CAPITOLO 21 - Addio

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CAPITOLO 21 - Addio

Sbattei la porta alle mie spalle e rimasi immobile: non una lacrima uscì dai miei occhi, nè un lamento dalla mia bocca. Restai con la schiena appoggiata al muro vicino alla camerai Fabrizio e poi, con passo tranquillo, mi avviai verso la stanza delle ancelle, mentre nella mia mente si era ormai impressa l'immagine di Fabrizio, che giaceva nel letto con un'altra donna. Non riuscivo, tuttavia, in quel momento, a ralizzare davvero cosa fosse successo. Nella mia testa apparivano molteplici immagini e nelle orecchie risuonavano numerose parole, ma ero certa soltanto di una cosa ero stata una stupida. Mi ero illusa di poter piacere... a un Generale romano! Come ero riuscita a immaginare una sciocchezza simile? Lui invece si era solo preso gioco di me, mi aveva usata come un giocattolo che poi, quando viene regalato uno migliore, si butta. Nel mio caso, il giocattolo migliore era una venticinquenne bionda, probabilmente più bella di me e di certo più pratica su certe questioni. Strinsi i pugni, Iginia aveva sempre avuto ragione, su tutto: mai mi sarei dovuta innamorare di Fabrizio... ora, purtroppo, era troppo tardi poichè il mio cuore apparteneva interamente e completamente a lui.

Aprii la porta della camera delle ancelle e mi gettai sul mio letto, con una calma che mai avrei creduto potessi possedere, in una situazione simile. Chiusi gli occhi, pensando, stupidamente, che sarei riuscita a dormire, dopo tutto quello che avevo visto con i miei occhi. Abbassai le palpebre e subito le immagini di quei due che giacevano insieme si facevano strada nella mia mente, mentre si accavallavano quelle mie e di Fabrizio insieme. Il mio cervello si trovava nella confusione più totale, mentre un milione di domande continuavano a farsi strada tra i miei pensieri: Fabrizio mi aveva solo usata per divertirsi? Perchè io e non un'altra, visto che sicuramente c'erano ragazze migliori di me, a Roma? Se, invece, mi amava così tanto come sosteneva, perchè subito era corso tra le braccia di un'altra? Forse Eros(1*) aveva colpito con la sua freccia i cuori di Fabrizio e Lucrezia unendoli inevitabilmente, facendo in modo che tutto quanto era successo, fosse opera di una divinità superiore? Mentre la mia mente continuava a produrre congetture, l'alba si avvicinava e nemmeno per qualche minuto Morfeo riuscì a lambire la mia mente.

Ad un tratto, proprio mentre stavo per entrare in una sorta di dormiveglia tormentato dai ricordi, il gallo cantò e di conseguenza, piano piano tutte le ancelle iniziarono ad alzarsi, a lavarsi e a prepararsi per iniziare una nuova e stancante giornata di lavoro. Io feci altrettanto, con la testa che sentivo pesante a causa del sonno mancato. Mi specchiai sulla superficie d'acqua di una bacinella: avevo due occhiaie così nere che sembrava me le fossi procurate con della fuliggine. A rilento, senza nemmeno salutare Attilia e senza pensare di dover andare a fare colazione, mi avviai con passo lento e pesante verso la Biblioteca. Una volta arrivata, aprii la porta con le chiavi ma non feci in tempo ad arrivare alla scrivania che, a causa della stanchezza, mi accasciai a terra contro il muro, prendendomi le ginocchia tra le braccia. Vi ppoggiai la testa e mi appisolai tranquillamente, senza pensare alle conseguenze delle mie azioni: avevo passato una notte insonne, come potevo farlo? Sonnecchiai beatamente e per la prima volta, da mesi, senza pensare inspiegabilmente a nulla, quando la porta della Biblioteca si aprì all'improvviso, con un colpo secco e deciso. Alzai la testa dalle ginocchia molto lentamente ma quando vidi chi si trovava davanti a me, balzai in piedi come se mi avesse morso una tarantola.

Fabrizio mi guardò con i suoi occhi neri in maniera tranquilla, forse troppo per quella situazione in cui ci trovavamo. Mi squadrò da capo a piedi, forse incuriosito di avermi trovata seduta a terra a dormire e per un attimo, quando mi guardò negli occhi, un lampo di tristezza gli attraversò il viso, ma prima che potessi esserne certa, abbassò lo sguardo, fuggendo il mio.

Inizialmente sembrò non volesse dire nulla poichè non parlò, continuando invece a tenere fissi gli occhi sul pavimento, mentre la mia ansia cresceva di minuto in minuto, non sapendo cosa volesse dirmi. Voleva forse chiedere perdono per tutto quello che era successo, ammettere di aver sbagliato o dire che ero il suo unico e grande amore? Sarebbero bastate solo quelle parole per riuscire a farsi perdonare dopo tutto quello che mi aveva fatto e il dolore che mi aveva causato?

Ex scintilla incendium oriri potestLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora