 - Terrore
La fissò con sguardo inespressivo, storse un angolo della bocca e le sue sopracciglia fine si piegarono in un cipiglio dubbioso. Iniziò a camminare avanti e indietro in quell'angusto spazio su cui si ergeva la casupola cadente. All'improvviso scaraventò a terra un tavolino, facendo cadere a terra tutto ciò che si trovava sopra: pergamene, erbe e un bicchiere che cadendo al suolo si infranse in tanti piccoli pezzi. La donna abbassò la testa e strinse i denti: voleva piangere, quella situazione non le piaceva, non era abituata a sentire le lamentele dei suoi clienti, era riuscita sempre a soddisfarli tutti.
-Mi avevi assicurato che avresti fatto ciò per cui ti ho pagata!- esclamò la figura che si trovava davanti a lei con una voce resa ovattata dal mantello che copriva oltre che il corpo, anche tutto il capo e il viso. Filenide non avrebbe mai saputo dire se quella figura fosse di uomo o di donna, esattamente come la voce, di cui ancora non era riuscita ad identificare il timbro. La figura slanciata faceva pensare al corpo di una donna, ma la forza e gli atteggiamenti sembravano propri di un uomo. Filenide decise di non interrogarsi troppo sull'identità di quella persona: meno ne avesse saputo, meglio sarebbe stato. Era la prima volta nella sua carriera che le capitava di entrare in contatto con qualcuno che riusciva ad essere così crudele e di persone spregevoli che si andavano a rivolgere a lei, ne aveva conosciute davvero tante. Di quella figura incappucciata, una cosa la terrorizzava più delle altre: gli occhi piccoli e infossati che per un momento, poco prima, era riuscita ad intravedere. La scrutavano con un odio che metteva i brividi solamente pensandoci. Se avesse saputo prima di che genere fosse quell'essere, di certo non l'avrebbe accettata come cliente.
-Avevo programmato tutto... le cose sarebbero dovute andare come avevamo accordato, è stata quella ragazzina ad impedire che il piano funzionasse...- esclamò la donna per giustificarsi, poichè il suo lavoro era stato decisamente impeccabile: corrompere la servetta e convincerla a fare quanto le veniva chiesto, procurarle del sonnifero e far si che ogni cosa si trovasse al posto giusto, quella sera. Non era riuscita a prevedere, tuttavia, l'intervento di quella servetta che, con le sue azioni da encomiabile eroina, era riuscita a stravolgere tutti i suoi piani. Aveva avuto molta paura quando la figura incappucciata l'aveva mandata a chiamare nuovamente: sapeva che non era di certo un buon segno. In quell'istante aveva avuto davvero paura, sapeva che quella persona avrebbe potuto farla uccidere in qualsiasi momento, se non si fosse sentita soddisfatta.
-Posso ridarti tutti i soldi, se lo desideri- disse di nuovo Filenide, per riparare all'errore commesso. La figura la guardò ancora per qualche lungo istante e poi quasi gridò:
-Non me ne faccio nulla di quei soldi! Tienili, compraci quello che vuoi, puoi anche ingoiarli! Quello che voglio è che tu porti a termine il tuo lavoro! Mi sono rivolto a te perchè mi hanno detto che sei la più indicata a questo genere di situazione e ora esigo che tu rispetti i patti. Non posso permettermi di rivolgermi a qualcun altro: troppe persone verrebbero a conoscenza di questo affare e ciò non deve accadere per nessun motivo! Non mi interessano i mezzi con cui adempierai il tuo compito a condizione che tu non faccia cadere attenzione su di te e quindi, quasi inevitabilmente, su di me! Usa tutto il tempo che vuoi, ti do a disposizione sei mesi di tempo per riuscire a fare tutto quello che ti avevo chiesto. Se non ce la farai rimpiangerai di essere nata.- Filenide voleva scappare ma non poteva: sapeva che quella persona l'avrebbe trovata in ogni angolo della Repubblica, se fosse stato necessario. Annuì leggermente, sentiva le guance in fiamme e le lacrime che minacciavano di rigarle il volto da un momento all'altro. La figura la scansò con uno spintone dall'entrata della casupola e uscì sbattendosi la porta alle spalle.
Filenide teneva troppo alla sua vita, era una donna profondamente egoista ed era per quello che aveva deciso di intraprendere la strada che aveva scelto, quando era ancora giovane, anni prima. Si guardò sul riflesso dell'acqua che si trovava in una brocca: le prime rughe iniziavano a intravedersi sul volto spigoloso e il suo fisico da sempre allenato e simile a quello di un uomo iniziava a diventare flaccido. Avrebbe dovuto tenersi in esercizio ancora più di quanto facesse prima. Scosse la testa e i corti riccioli biondi le ondeggiarono sulla fronte, si mise le mani davanti agli occhi e decise che non avrebbe pianto: aveva sempre combattuto per sopravvivere nella sua vita, di certo non avrebbe permesso che tutto quel lavoro andasse sprecato perchè aveva incontrato una persona folle sul suo cammino.
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Ex scintilla incendium oriri potest
Romance210 a.C, Aurora, principessa Greca, dopo che la sua città è stata saccheggiata dai Romani, viene rapita da questi e scambiata per una ancella. Tra i Romani c'è Fabrizio, un generale che mostra da subito un certo interesse per Aurora. La ragazza deci...
